Lazio, Fabiani sogna un Olimpico pieno e apre ai tifosi: "Prendiamoci una tregua..."
Andrea Castellano
Il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio. Di seguito le sue dichiarazioni.
"C'è stato un avvio di campionato importante, ma non singifica nulla, la strada è molto lunga e di insidie ce ne saranno tantissime. Tutti ci godiamo questo bel momento, è giusto che sia così, ma invito tutti alla moderazione. Conta ciò che faremo domani, non ciò che si è fatto ieri. Già sabato ci sarà una partita difficile, forse la più complicata di tutte quelle che abbiamo affrontato. Vedrete che non sarà facile. Gattuso vive le sconfitte come la vittoria, con massimo equilibrio e serenità. Da una sconfitta bisogna trarne spunti positivi, così come da una vittoria bisogna trovare spunti positivi. Sta dimostrando di essere un allenatore di grandissime capacità, soprattutto morali".
“Andare a Torino e vincere non capita tutti i giorni. La soddisfazione è di aver espugnato un campo difficile contro una squadra come la Juventus, ma ci sono state anche altre partite dove i ragazzi hanno dato dimostrazione di grande forza. Per esempio contro il Milan, dove hanno stradominato il primo tempo e poi nel secondo tempo è calato il ritmo, ma ci sta anche perché eravamo senza cambi, con tanti infortuni. Mentre loro avevano fatto delle sostituzioni che hanno cambiato la partita”.
“È tutta la squadra che si muove bene. A me piace sottolineare la spigliatezza di Floriani. Parlare di Dele-Bashiru, Belahyane, Taylor è troppo facile, bisognerebbe invece soffermarsi su questo ragazzo che ci sta dando delle soddisfazioni. A Torino ha giocato come un veterano e questo è importante per la società, oltre che per il suo futuro”.
“Belahyane lo conoscevamo, l’abbiamo seguito e osservato molto prima di prenderlo. Sapevamo che era un giocatore ‘prestativo’, cioè che porta sempre a casa la prestazione. Sembra leggero, debole, ma ha una capacità di interdizione e una grande visione di gioco: sa sempre cosa fare con il pallone e sa sempre trovare la giocata giusta. È un 2004, ha grossi margini di miglioramento e con Gattuso sta trovando un equilibrio inaspettato. Farà parlare di sé”.
“Con Gattuso c’è sempre stata nell’aria l’idea di approdare alla Lazio. L'idea è nata all’indomani della separazione con Sarri, che saluto. Siamo andati su Rino, è bastata una stretta di mano. A lui piacciono le sfide, fa parte del suo carattere. C’è stata subito un’intesa e ci siamo messi al lavoro. Lui bleffa un po' (ride, ndr.), ma questa squadra sta divertendo, ha delle idee chiare. I ragazzi stanno incarnando il suo spirito battagliero, perché Rino è tra i più amati in Italia per le sue gesta in Nazionale e per le vittorie. È un gladiatore da battaglia. E chissà, credo che la squadra voglia emularlo da questo punto di vista. Domenica la squadra ha finito con 31-32 km/h come media, questo significa che i ragazzi fanno due-tre metri in più rispetto al passato. Stanno prendendo molto da lui. Lui incarna l'umiltà e il senso del sacrificio per quello che ha fatto nel mondo del calcio, è un uomo impostato e d'altri tempi. E trasmette tutto ai giocatori".
"Io sono superstizioso: lasciamo le cose così come stanno, viviamoci questo buon momento. Diciannove punti in classifica possono essere tanti, ma anche pochi. Viviamo alla giornata, solo testa e cuore alla prossima partita. Autocelebrarsi sarebbe la cosa peggiore ora. Mandas? Alla gente non interessa per quanto è stato acquistato, le cifre... Secondo me lui è 'nato cresciuto' (ride, ndr.), già grande. Lo scorso anno ho fatto l'errore di mandarlo all'estero su richiesta del ragazzo e dei procuratori. Qui trovava poco spazio perché c'era Provedel, ma non ha mai giocato in Inghilterra. Tronato qui era un po' arrugginito, doveva ritrovare brillantezza. Nulla di nuovo sotto il sole".
"Come tutti hanno visto, domenica c'è stato uno spettacolo nello spicchio dello stadio riservato ai nostri tifosi, con la gioia dei ragazzi di condividere con la propria gente la vittoria. Mi prenderò altri insulti, ma non fa niente: il fatto che l'Olimpico sia vuoto la sento un po' come una sconfitta, un macigno, mi pesa molto. Roba da non dormirci la notte. Rifacendomi a situazioni molto più serie di queste come le guerre, penso che esistano le tregue. Voglio lanciare un guanto d'amore, di buon senso: siamo tutte persone intelligenti, prendiamoci una tregua. Poi ognuno rimane sulle proprie posizioni, ognuno vede la vita a modo suo. Questo significherebbe qualcosa di importante per questi ragazzi, per i giocatori, per l'allenatore. Non c'è un problema di botteghino, non lo dico per una questione economica. Ma mi piacerebbe vedere già da sabato uno stadio pieno, al di là del risultato che mi auguro sia positivo. Mi piacerebbe accarezzare un ambiente festoso, tra tifosi e calciatori. Cosa desidero da questo campionato? Una tregua. Penso che sarebbe il campionato più bello che io possa aver mai vinto".


