"Caso" El Shaarawy: questione di lucidità
Emiliano Cuppone
Il calcio, si sa, è terreno fertile per le polemiche, a maggior ragione da quando ogni piccola smorfia dei protagonisti viene immortalata, analizzata, vivisezionata dalle decine di telecamere presenti, dalle parole riportate dai tanti addetti presenti in campo nell’era del calcio in Tv. Così la reazione di Stephan El Shaarawy (a nostro modo di vedere più che comprensibile e ne spiegheremo il perché) solleva un polverone inutile, un “caso” montato sul nulla, un castello di carta pronto a cadere al prossimo gol del 92. Incompatibilità tecnica con Balotelli, paura di perdere la luce dei riflettori dopo l’arrivo di SuperMario, problemi con Massimiliano Allegri (lo stesso che ha puntualmente ringraziato in ogni intervista rilasciata), queste le diagnosi degli “esperti”, e c’è già chi si spinge ad ipotizzare possibili destinazioni per il futuro del Faraone (eppure il contratto è stato appena prolungato con adeguamento dell’ingaggio che, al raggiungimento della stessa età, pareggia proprio quello del 45). La questione così diventa stucchevole, parole gettate al vento quelle che si susseguono sulle pagine dei giornali e nei talk show pallonari, perché non esiste nessun caso El Shaarawy, alcuna antinomia con Balotelli, men che meno delle incomprensioni con Allegri, ma semplicemente un gesto di stizza di un giocatore che vive un comprensibile momento di appannamento. Il Faraone da piccolo è divenuto grande a suon di reti e prestazioni monstre, quest’ultime restano ancor’oggi, con quei recuperi difensivi che fanno urlare al miracolo, i gol latitano nell’ultimo periodo, a causa di un po’ di sfortuna (l’intervento di Aronica domenica è stato molto più che provvidenziale) e di una stanchezza che irrimediabilmente ha assalito un giocatore che tira la carretta ormai da agosto. Chi ha avuto il piacere di guardare da vicino Stephan El Shaarawy avrà capito che il ragazzo ha un orgoglio smisurato ed un perfezionismo quasi maniacale, da campione vero. Il savonese è uno di quelli che non dorme la notte dopo una prestazione no, che esce dagli spogliatoi con la faccia lunga ed i nervi tesi se il risultato non arriva. Figuriamoci come sta prendendo un periodo in cui le soddisfazioni personali sono contate, soprattutto dopo la bruciante sconfitta del Camp Nou, a maggior ragione in virtù di una sostituzione che sa di aver meritato per la mancanza di lucidità che ne ha accompagnato gli ultimi minuti.
El Shaarawy si è spremuto per questo Milan, contro il Palermo ha dato tutto e di più, ma nel secondo tempo ha sbagliato un paio di controlli, cosa che non fa parte di lui, sempre impeccabile tecnicamente, rendendosi conto che le gambe non girano come vorrebbe, che la vista non è lucida come qualche settimana fa. Nulla di preoccupante, semplicemente un po’ di naturale stanchezza, ma una “tragedia” momentanea per chi come lui non si perdona errori del genere. La reazione è da riassumere tutta qui, senza andare oltre, senza tirare in ballo questioni che nulla hanno a che vedere con un momento di nervosismo che scopre il lato umano di questo cyborg del pallone. L’intesa con Balotelli c’è, va solo affinata, lo dimostra il fatto che Prandelli non rinuncerebbe a quei due per nulla al mondo, lo confermano gli assist del Faraone per SuperMario (punta centrale e necessariamente terminale delle azioni offensive del diavolo), lo sottoscriveranno le reti che El Shaarawy siglerà sfruttando gli spazi creati dal bresciano. Non rischiamo di creare un nuovo caso Pato-Ibra, a sentire i diretti interessati molto più mediatico che tecnico, aspettiamo che i meccanismi siano ben oleati, visto che questi ragazzi hanno giocato appena 6 partite insieme con la maglia rossonera. Massimiliano Allegri non farebbe a meno di El Shaarawy neanche sotto tortura, lo ritiene fondamentale per la sua squadra più di ogni altro, più dello stesso Balotelli probabilmente, lo ha plasmato, lo ha visto crescere e si gode i frutti del suo lavoro e di una gestione intelligente e proficua. Non c’è alcun caso El Shaarawy, non c’è alcuna volontà di tenere il centro della scena per un ragazzo umile e schivo come pochi. Non ci sono voci di mercato o scenari oscuri, c’è solo da attendere che il Faraone tiri il fiato, ritrovi la lucidità e torni a fare quello che gli riesce meglio: impressionare tutti a suon di gol.


