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Lazio, inizia lo Squid Game: le sei prove che Sarri deve superare
sabato 16 ottobre 2021 07:30Il punto di
di Edoardo Zeno
per Lalaziosiamonoi.it
fonte Edoardo Zeno - Lalaziosiamonoi.it

Lazio, inizia lo Squid Game: le sei prove che Sarri deve superare

Sarri come Seong Gi-Hun. Il tecnico biancoceleste deve superare sei difficili prove per riconoscere finalmente la sua Lazio

ATTENZIONE!!! QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER
Un campo da calcio, una rosa di oltre 20 giocatori, un pallone e sei difficili prove da superare. Che cosa succederebbe se Maurizio Sarri prendesse parte allo Squid Game? L’avvio di stagione della sua Lazio è stato davvero altalenante. Tra alti e bassi, la squadra ha raccolto 11 punti nelle prime 7 giornate e la mano del Comandante si è vista solo a tratti. “È un anno di costruzione”, ha detto il mister nel giorno della sua presentazione. E tale si sta confermando. C’è ancora tanto da lavorare per il tecnico che spera di trovare al più presto gli ingranaggi e le misure giusti per individuare finalmente la giusta quadratura. Forse Sarri è solo all’inizio di un percorso, di una serie di sfide da superare, come ha fatto Seong Gi-Hun, il protagonista della serie tv sudcoreana che ha fatto il giro del mondo in pochissime settimane e che ha raggiunto i 111 milioni di spettatori in un mese. Passo dopo passo, livello dopo livello, il Comandante dovrà aggiungere qualcosa in più alla sua squadra per arrivare alla vittoria finale. Per Seong Gi-Hun sono 45.6 miliardi di won, per Maurizio è il “Sarrismo”.

PROVA 1. “UN, DUE, TRE, STRINGI” 

Il primo ostacolo da superare riguarda la fase difensiva. I 456 partecipanti della serie tv si sono sfidati a “Un, due, tre, stella” in una versione ovviamente rivisitata. Nel gioco che ha accompagnato la nostra infanzia, chi si muove viene ucciso. Anche Sarri dovrà lavorare sui movimenti, ma quelli della fase difensiva. Il pacchetto arretrato della Lazio sin qui non si è comportato in maniera impeccabile, anzi. Il tecnico cerca di inculcare ogni giorno le sue idee ai  4 uomini della difesa. Linea alta per schiacciare gli avversari e costruzione dal basso quasi sempre ricercata. Eppure in queste prime uscite c’è stato qualche errore di troppo, specialmente nella distanza tra reparti. Il Comandante lavorerà ancora su questo aspetto, fondamentale nelle sue squadre, e cercherà di correggere anche le sbavature individuali, vedi le mancate marcature sul secondo palo, che sia nel gioco che in partita, possono costare caro.

PROVA 2. “IL BISCOTTO”

La seconda sfida è tutta di precisione. Le persone indebitate che hanno messo a rischio la propria vita nello Squid Game devono estrarre una forma (triangolo, cerchio, stella o ombrello) da un biscotto di caramello aiutandosi solo con un ago. L’allenatore della Lazio, invece, per salire un gradino in più dovrà migliorare la fase di palleggio. Si è vista poco la precisione di passaggi e il fraseggio nella metà campo avversaria nella squadra biancoceleste. Eppure la qualità lì davanti non manca di certo. Solo nella seconda giornata contro lo Spezia si è vista una squadra dominante che penetrava spesso con infilate centrali e scambi ravvicinati a ridosso dell’area di rigore avversaria. Anche nel derby è riuscita ad imbucate centralmente, specie con il tandem Luis Alberto-Immobile in campo aperto. Servirà più accuratezza e attenzione nelle giocate dalla trequarti in su per ammirare una Lazio sovrastante come il Comandante vorrebbe.

PROVA 3 “NON TIRARE TROPPO LA CORDA” 

Nella terza prova della serie tv, i superstiti si sfidano in un altro dei più classici giochi d’infanzia, il tiro alla fune. Dieci giocatori per squadra, chi perde precipita. La squadra di Seong Gi-Hun, composta anche da donne e anziani, dimostra che non c’è bisogno solo della forza per vincere questo gioco, ma anche strategia e astuzia. Lo stesso discorso può essere applicato al centrocampo biancoceleste. Nonostante sia uno dei migliori in Italia e in Europa, Sarri sta ancora cercando il giusto equilibrio. Milinkovic e Luis Alberto devono imparare a coesistere, il loro ruolo è cambiato rispetto a quando c’era Inzaghi. In fase offensiva sono sempre molto pericolosi, ma “non si può tirare sempre la corda”. Il serbo e lo spagnolo devono ancora recepire qualche movimento e capire quando è il caso di fermarsi per dare una mano a Lucas Leiva  e al pacchetto difensivo. In più servono anche delle soluzioni alternative. Cataldi si sta inserendo gradualmente nello scacchiere ideale del mister, mentre Basic deve lavorare ancora di più. Il croato, arrivato in estate dal Bordeaux, potrebbe rivelarsi la pedina perfetta per dare il giusto equilibrio alla mediana biancoceleste che, proprio come nel tiro alla fine, ha urgente bisogno di muoversi come un unico reparto per evitare imbucate e praterie per gli avversari in mezzo al campo. 

PROVA 4. “DUE BIGLIE PER UN SOLO BUCO”

Dopo la corda tocca alle biglie, ma non con il classico gioco che si faceva sulla spiaggia. I superstiti di Squid Game, divisi in coppie, si sfidano uno contro uno con dei giochi d’azzardo. Chi riesce a conquistare tutte le dieci le biglie dell’avversario passa al turno successivo. Un testa a testa che per Sarri può essere paragonato al ruolo del portiere. Il mister sembra aver scelto Reina come estremo difensore per il campionato e Strakosha per l’Europa League. Le gerarchie sembrano segnate, ma la situazione può variare da un momento all’altro. Basta un singolo errore per cambiare le carte, anzi le biglie, in tavola. L’albanese ha iniziato con un incredibile errore a Istanbul che è costato la partita, Reina invece ha alternato super prestazioni, come quella nel derby, ad altre sottotono, vedi la trasferta di Bologna. L’ex Napoli e Milan resta, almeno per il momento, il preferito di Sarri, specialmente per le sue abilità nel gioco con i piedi e dunque nel far iniziare l’azione dal basso. La stagione però è lunga, non si escludono ribaltoni.  

PROVA 5. “IL PONTE DI VETRO”

La scossa tattica per la squadra può e deve passare anche dall’attacco. La Lazio non può essere dipendente dal rendimento di Ciro Immobile. Ecco che allora la svolta può arrivare dalle corsie. Nel penultimo gioco della serie tv, i sedici personaggi rimasti devono superare un ponte sospeso nel vuoto composto da coppie di lastre di vetro, una temperata, che può reggere il peso di più di una persona, l’altra invece no e significa morte. Molti giocatori perdono la vita perché indovinare la piattaforma giusta più volte è praticamente impossibile. Il ponte di vetro della Lazio si chiama esterni. Felipe Anderson ha avuto un grande impatto dopo il suo ritorno nella Capitale, Pedro sta dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, di avere i colpi del campione, mentre Zaccagni deve ancora carburare. L’ex Verona, arrivato nell’ultimo giorno di calciomercato, ha disputato pochissimi minuti e ha lavorato pochissimo con Sarri anche in allenamento a causa dei problemi fisici. Il tecnico deve trovare la continuità di prestazione delle sue ali per diventare più imprevedibile e dare un’alternativa in più all’attacco alla profondità di Immobile. Gli esterni del 4-3-3 sarriano non possono concedersi gare di buio come quella di Milano, ma garantire costanza di prestazione e presenza in zona gol e assist.

PROVA 6. “IL GIOCO DEL CALAMARO” 

L’ultimo atto della serie tv, che le dà anche il nome, mette di fronte il protagonista Seong Gi-Hun al suo antagonista Cho Sang-Woo. Chi vince “Il gioco del calamaro” porta a casa la spropositata somma in denaro (circa 33 milioni di euro). In cosa consiste? È un gioco tipico dei bambini coreani il cui scopo è quello di raggiungere la base senza essere bloccato dal difensore. L’unica particolarità è che è ammessa ogni tipo di violenza. Si gioca attacco contro difesa ed è vietato sbagliare mossa se si vuole arrivare fino in fondo. Un po’ come il pressing, quello che è mancato un po’ in questa prima fase di stagione. Linea di difesa quasi a centrocampo, pressione alta e copertura di tutte le possibili uscite. Tutte caratteristiche tipiche delle squadre di Sarri che in questo momento stanno mancando alla sua Lazio. Il Comandante lavorerà anche su questo. Difendere attaccando, queste le parole d’ordine. L’obiettivo sarà quello di recuperare il pallone più alto possibile in modo tale da rendersi subito pericolosi o gestire il pallone nella metà campo avversaria. Questa è solo l’ultima delle prove tecnico-tattiche che il mister e la squadra dovranno superare. In palio c’è una stagione che può trasformarsi da una di costruzione a una da assoluti protagonisti. I tifosi sono disposti ad aspettare, il Sarrismo sta arrivando.

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Pubblicato il 15/10 alle 20.00

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