Keisuke Honda, il samurai senza katana
Daniele Castagna
Il ragazzo capace di sbalordire chiunque, prima nei campionati olandesi vincendo il premio di miglior giocatore della Eerste Divise valsogli il soprannome di "Keizer Keisuke" (in olandese Imperatore Keisuke) e poi in Russia, vincendo tutto con il Cska e con la nazionale giapponese, a Milano non è mai arrivato. Foto, video, interviste e articoli di giornale ci ricordano come fisicamente Keisuke Honda sia sbarcato in Italia, all'aeroporto di Malpensa, il 4 gennaio scorso ma il suo spirito da guerriero, la sua lama tagliente e la sua incredibile capacità tecnica devono essere rimaste altrove, o disperse come un bagaglio.
L'approdo in un nuovo mondo - Dal suo esordio in rossonero, quel 12 gennaio che sancì la fine dell'era Allegri, Sassuolo-Milan 4-3, Honda ha avuto a disposizione 4 mesi di tempo per integrarsi con i compagni, con l'ambiente di Milanello, con il mondo Milan, con Milano, con le abitudini del nostro paese e con l'Italia in generale, un mondo una cultura e una lingua completante diversi da lui e dal suo vissuto. Il rapporto con i tifosi non è mai decollato e la scintilla con i fan, almeno quelli italiani, non si è mai accesa. Chi conosce bene Keisuke ma sopratutto le tempistiche del campionato di provenienza del ragazzo, vi dirà che è normale tutto ciò che sta accadendo al trequartista poiché la Premier League Russa è solita non giocare alcun match dalla prima settimana di Dicembre fino ai primi giorni di Marzo, periodo di totale inattività che combacia perfettamente con il lasso di tempo finora vissuto in campo con la maglia del Milan.
Mezza stagione dai due volti - Avendo provato a spiegare le difficoltà incontrate fino ad ora dal ragazzo di Settsu, è arrivato il momento di valutazioni tecniche. Il numero 10 rossonero, ad oggi, si assesta su un traballante 5+, sarebbe molto più basso il voto se dovessimo valutare solo l'ultimo incontro disputato, ma per una più lucida osservazione è bene guardare il complesso, tutto il suo periodo da Milanista. Partito forte con quel palo colpito a Reggio Emilia e il gol in Tim Cup, all'esordio tra le mura amiche di San Siro, il ventisettenne è andato a fiammate, non ha mai saputo dare continuità, alternando prestazioni buone con assist e giocate di fino per i compagni a giornate di imbarazzante grigiore e mortificante indolenza, tutto culminato nel suo (forse) momento migliore in un infortunio decisamente poco auspicabile. Mister Clarence Seedorf lo ha ribadito a più riprese: "Keisuke è uno dei giocatori più importanti che abbiamo", l'idea forte è che abbia mostrato le sue piene qualità solo sui campi del centro sportivo di Carnago. Il giocatore visto ieri, senza fondamentali di gioco, senza tecnica, senza lucidità, senza passaggio, senza visione, senza presenza in campo, senza la lucentezza del numero 10, non può essere lo stesso trascinatore della spedizione vincente della coppa d'Asia, capace di far strabuzzare gli occhi con traiettorie impossibili su punizioni e sopraffina capacità palla al piede di mancino. Le qualità ci sono, la testa e l'attitudine da professionista serio non mancano, ora è tempo di mostrare tutto ciò sul campo di San Siro e di fronte ai fini conoscitori di "fútbol" che incontrerà in Brasile con la nazionale nipponica, con la speranza che la rete siglata contro il Genoa non sia l'unico colpo di katana, in terra italiana, del samurai Honda.


