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Lazio, Budoni: "Indossare questa maglia significa vivere storia, passione e sofferenza. Contro lo Spezia..."
domenica 2 ottobre 2022, 07:20Esclusive
di Lalaziosiamonoi Redazione
per Lalaziosiamonoi.it
fonte Niccolò Di Leo - Lalaziosiamonoi.it

Lazio, Budoni: "Indossare questa maglia significa vivere storia, passione e sofferenza. Contro lo Spezia..."...

ESCLUSIVA - Ai nostri microfoni è intervenuto il doppio ex di Lazio e Spezia, Riccardo Budoni, per presentare la partita. Di seguito le sue parole…

Manca sempre meno al ritorno in campo della Lazio dopo la sosta nazionali, i biancocelesti di Maurizio Sarri affronteranno lo Spezia di Gotti sul prato dello Stadio Olimpico di Roma. Nella partita valida per l'ottava giornata di Serie A, i capitolini proveranno a portare a casa i tre punti, consolidando l'ottima partenza in campionato. In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto un doppio ex della sfida, Riccardo Budoni, portiere-tifoso che ha vestito la maglia biancoceleste dal 1978 al 1980, vincendo anche una Coppa Italia Primavera, e quella dello Spezia dal 1986 al 1988, ultimi anni della sua carriera. Queste le sue parole.

Cosa rappresentano per te le tue due ex squadre, Lazio e Spezia, che domenica si affronteranno a Roma?

"La Lazio mi ha dato l'esordio in Serie A, anche se in una situazione un po' particolare come quella del calcioscomesse, dove eravamo rimasti un gruppo di ragazzi che sono stati letteralmente buttati nel palcoscenico della Serie A da Bob Lovati e Giancarlo Morrone. Quella è stata un'esperienza indimenticabile ancora viva dentro di me, mi ha lanciato verso il professionismo. Io sono rimasto due anni, poi le strade si sono divise per tante motivazioni societarie. La maglia e i colori biancocelesti ce li ho nel cuore e li continuo a portare sempre con fierezza, è stato un onore poterli indossare. L'avventura allo Spezia è arrivata in un momento particolare della mia carriera, sono rimasto due anni con gente fantastica, in un posto bellissimo e con un tifo come pochi ce ne sono. Lì c'è tanta passione, tanta voglia di calcio. E' una squadra che, come la Lazio, ha sofferto alcune conduzioni societarie, ma è sempre riuscita a tirare fuori il meglio grazie alla vicinanza della gente. Io in quegli anni ho vissuto proprio questo passaggio da una vecchia a una nuova società e siamo riusciti a toccare palcoscenici importanti contro squadre di Serie A in Coppa Italia. Allo Spezia ho lasciato un pezzo di cuore".

Lo Spezia oggi è una realtà che vive da anni in Serie A, la Lazio, invece, sembrerebbe aver alzato l'asticella e ora punta verso obiettivi più importanti?

"Il cammino dello Spezia in questa Serie A è iniziato con il criterio del consolidamento, ovvero mantenere la categoria cercando di soffrire il meno possibile e migliorandosi. Nella Lazio c'è stato un cambiamento mentale, soprattutto nella conduzione tecnica della squadra. Il presidente Lotito e Tare, dopo la vicenda di Simone Inzaghi, non hanno voluto percorrere la stessa strada. Hanno scelto di attuare dei cambiamenti radicali, soprattutto di mentalità e approccio all'interno del campo, per raggiungere palcoscenici più importanti e che alla Lazio competono".

Entrando di più nel dettaglio della partita, cosa ti aspetti di vedere domenica in campo?

"L'arrivo di Gotti, rispetto a Thiago Motta, ha dato più solidità. Lo scorso anno lo Spezia aveva come scopo quello di attaccare, aveva giocatori che potevano far male davanti. Il nuovo allenatore ha dato più solidità difensiva e sta cercando anche di dare una certa mentalità come fatto con l'Udinese negli ultimi anni. Sarà una partita fisica, molto difficile. La Lazio è sicuramente più forte, ma ritengo che lo Spezia abbia dimostrato di poter limare quel divario così marcato che tutti pensano ci sia tra le due squadre, non penso che venga a Roma a fare la vittima sacrificale. Sarà il campo a parlare e a determinare le gerarchie. Le partite vanno giocate. Importante sarà anche l'eventuale recupero di Ciro Immobile e capire l'impianto di gioco che deciderà di attuare Sarri. Se domenica sarò allo Stadio? Purtroppo no, ma è come se fossi lì. La passione non si cancella e l'amore per quella maglia neanche".

Uno dei protagonisti dello Spezia lo scorso anno è stato Ivan Provedel, che in estate si è trasferito alla Lazio. Oggi è un titolare indiscusso grazie alle sue prestazioni che gli hanno permesso di essere anche convocato in Nazionale. Da ex portiere, ti aspettavi questo exploit?

"Io ho seguito la vita allo Spezia di Provedel. A me aveva colpito tanto quando nel suo periodo in Liguria: aveva avuto una vicissitudine con il Covid, poi è rientrato ed è finito in panchina e, come se non bastasse, si è infortunato. Nonostante questo periodo è riuscito a rientrare con calma e pazienza e riprendersi il posto da titolare. Ovviamente i tifosi della Lazio quando hanno sentito il suo nome, essendo abituati a giocatori di alto livello, avevano qualche dubbio, ma io ho sempre pensato che fosse un portiere attento, concreto, poco appariscente e che sa guidare molto bene la difesa. Questo lo si nota anche nella serenità e la fiducia che ha la squadra nei suoi confronti. Nella partita giocata contro il Midtjylland, in Europa League, lui non ha mai dato la sensazione di essere sopraffatto, anzi ha limitato ancora di più il passivo con due o tre parate. Alla Lazio serviva tanto un portiere così".

Passando da un portiere all'altro. L'espulsione contro il Bologna e le prestazioni di Provedel sono costate il posto a Maximiano, il quale non è più tornato in campo dopo l'esordio. Secondo te quanto questa assenza dai campi può pesare? Sarri fa bene ad affidarsi al portiere che gli dà più certezze o rischia di buttarlo ancora più giù di morale?

"Quello di Maximiano è stato un grande errore di valutazione, non uno tecnico di base e, quindi, grossolano. La sua sfortuna è stata che è avvenuto nei momenti iniziali della partita, nonostante in quei primi minuti aveva fatto vedere qualche cosa: bravo con i piedi e gestiva bene la situazione difensiva. Sarri a fine partita aveva, giustamente, detto che avrebbe avuto altre occasioni, ovviamente le prestazioni di Provedel lo hanno portato a optare per la continuità del portiere, ma sono sicuro che non dimentica Maximiano, per cui è stato fatto anche un investimento importante. Da quello che vedo, penso che l'alternanza ci potrà essere, anche se per ora immagino che continuerà con Provedel".

Quanto è cambiato il ruolo del portiere in questi anni?

"Il ruolo del portiere negli anni è sempre stato in continua evoluzione. Oggi saper usare i piedi è diventato fondamentale, prima la palla si poteva poggiare a terra e riprenderla. Io sono dell'idea che il portiere sta lì per parare e deve continuare a farlo, quindi, anche se ci sono evoluzioni tecniche, il discorso primario resta sempre quello di saper stare in porta, dare sicurezza alla difesa, comandare, uscire sulle palle alte dando la sensazione di essere il padrone dell'area".

Ti cito una data: 30/03/1980. Un tifoso della Lazio esordisce con la maglia biancoceleste. Ci racconti come hai vissuto quel giorno e le emozioni provate?

"Il mio esordio da titolare si sviluppa la settimana prima, quella degli arresti per il calcioscommesse. Già il lunedì è stato un susseguirsi di emozioni, di situazioni incredibili. Io da portiere della squadra Primavera mi sono trovato coinvolto in un contesto mediatico a tamburo battente su quello che stava succedendo, vista la grandezza dello scandalo. La società decise di portarci tutti in ritiro a Fregene. Io avevo 20 anni e mi sono trovato catapultato in un mondo nuovo e complicato, con i giornalisti che cercavano di strappare sempre qualche dichiarazione. Io ho sempre pensato, però, che quello di arrivare a determinati livelli era il mio sogno, ho cercato di farlo nella mia semplicità e con il massimo impegno. In questo è stata fondamentale un guida come Bob Lovati, gliene sarò sempre grato. Ogni volta che l'ho incontrato, l'ho sempre ringraziato: per aver trovato il coraggio, all'epoca, di mettere dentro un ragazzo così giovane, senza esperienza in Serie A e farlo giocare davanti 45.000 persone".

Hai citato Bob Lovati, lui e Pino Wilson sono state due personalità che hanno fatto la storia della Lazio. Che ricordo hai di loro?

"Senza nulla togliere a nessuno, io ho avuto tre persone nella Lazio che mi hanno guidatoRoberto Clagluna, che era l'allenatore della Lazio Primavera e che mi ha guidato come un secondo padre, mi dava sempre tantissimi consigli per aiutarmi anche a livello mentale. Bob Lovati che probabilmente in me aveva visto la semplicità di un ragazzo senza grilli per la testa, se ha fatto un passo di quel genere aveva la consapevolezza che, nella mia incoscienza di giovane, avrei portato tanto entusiasmo. Pino Wilson era il capitano e, quando ci allenavamo con la Prima Squadra, c'era il massimo rispetto verso una persona che sul campo aveva una leadership incredibile e fuori dal campo trovavi una persona disponibile al dialogo, ai consigli e interessata a sapere cose della tua vita privata. Ho avuto la fortuna di avere la storia della Lazio vicino a me e questo me lo porterò sempre nel cuore".

Da tifoso della Lazio: che cosa ti auguri nei prossimi anni?

"La forza della Lazio deve essere quella di capire che, a breve termine, non potrà competere economicamente con le grandi squadre. Alcuni club, però, hanno dimostrato che, non spendendo grosse cifre, si può competere per mezzo del lavoro di scout, con allenatori preparati e, soprattutto, coinvolgendo la tifoseria. Si dice sempre, giustamente, che cambiano i presidenti, i giocatori e gli allenatori ma quello che rimane è la S.S. Lazio. Questo deve essere quello che, chi arriva in biancoceleste, deve capire: deve essere in grado di vivere l'importanza di questa maglia, quanta storia c'è dietro e quanta sofferenza hanno avuto i tifosi nel seguirla. Questo è evidente anche nella passione del pubblico. Io penso che se avessi avuto l'opportunità, in questo periodo, di essere un calciatore della Lazio mi sarei gasato talmente che avrei toccato il cielo con un dito, pur di far contenta questa gente. La Lazio non è un punto di arrivo, ma un non di partenza".

Pubblicato il 01/10