Balotelli-Faraone, un "caso" da 23 gol
Luca Serafini
Non sono "un caso". Ci vuole fantasia fervida per dipingerli come tali, eppure qualcuno è riuscito a farlo. Balotelli 7 gol in 6 partite, El Shaarawy vice-capocannoniere del campionato. Uno pedinato, monitorato giorno e notte in campo e fuori, l'altro bacchettato perché è uscito un po' nervoso domenica scorsa contro il Palermo. Prandelli li chiama insieme in Nazionale, dove pare che l'affiatamento tra i due in allenamento e in partita stia crescendo di continuo. Un caso? Davvero c'è poco altro da scrivere e commentare, allora.
In realtà ci sarebbe da discutere un caso puramente calcistico, ringraziando l'intervistatore del sito che questa settimana ci ha chiesto: "Come mai El Shaarawy quando ha al fianco Ibra, o Pazzini, ora Balotelli, segna di meno?". Una coincidenza o una questione tattica? Della convivenza con Ibra già si è detto: l'orco cattivo spaventava il bambino. Non abbiamo statistiche alla mano, ma onestamente ci pare che per il grande lavoro che fanno sia il Faraone che Pazzini, non possano in nessun modo nascere dubbi sulla possibile e anzi prolifica convivenza della coppia. Resta Balotelli. Potrebbe anche trattarsi di un puro, semplicissimo calo fisiologico per un ragazzo alla prima stagione di serie A con una maglia importante, la domanda però è intrigante.
Balotelli è punta statica, un puma pronto a scattare quando c'è nell'aria odore della preda. Altrimenti suscita un senso di fastidiosa pigrizia, quasi di indolenza. L'ideale per i cuccioli, girargli intorno liberi e spensierati avendolo come punto di riferimento. Visto nella recente versione rossonera, Balotelli sembra anche impegnarsi un pochino di più nella rincorsa all'avversario, nella partecipazione al gioco di squadra. Senza mai pestare i piedi né a Niang o Boateng né tantomeno a El Shaarawy. La questione tattica potrebbe in sostanza finire qui, lasciandoci la convinzione che il problema non sussista. I movimenti, l'istinto, la convivenza tra due attaccanti migliora, si perfeziona fino a diventare quasi naturale, solo col tempo e con la conoscenza l'uno dell'altro. Il dubbio che resta sospeso semmai è se Il Faraone soffra di una timidezza reverenziale nei confronti di giocatori più esperti e celebrati di lui, ma questo non sarà mai un difetto: è il frutto della sua (grande) educazione e del suo senso del rispetto. La maturazione e l'esperienza, l'intelligenza di cui è dotato, gli daranno un po' di quella sana sfacciataggine, necessaria sfrontatezza per segnare con chiunque debba fare coppia. La vita in una grande squadra e in Nazionale è fatta non soltanto di coppie, ma di dualismi e di concorrenza: con questo El Shaarawy deve imparare a convivere, prima che con chiunque l'altro.


