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Roberto Beccantini ricorda Heiman: "A taccuini chiusi, purtroppo!"

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Redazione TMW
Oggi alle 07:27Altre Notizie
autore Redazione TMW
03.10.2026 07:27Altre Notizie
Roberto Beccantini e l'Ussi, ricordano Enrico Heiman,
«Te lo dice Ignazio»: era il suo Apriti Sesamo, il suo slogan d’ingresso, non esattamente in punta di piedi, nelle cristallerie del mestiere, della vita. Enrico Heiman se n’è andato a 88 anni, nella sua Torino, nella sua Collegno. Lascia la moglie e due figli. Giornalista della «Gazzetta del Popolo», della «Gazzetta dello Sport», dove siamo stati, a lungo, compagni di viaggio, e di «Tuttosport». Conosceva la lingua e aborriva i «peli» che spesso, per convenzione più che per convinzione, ci tornavano utili nelle interviste, per decorarle, o nei commenti, per stemperarli. Vi racconto questa. Era la stagione 1983-’84 e il campionato salpò tra i botti: Avellino-Milan 4-0, Genoa-Udinese (di Zico) 0-5; Juventus (di Platini & Boniek)-Ascoli 7-0; Fiorentina-Napoli 5-1. In totale, 33 gol in otto partite, alla media di 4,125. Uno sproposito. I giornali scatenarono fior d’inchieste, la storia siamo noi. Penna competente e tranciante della «Rosea», Enrico sloggiò dal coro e ammonì soavemente il Trap che all’epoca allenava Madama: «Giovanni, Giovanni. Non fidarti. La prima è sempre "engañadora"». Ingannatrice. Naturalmente, aveva ragione: si tornò presto ai soliti fatturati, alle solite contro-inchieste. E quest’altra: il Trap, sempre lui, aveva intrattenuto i cronisti e, arrivato a un certo punto della chiacchierata, espose un concetto «mi raccomando, a taccuini chiusi». Enrico-Ignazio riportò integralmente il resoconto. «Poi, a taccuini chiusi, il Trap ha aggiunto...». Troppo integralmente: tanto che, il giorno dopo, volarono sante Madonne e porchi zii. «Platini unisce i difetti dei francesi ai difetti degli italiani»: il rango dell’interlocutore non lo frenava. Anzi. E allo stadio di Como quando, per saltare una catenella, si ruppe un braccio, ai dottori dell’ospedale che parlavano «tranquillo, è una borsite», rispose, piccato: «Borsite un tubo. E’ frattura, è frattura». Era frattura. Castigava, ridendo, i costumi. Si divertiva, ci divertiva. Schiena dritta, con la «cotta» della notizia: svelò per primo, nel 1979, il blitz argentino di Boniperti alla caccia del Pibe. Una carriera da non ridurre, come la saga di Boskov, a una collana di battute. Enrico-Ignazio: grazie e ciao, stavolta, te lo diciamo noi.

Il ricordo dell'USSI:

Il ricordo dell’Ussi di cui fu socio appassionato. Una vita per la professione con fiuto e autorevolezza Per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di lavorargli accanto, Enrico era un giornalista… stellato. Sì, un Masterchef particolare che ogni giorno in redazione arricchiva il piatto che si trasformava in pagina di giornale con un ingrediente unico, assoluto, che lo differenziava da qualsiasi altro prodotto. Aveva la mania dei titoli: a Tuttosport era famoso perché li voleva brevi, essenziali, quasi telegrafici. Piombava come un falco alle spalle di chi azzardava l’utilizzo di qualche battuta in più, urlando i suoi anatemi che ripiombavano in ogni angolo della sala dei bottoni: “Prosciugare!!!!”. Oppure “Zampe di gallina!!!”. Enrico era un professionista inflessibile: con lui si poteva scherzare sino a qualche istante prima dell’inizio del lavoro e poi a partire da pochi secondi dopo la sua conclusione. Mai durante la confezione del giornale, anche per i tempi atavicamente ristretti dei quotidiani di allora. L’obiettivo era sempre lo stesso: colpire e catturare l’attenzione del lettore! In questo era un maestro assoluto e ineguagliabile. Fuori dal giornale, poi, mi univa a lui la passione per le corse dei cavalli: lo si trovava spesso in Piazza Statuto, in quella che allora si chiamava “Sala Corse“, alla ricerca di una scommessa vincente e non perdendo mai per un attimo quella sua proverbiale ironia. In redazione ha aiutato tutti noi a trasformare quello che a volte era un lavoro impegnativo e senza orari in un spensierato passatempo che ci rendeva magicamente complici di un sogno che si riproponeva quotidianamente. I maestri oggi non esistono più, Enrico lo è stato più di tanti e meglio di alcuni assai più decantati. Grazie, chef del giornalismo!

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