Rossoneri tornano sulla terra per diventare Milan
Emiliano Cuppone
Che batosta per questo Milan, il diavolo torna piccolo di fronte al gigante blaugrana. Sul campo non ci sono scusanti, non ci sono appigli, la sconfitta al Camp Nou è stata dura, di quelle che lasciano con qualcosa in più dell’amaro in bocca, diciamo pure con un bruciore di stomaco che riusciremo a dimenticare a fatica.
A Barcellona il Milan non l’abbiamo visto, non quello che siamo abituati a guardare, la squadra con il pedigree europeo che ha calcato i campi continentali sempre a testa alta. Ieri sera Messi e compagni ci hanno ricordato che questo diavolo nasce da una rivoluzione estiva, da cessioni importanti che hanno tracciato un solco con il passato, mettendoci di fronte ad un progetto ambizioso, ma programmato sul medio-lungo termine.
Due settimane fa non ci saremmo assolutamente scandalizzati per un 4-2 complessivo al cospetto della squadra più forte del mondo (lo scorso anno con Ibra e Thiago in campo finì con lo stesso scarto), ma dopo la splendida vittoria dell’andata ci avevamo creduto tutti.
Avevamo pensato che, a dispetto dei valori in campo (chiaramente il Barcellona oggi è di un’altra categoria rispetto a questo Milan), i rossoneri avrebbero potuto compiere l’impresa, superare gli alieni sul loro scintillante pianeta a tinte blaugrana.
Sullo sterminato prato del Camp Nou il diavolo ha mostrato il peso dell’esperienza. Perché da un lato c’era il giocatore più forte di tutti che vinceva pressoché da solo una sfida delicatissima, dall’altro due ragazzini terribili e dal talento straripante, ma che ancora acerbi si divoravano le poche occasioni che gli capitavano (uno stop sbagliato dallo splendido El Shaarawy di questa stagione, questione di centimetri per l’incredibile Niang che stiamo scoprendo).
Possiamo pensare, molto più che legittimamente, che in Catalogna si sarebbe potuto fare meglio, ma ci siamo sentiti dire che di fronte a questo Barcellona non si poteva evitare una prestazione del genere (quattro gol subiti e novanta minuti chiusi nella nostra metà campo, senza riuscire neanche a calciarla fuori dall’area senza regalarla puntualmente agli avversari), e forse dobbiamo abituarci a pensare che per un po’ quella competizione non sarà alla nostra portata.
L’aveva detto Allegri, il vero obiettivo non è la Champions, ma il terzo posto in campionato per tornare nella massima competizione europea anche l’anno prossimo (magari, a voler proprio trovare il lato positivo alla sconfitta, con un bagaglio d’esperienza più “ricco”). Adesso la speranza è che la squadra riesca a scrollarsi di dosso la delusione, quella che irrimediabilmente si sarà respirata nello spogliatoio del Camp Nou dopo la gara. Vogliamo pensare che questa squadra giovane e spensierata sappia dimenticare in fretta gli schiaffi rimediati in Spagna, perché arriva il Palermo e l’occasione è gradita per provare ad invertire immediatamente il trend.
Dopo il giro fra le stelle della Champions, gli alieni ci hanno riportato sulla terra, adesso non resta che riabituarsi in fretta all’atmosfera meno affascinante dei campi della Serie A e tornare a correre per un campionato che ha ancora molto da dire. Il Milan deve provare a ritrovare la concentrazione e non gettare sale sulle ferite profonde che c’hanno lasciato gli artigli di Messi, deve riacquisire immediatamente morale e convinzione da mostrare contro il Palermo fra le mura rassicuranti di San Siro. Il progetto riparte, riprende la marcia del Milan verso un blasone ed un’esperienza da riconquistare, ricominciando dalla classe di El Shaarawy e Niang, passando per il carattere di Balotelli e De Sciglio, affidandosi alla qualità di Montolivo e Boateng.


