"Lotito, fatti aiutare": il consiglio di Bisignani per far rinascere la Lazio
RASSEGNA STAMPA - Luigi Bisignani insiste, non si ferma. Negli ultimi giorni la protesta del tifo biancoceleste è stata presa a cuore dall'uomo che "sussurrava ai potenti", diventato portavoce di un intero popolo. Nell'edizione odierna de Il Corriere dello Sport, Bisignani ha rilasciato un'intervista sulla Lazio a 360°: da Lotito alla protesta, passando per la famiglia e le origini della sua lazialità.
Una lazialità che parte da lontano, tramandata da Nonno Felice, un uomo che "sfamò la Lazio" con la sua tessera annoraria. Bisignani racconta anche del ritorno in Italia dall'Argentina, di quando dato che parlava il castigliano lui stesso diventò una sorta di tramite fra “Totò” Lorenzo, l’allenatore, e la squadra. In seguito fu promosso raccattapalle con il compito supplementare di trasmettere le indicazioni del tecnico a Bob Lovati. Poi il rapporto con Andreotti, che era romanista. I figli, però, sono laziali, proprio come l'intera famiglia di Bisignani: "Quattro figli e sette nipoti e mezzo e non permetto a nessuno di loro di tradire la causa".
Poi, sulla protesta: "L’azione di forza è l’ultimo atto di una contestazione che viene da lontano, giustificata dall’assenza di un presente e di un futuro degni. Non si tratta di percezioni tifose, ma della realtà. Se vogliamo indicare il punto in cui la frattura si è storicamente consumata, dico l’anno della Champions quando Lotito si rifiutò di acquistare Berardi, un giocatore che avrebbe fatto aumentare sensibilmente il potenziale della squadra. Lotito ha dei meriti enormi e glieli riconosco, ma non ha capito che a un certo punto bisogna andare anche nella direzione della gente".
Sulla risposta di Lotito e la sua lettera, Bisignani afferma che poteva cominciare almeno partendo dalle scuse verso i tifosi. Le parole del Presidente della Lazio sono sempre arrivate con arroganza e provocazione: "L’ho scritto a margine di una delle dieci domande: “scusa” era la sola parola che molti laziali aspettavano: per anni di fratture, di toni sbagliati, di distanza crescente, di tifosi trattati troppo spesso come un fastidio e quasi mai come il capitale più prezioso del club, senza i tifosi non si possiede nulla".
Un futuro con o senza Lotito: "Il tempo è galantuomo, la Lazio non sparirà mai. Ma è necessario che Lotito si renda conto che così non può andare avanti. Serve un dg vero, ma soprattutto bisogna che lui si faccia aiutare. Da un fondo, ad esempio, oppure dai banchieri che stanno a Roma. Da un Maiolini, da un Nino Tronchetti Provera, da un Guerra. I Percassi questo hanno fatto e sono ancora loro a dirigere le operazioni, a prendere le decisioni". Poi ha aggiunto: "La sostenibilità ha valore solamente quando accompagna l’ambizione. Diventa una formula comoda quando il salto di qualità viene sempre rimandato. Il calcio di oggi pretende dei capitali, strutture, management, tecnologia, rete commerciale, competenze internazionali. Insomma il futuro costa. Nella sua lettera il futuro compare spesso, il conto resta fuori dalla pagina".
Infine, Bisignani esprime le sue perplessità sull'operazione Stadio Flaminio e sulla valutazione che Lotito fa della S.S. Lazio: "Allo stato attuale la Lazio non è vendibile per più di una ragione, al di là della volontà del presidente". Bisignani continua a soffrire per la Lazio - come ha rivelato al direttore Zazzaroni - ma allo stesso tempo ha potuto sognare con Lorenzo, Maestrelli, Cragnotti.


