Galliani candidato, Malagò ha le firme: scontro totale in FIGC, chi sta con chi. È caccia al voto
Galliani parte dal 30% di AIC e AIAC, Malagò dalle firme dei club di A. Ma a decidere saranno soprattutto LND e singoli delegati
Daniele Buffa/Image Sport
Due candidati per la poltrona di presidente della Federcalcio. Ieri è stata ufficializzata la candidatura di Adriano Galliani, ex amministratore delegato del Milan, che nei giorni scorsi si è tesserato per l’Enotria 1908. Nelle prossime ore è atteso l’annuncio relativo a Giovanni Malagò, attuale commissario straordinario della FIGC - tesseratosi con l’Aniene calcio a 5 -, che aveva vinto le elezioni poco più di quattro mesi fa e nelle ultime ore, come vi abbiamo raccontato, è arrivato a 11 firme in Serie A. Inizia la corsa al 14 dicembre, data delle prossime elezioni, e l’esito non è per nulla scontato.
Chi sta con Galliani
Il Condor parte dal bottino sicuro di Assocalciatori e Assoallenatori, le due componenti che l’hanno accreditato - per candidarsi in FIGC è necessario avere il via libera di almeno una componente federale - e che in assemblea elettiva valgono il 30%. A oggi, seppur non formalmente, Galliani parte anche dall’appoggio di diversi club della Serie A, ma non dalla maggioranza, dato che la Lega Calcio è completamente spaccata in due: ci sono sicuramente Atalanta, Cagliari, Como, Inter e Milan. Restano incerte Juventus, Lazio, Sassuolo e Venezia. Considerando che la A vale il 18% - ma, attenzione: ognuno vota per sé e anche la firma non impegna al voto -, Galliani parte realisticamente tra il 34 e il 37% dei voti.Chi sta con Malagò
Il commissario straordinario depositerà in giornata la propria candidatura, basata sulle firme di 11 club di Serie A: Bologna, Fiorentina, Frosinone, Genoa, Lecce, Monza, Napoli, Parma, Roma, Torino e Udinese. Non è escluso - di solito in A l’effetto maggioranza trascina qualche altra società - che diventino 14/15, per quanto, come già ricordato, firmare non equivale a votare. In ogni caso, Malagò parte orientativamente da una base elettorale attorno all’11/12%.Le altre componenti…
La Serie B vale il 6% dei voti e dovrebbe seguire l’indicazione, per quanto non maggioritaria, della Serie A. Attenzione, però, a quello che diremo nel paragrafo successivo. La Lega Pro (12%) aveva mantenuto equidistanza e libertà di voto a giugno, ed è molto probabile che - almeno formalmente - ribadisca questa linea politica. Il vero ago della bilancia è la Lega Nazionale Dilettanti, che vale il 34% dei voti: se il presidente Giancarlo Abete - che non si ricandiderà - li dirottasse tutti o anche solo in larga parte su Galliani, la partita sarebbe finita.I dubbi di Abete
La posizione della LND e del suo presidente meritano un approfondimento a parte. Storicamente, i Dilettanti hanno votato insieme a calciatori e allenatori. La fuga in avanti di queste due componenti tecniche in primavera - quando AIC e AIAC si schierarono con la Lega Serie A in favore di Malagò - ha determinato una frattura molto profonda con la LND, anche perché l’accordo elettorale era basato anche sulla nomina di Giancarlo Viglione, non proprio gradito ad Abete, nel ruolo di segretario generale. Questo tema è ormai uscito dal dibattito elettorale federale, ma l’attrito con calciatori e allenatori - peraltro condiviso dalla Lega Pro - è ancora aperto. Sull’altro fronte, però, c’è Malagò: Abete - che sicuramente non darà indicazione di astenersi, dato che si è sempre dichiarato contrario al commissariamento e lo spauracchio che ne possa arrivare un altro c’è eccome - e l’ex presidente del CONI sono rivali dichiarati da decenni, in termini di politica sportiva. Sintetizzando: l’antipatia nei confronti di Calcagno e Ulivieri è molto attuale, ma ha anche radici meno profonde. Quella tra Abete e Malagò, viceversa, è paragonabile a un ulivo secolare. E poi c’è una questione ancora più importante.… ma sarà caccia al voto
In questo quadro - lo ammettiamo - molto nebuloso e fatto di tanti colpi bassi, la sensazione è che il peso elettorale delle componenti sia da spacchettare. Ci spieghiamo meglio: prima abbiamo ricordato quanto vale ciascuna in termini di voti, ma in realtà, come potete vedere nella tabella che segue, ciascun club - o ciascun delegato nel caso di LND, calciatori e allenatori - vota per sé. Le uniche due componenti abbastanza compatte sono proprio AIC e AIAC, mentre in tutti gli altri casi la sensazione è che Galliani e Malagò dovranno andarsi a conquistare il voto una telefonata alla volta. E questo potrebbe favorire Galliani, per due ragioni: la prima è che ha già, come vi abbiamo spiegato, una quota di partenza molto più alta rispetto al suo rivale. Malagò deve conquistare un 35/40% di voti, a Galliani basta aumentare del 15%: fa una bella differenza. La seconda è nei rapporti: Malagò è riuscito a spuntarla al CONI, facendosi affidare il commissariamento della FIGC, ma lì giocava in casa sua. Ora è decisamente in trasferta: Galliani, a maggior ragione supportato dal suo principale sponsor Marotta, può andare a bussare per i voti in casa di tanti club e dirigenti - a tutti i livelli - che vedono in lui un’autentica icona del pallone, con cui ha intessuto rapporti e fatto affari in tutta la sua carriera. Già solo il comitato lombardo della LND - che da solo vale il 3,8% dei voti - e le varie formazioni lombarde dislocate nei campionati di B e C potrebbero, da sole, garantirgli la vittoria.Come si vota in FIGC
Serie A – 20 delegati (ogni voto vale 4,644 per una somma complessiva di 92,88), 18%. Serie B – 20 delegati (ogni voto vale 1,548 per una somma complessiva di 30,96), 6%. Lega Pro – 56 delegati (ogni voto vale 1,105 per una somma complessiva di 61,902), 12%. LND – 99 delegati (ogni voto vale 1,772 per una somma complessiva di 175,428), 34%. Calciatori – 52 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 103,168), 20%. Allenatori – 26 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 51,584), 10%.Altre notizie
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