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Lazio, Motta: "Quando mi allenavo alla Juve cercavo di carpire qualche segreto da Buffon"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 18:45Serie A
di Yvonne Alessandro

Lazio, Motta: "Quando mi allenavo alla Juve cercavo di carpire qualche segreto da Buffon"

Un rimpianto per la Juventus, 20 anni segnati sulla carta d'identità, una combinazione di infortuni (Provedel) e assenze in porta (Mandas al Bournemouth a gennaio) per farlo diventare nuovo portiere titolare della Lazio. Così Edoardo Motta è diventato, dal 9 marzo a questa parte, la prima scelta di Maurizio Sarri in biancoceleste e l'eroe assoluto in semifinale di Coppa Italia contro l'Atalanta dopo aver disinnescato 4 rigori e spedito in finale la sua squadra. Il battesimo contro il Sassuolo all'Olimpico (vittoria per 2-1), l'exploit proprio settimana scorsa. "Da bambino sognavo spesso di parare un rigore. Dentro di me avevo una calma assoluta: questa è la mia forza", ha raccontato in un'intervista a Tuttosport. "Non ho ancora realizzato del tutto quello che è successo. Quando ho parato il tiro di De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva". Un po' come accadde a Donnarumma nella finalissima di Euro2020 contro l'Inghilterra. Da un gigante tra i pali all'altro, infatti una leggenda della Juventus e della Nazionale italiana come Gigi Buffon ha pensato di mandare un messaggio a Motta dopo le gesta in Coppa Italia. Con il penalty annullato a Scamacca individuato come più difficile: "Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio". Con la qualificazione alla finale di Coppa Italia contro l'Inter, il presidente Claudio Lotito ha dedicato un momento importante: "Mi ha abbracciato e mi ha detto una frase molto importante: sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei", il racconto di Motta.