Servirebbe Osvaldo più di Drogba (e Il Faraone deve battere i rigori)
Luca Serafini
Lasciamo come sempre ad altri il tartufo delle trattative, delle bufale, dei numerosi tranelli con cui procuratori e dirigenti disseminano il cammino dei colleghi che si occupano di mercato. Il nostro olfatto non ci spinge oltre il campo da gioco, per provare a capire chi servirebbe e dove. Gennaio non è un mese che offra soluzioni a lungo termine, già fu bravo e cinico il Milan nel portarsi a casa 2 anni fa Cassano, Emanuelson e Van Bommel, sarebbe stato fantastico 12 mesi orsono prendendo Tevez e cedendo Pato, ormai comunque è storia passata.
Ora se ne vanno gli ultimi brasiliani, due che non hanno saputo capire né condividere la passione, l’amore dei tifosi rossoneri, né la grande opportunità per la propria carriera. Robinho si congeda con un gol su azione negli ultimi 6 mesi, nostalgico di una vita in un Paese, che senza calcio non avrebbe potuto neppure lontanamente ipotizzare. Che cosa pensiamo del Papero, lo abbiamo detto da tempo: Pato è rimasto un progetto, un’idea, un’illusione. Grande come le sue prime stagioni, travolgente come i primi suoi numeri, una regolarità e una puntualità da fuoriclasse, un’esplosività irrefrenabile, devastante, impossibile da contenere per gli avversari e per la sua stessa crescita. E’ bastato poco perché l’onda si frangesse, è bastato meno di uno scoglio, meno di una rada inospitale.
Dice Clarence Seedorf che non è colpa sua, che lo hanno seppellito di responsabilità. Ci dispiace, Panterone, stavolta proprio non siamo d’accordo. Quando Pato è arrivato, il Milan aveva appena vinto una superlativa Champions e avrebbe vinto Supercoppa europea e Mondiale per club con lui in tribuna per via della minore età. Con pochissimo Pato e moltissimo Ibra, i rossoneri hanno vinto lo scudetto del 2011. Nel mezzo, i fuochi fatui del Papero, un gol in Champions qua, un gollettino in campionato là, fino a una sconcertante astinenza nell’anno solare 2012.
Come poteva essere troppo responsabilizzato, uno che intorno aveva Ronaldo e Ronaldinho, Inzaghi e Kakà, Pirlo e Gattuso, Seedorf e Thiago Silva, Ibrahimovic e Nesta? Come? E soprattutto, perché?
Niente, invece. La verità è un’altra, disarmante: Pato si è autoescluso da solo, fragile nello spirito e nelle fibre intorno cui ha costruito, pompato, muscoli di carta velina come un matrimonio naufragato presto, un fidanzamento da evitare, una struttura fisica inadatta e inadeguata. Ci dispiace di come è finita, pensando soprattutto a come era iniziata, ma per favore nessuno dica che la colpa è di altri al di fuori di lui: gli empi fuggono anche se non sono inseguiti.
Salutando chi se ne va, il ventaglio di ipotesi sembra ristretto. Due settimane fa ci siamo espressi sulla necessità assoluta di almeno 2 attaccanti se entrambi i brasiliani se ne andassero, un centrocampista. E’ un problema numerico, visto l’infortunio a De Jong. In difesa numericamente il reparto è coperto, non c’è tempo per migliorie sensibili in questo mese. Si ventilano i nomi di Drogba, Balotelli, Osvaldo. Il romanista sarebbe la soluzione perfetta, tatticamente, per caratteristiche e perché è più giovane di Drogba e un po’ meno scotennato di Balotelli. Pensiamo sia francamente dura seguire questa pista, nel caso, meglio senz’altro Drogba, anche a 35 anni, con un’autonomia di mezzora e su una gamba sola: la sua affezione, la sua forza, la sua voglia, lo fanno vincere sulla concorrenza e stravincere su Balotelli.
Un consiglio a Stephan El Shaarawy: se c’è un traguardo credibile per il Milan in questa stagione, è la classifica cannonieri. Quindi se fischiano un rigore a favore dei rossoneri, Faraone, al dischetto vacci tu.


