Il Milan a Inzaghi. Ma Seedorf lo sa?
Giulia Polloli
La domanda sorge spontanea: ma dopo dieci anni al Milan, solo adesso nascono le incomprensioni relative al “caratteraccio” di Seedorf? Questo il primo degli interrogativi che si rincorrono da ore nella mia mente. Il secondo verte già sullo scenario presente. Si parla di Milan di Inzaghi. Ma… Clarence è stato esonerato? Non trovo comunicati ufficiali a riguardo, quindi devo pensare all’ennesima notizia diffusa in modo virale da qualche blogger poco informato? Perché questo è ciò che mi viene da pensare, visto che non fa parte dello stile adottato dalla società che fa della comunicazione e dell’immagine i suoi punti di forza. Rimango in silenzio, nella notte di lunedì, dopo aver appreso solo poche ore prima del vertice di Arcore al quale, secondo le notizie, ha presenziato anche Inzaghi. Prima di continuare, voglio fare qualche precisazione. Voglio tornare mentalmente alla giornata in cui abbiamo assistito all’esonero di Allegri. Se in quel frangente, come difatti si vociferava, il Milan avesse scelto Inzaghi, sarebbe scoppiato il caloroso applauso. Non solo per lui, a cui peraltro va il mio augurio, se davvero dovesse essere il nuovo tecnico rossonero, per una serie di vittorie e successi tali da incoronarlo come l’allenatore emergente che ha ridato lustro al Milan, ma anche alla società Milan che, in un momento di difficoltà avrebbe fatto una scelta di cuore, portando nel calcio dei grandi uno degli ultimi vessilli del grande Milan che fu. Allora si. Ora, sinceramente, faccio fatica ad accettare il modus operandi adottato in questa scelta. Innanzitutto perché ritengo che, fermo restando il diritto di cambiare rotta, la nomina del nuovo tecnico non possa prescindere da un dialogo, da un esonero, di quello attuale. Invece niente. Il nulla. Lo stesso silenzio assordante che ci ha accompagnati in questi ultimi mesi di storia rossonera. “Io non parlo alla società attraverso i media” diceva Seedorf ogni qualvolta qualcuno gli chiedesse dei suoi rapporti con la società. “E mi aspetto che la società non parli con me attraverso i media”. Ma qui evidentemente, caro Clarence, ti sbagliavi. Non solo la società non si affida ai media per esautorarti dei tuoi poteri, ma addirittura rimane in silenzio. Forse nella speranza che tutto si calmi e che la scelta fatta possa lentamente insinuarsi nella mente come un mantra, del quale poi si perde cognizione.
La delusione che attanaglia il popolo rossonero è tanta. Basta seguire per qualche ora la scia di commenti e opinioni, che si rincorrono dopo ogni notizia proveniente dalle stanze dei bottoni. Il mondo dei social network, il moderno quarto potere in mano al pubblico, non serve solo per diffondere notizie, ma soprattutto per tastare lo stato d’animo del pubblico. E, facendo attenzione a leggere tra le righe, a ben vedere molti non contestano la scelta di virare su un altro allenatore: è legittimo, una società, un presidente, ha la libertà di poter decidere di cambiare quando ritiene più opportuno. Lascia l’amaro in bocca la dinamica degli eventi. Seedorf viene richiamato in tutta fretta dal Brasile, dove peraltro ancora gioca a calcio, divertendosi, dove si è trasferito con la sua famiglia, dove sta bene e si prepara per l’addio la calcio giocato. Improvvisamente viene catapultato in una realtà che doveva essere parte della sua vita in un futuro, anche se prossimo. Gli viene chiesto di tornare nella squadra che l’ha consacrato, che l’ha coccolato, dove ha lasciato una parte del suo cuore. Il Milan ha bisogno di una persona come lui, che possa motivare giocatori spenti e ricordare a chi è rimasto quali sono i valori rossoneri. Seedorf non tentenna, anche perché sa che il presidente lo stima lo vuole fortemente al comando della sua squadra. Abbandonate le scarpette coi tacchetti eccolo in giacca e cravatta, pronto alla nuova avventura. L’entità del contratto fa capire da subito che il suo ritorno è orientato al futuro, che il suo ritorno non è vincolato ad un risultato immediato. Eppure qualche cosa succede, perché dopo l’entusiasmo iniziale, dopo un cambio di rotta evidente, dopo che il Milan torna a scendere in campo con obiettivi, ideali e motivazioni ritrovate, ottenendo anche i primi successi, improvvisamente tutto questo non basta più. Il suo ego evidentemente abbaglia, le sue scelte appaiono bizzarre, il suo modo di fare calcio è oneroso, soprattutto in chiave futura. E tutto questo comincia ad offuscare un futuro luminoso, rendendo difficile la convivenza di più galli nello stesso pollaio. Se di Inzaghi si scrive che è aziendalista, che è un uomo della dirigenza, che sposa gli ideali della società, di Clarence non si parla più, ma evidentemente proprio Seedorf diventa il termine di paragone adatto a capire come non deve essere il futuro allenatore del Milan.


