Coppola: "Ho lavorato con Conte al Siena, è uno che ti cambia subito il carattere"
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Ferdinando Coppola, ex portiere del Napoli e preparatore dei portieri del Parma (e non solo), è intervenuto al microfono di Radio Tutto Napoli: “Il Napoli ha un pacchetto portieri completo, sono due giocatori affidabili con caratteristiche diverse. Oggi però si chiede molto ai portieri anche con i piedi, soprattutto nella costruzione e nei lanci lunghi. Da questo punto di vista Milinkovic-Savic mi sembra leggermente in vantaggio se l’allenatore vuole questa soluzione. Non mi stupirei di vederlo ancora titolare per dare continuità”.
Hai lavorato con Antonio Conte al Siena: cosa dà ai giocatori durante la stagione?
“Conte ti cambia soprattutto dal punto di vista caratteriale. Riesce a trasmettere energia e a farti tirare fuori qualità morali che magari non sai nemmeno di avere. Pretende il massimo impegno e lavora ad altissima intensità, ma se un calciatore fa vita da atleta quei carichi si possono sostenere. Il suo vero valore aggiunto è la capacità motivazionale, ti porta sempre oltre il 100%”.
Aveva una frase simbolo per caricarvi prima delle partite?
“Non era uno che ripeteva sempre le stesse cose. I suoi discorsi nascono dalla settimana, dalle sensazioni del momento, da quello che succede nello spogliatoio. Sa toccare i tasti giusti a livello psicologico e lo fa in modo spontaneo, mai con frasi preparate”.
Parlando di calcio italiano, che momento sta vivendo il nostro movimento?
“I bilanci vanno fatti alla fine, ma è evidente che oggi abbiamo un gap con altri campionati, soprattutto con la Premier League. Serve lavorare sulle strutture, sui settori giovanili e sugli investimenti. Il fascino del calcio italiano c’è ancora, ma dobbiamo ritrovare lo spirito che avevamo in passato. Questo si riflette anche sulla Nazionale, che deve tornare competitiva stabilmente”.
Per un portiere quanto conta avere sempre la stessa difesa davanti?
“Tantissimo. L’affiatamento tra portiere e difensori si costruisce giocando insieme con continuità. Oggi però si gioca molto di più e cambiare è inevitabile. Una volta c’era quasi sempre l’undici titolare, oggi tra infortuni e calendario è impossibile. Più sintonia c’è, meglio è, soprattutto perché la difesa spesso si trova a lavorare in inferiorità numerica”.
Si parla sempre più spesso di cambiare i portieri anche a partita in corso. Che ne pensi?
“L’ultimo episodio mi ha fatto dispiacere umanamente per il ragazzo coinvolto, ma non condanno l’allenatore. Quando vivi una partita storta vorresti sparire dal campo, e a volte fermarsi e resettare può aiutare. Tutto dipende dal carattere del portiere: se è forte mentalmente, reagisce e va avanti”.
Perché gli errori dei portieri pesano più di quelli degli altri?
“È il bello e il brutto di questo ruolo. L’attaccante può sbagliare un gol e viene perdonato, il portiere se sbaglia spesso prende gol. Però proprio per questo è un ruolo affascinante, perché sei l’ultimo baluardo e spesso anche un leader naturale. Oggi ancora di più: il portiere è il primo regista della squadra, partecipa all’azione e deve essere completo sotto tutti i punti di vista”.
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