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Prossima fermata Qatar: ecco perché oggi si scriverà la storia del calcio

11.12.2019 14:26 di Tancredi Palmeri    articolo letto 7537 volte
Prossima fermata Qatar: ecco perché oggi si scriverà la storia del calcio
I temporali si sono fermati, la temperatura è stabile a 26°, c’è un tepore da primi di giugno europeo, insomma anche il clima qua a Doha è voluto comparire per essere all’inaugurazione del Mondiale per Club, oggi ore 18.30 allo Stadio Jassim bin Hamad, quello dove Napoli e Milan vinsero la Supercoppa Italiana ai rigori. Uno dei due impianti di questo mondiale, ma che non sarà un impianto ai Mondiali veri e propri del 2022. E il debutto è il turno preliminare tra la squadra di casa Al Sadd, ammessa come paese ospitante, e il campione d’Oceania, lo Hienghene.

Ora, ci rendiamo conto che il livello di avversari non sia esattamente accattivante, e che sembra il paradigma delle partite inutili da Mondiale per Club, ma abbiate la pazienza di continuare a leggere perché state per conoscere una storia straordinaria che entra di diritto nel libro dei record della storia del calcio.

Al di là del fatto che l’Al Sadd avrà il raro privilegio di giocarsi una partita di Mondiale per Club nel proprio stadio, e che soprattutto stiamo parlando della squadra con in campo l’ex capitano dell’Atletico, Gabi, ma ancora più importante che sia allenata da Xavi, e dunque che possa trattarsi del debutto nel grande calcio forse del futuro allenatore del Barcellona.

Al di là di quello, oggi si scrive la storia del calcio.
Perché l’Hienghene diventerà la squadra rappresentante la cittadina in assoluto più piccola che abbia mai disputato una partita di calcio a livello intercontinentale: il paesino di Hienghene, a 5 ore di macchina dalla capitale della Nuova Caledonia, conta solo 2.600 abitanti. Ripetiamo: solo 2.600 abitanti. Ovvero, un terzo della Curva Nord di San Siro. Per dire: il quartiere Barona a Milano conta 85mila abitanti.
Lo stadio dello Hienghene conta 1.800 abitanti, due terzi del paesino. Come se San Siro in proporzione avesse una capienza di 700mila posti…

La storia diventa ancora più straordinaria. Perché l’Oceania per la seconda volta sarà rappresentata da una squadra non proveniente da Australia e Nuova Zelanda. Nel 2010 fu l’Hekiri, squadra di Port Moresby, la capitale della Nuova Guinea, città da 350mila abitanti.

Ma stavolta è molto, molto differente. Perché la Nuova Caledonia è differente. Perché l’Hienghene è differente.
La Nuova Caledonia ha per la prima volta avuto tutta per sè una finale di Oceanian Champions League, tutta in casa, dopo che mai un club caledoniano aveva raggiunto la finale.
Ma se da una parte c’era la nazionalmente blasonata Magenta, squadra della principale città del paese, dall’altra invece c’era questo Hienghene, proveniente da un paesino sperduto a 5 ore di macchina, club fondato solo nel 1997 (e a proposito, la federazione caledoniana si è affiliata alla Fifa solo nel 2004).
Come se la finale di Champions League fosse Milan-Monopoli.
Un club - e non è uno scherzo - con uno stemma sociale che sembra disegnato da un ragazzino con Paint a fine anni ’90 per pubblicizzare un bar sulla spiaggia (e forse dovremmo eliminare il ‘sembra’).
Un miracolo sportivo il cui artefice è il miglior calciatore tahitiano di sempre, Felix Tagawa, diventato allenatore, che con una certa concretezza ha deciso di sfruttare al meglio le doti fisiche degli atleti, ottimizzando il contropiede e provando a proteggere gli svarioni difensivi.
Una squadra che ha vinto una finale con un gol pazzesco: un tiro da 60 metri che ha colto di sorpresa il portiere fuori dai pali, dopo uno svarione clamoroso dell’arbitro che dopo essersi avvicinato per fischiare fallo su un giocatore a terra, ha improvvisamente cambiato gestualità e decisione facendo capire che si potesse continuare.
E se già tutto questo non vi è sufficiente per capire il miracolo che scriverà la storia del calcio questo pomeriggio, aggiungeteci la prestazione straordinaria del portiere Rocky Nyikeine, uno che ha parato di tutto tenendo la sua squadra a galla, vero punto di forza della squadra.
Un portiere dalla reattività fuori dal comune, e non poteva essere altrettanto visto che è dai tempi di Jorge Campos che a questi livelli non si vedeva un portiere che non arriva all’1.80mt (è solo 178 cm).
Spesso, portieri così bassi contrappongono una grande fisicità. Rocky invece come Jorge Campos è esile e magrolino, per spiccare il volo più facilmente.

Ma se ancora non vi bastasse, ma se la storia dell’Hienghene e di Rocky Nyikeine non fosse ancora sufficientemente straordinaria e da record, aggiungeteci infine anche questo: fino a pochi anni fa Rocky non aveva mai giocato su una superficie di un campo da calcio.
Perché sull’isolotto dove viveva lui non c’erano superfici simili. Solo sabbia, solo beach soccer, e lì effettivamente devi saper volare per non essere impacciato dall’arena nei movimenti.

Ecco perché l’Hienghene questa sera scriverà la storia del calcio.

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