Da Tabarez a Leo, passando per Seedorf: mai feeling tra Berlusconi e i tecnici stranieri. Emery avvisato
Salvatore Trovato
Silvio Berlusconi e gli allenatori stranieri, storie di feeling mai sbocciati, di frecciate al veleno ed esoneri. Unai Emery, a furor di indiscrezioni, è il nome nuovo che avanza, l’uomo che Adriano Galliani ha individuato come sostituto ideale di Clarence Seedorf. Adesso, però, come sempre del resto, il basco dovrà sottoporsi al giudizio del presidente, che, come sottolinea La Gazzetta dello Sport in edicola stamane, non ha mai avuto, negli anni, grande attrazione per i tecnici non italiani.
LUNGA LISTA - "Chi è, uno che canta a Sanremo?". Nel ’96, Berlusconi accolse così Oscar Washington Tabarez, cacciato poi dopo qualche giornata di Campionato. Andò un po’ meglio a Fatih Terim: nessuna battuta da consegnare alla storia ma l’esito, manco a dirlo, fu lo stesso. Altro giro, altro strappo, stavolta per "incompatibilità di carattere": Leonardo chiuse tra le polemiche la sua esperienza in rossonero, lasciando il Milan dopo anni di onorato servizio. Poi c’è Seedorf, ufficialmente ancora in corsa ma sempre più in bilico: la fama del pupillo si è offuscata in pochi mesi, nonostante un cammino comunque positivo. Insomma, è una costante: tra Berlusconi (che in principio, prima dell'era Sacchi, aveva anche allontanato Liedholm) e i tecnici stranieri la scintilla non scocca o si spegne presto, anche se li ha scelti lui, come dimostra il paradosso Clarence.
TABU’ DA SFATARE - Non a caso, nessun allenatore non italiano ha mai vinto con il Milan del Cavaliere. Chissà, magari proprio Unai Emery, uno che ama le sfide complicate, potrebbe sfatare un tabù che dura da quasi trent’anni. Lo spagnolo è tentato ma la decisione, come detto, spetta proprio a Berlusconi, che, subito dopo le elezioni europee, prenderà in considerazione la questione. Il tempo stringe e il Siviglia preme per il rinnovo: Emery resta il principale candidato, in attesa del responso presidenziale.


