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L'amarezza del capitano è la ferita più profonda

autore
Emiliano Cuppone
per Milannews.it
venerdì 14 giugno 2013, 22:00Primo Piano
autore Emiliano Cuppone
14.06.2013 22:00Primo Piano
Federico De Luca
Federico De Luca

Amarezza. Una sola parola è sufficiente a riassumere la conferenza stampa d’addio di Massimo Ambrosini.
Il capitano ha chiuso la sua splendida e duratura avventura rossonera senza sbattere la porta, ha mantenuto quell’atteggiamento signorile, sobrio, sincero e deciso che l’ha accompagnato lungo tutta la sua carriera e che ne ha fatto un capitano perfetto.
Nessuna invettiva contro la società, anzi i sentiti ringraziamenti per l’opportunità che gli ha dato, quella di consacrarsi sull’altare dei grandi, indossando una maglia gloriosa che ha sempre sentito sua ed alla quale necessariamente rimarrà per sempre legato.

Si duole Massimo Ambrosini di un divorzio arrivato a distanza, tanto fisica quanto temporale, con l’annuncio che giunge dal pontile scintillante di una nave, poche parole di commiato ed un ben servito che fa male a tutto il popolo rossonero. Si rammarica di una situazione che sarebbe potuta essere gestita meglio, di una decisione che sarebbe potuta arrivare prima, dando la possibilità alla bandiera rossonera di farsi abbracciare un’ultima volta da quel pubblico cui ha sempre rivolto un bacio ogni volta in cui ha regalato una gioia.
Le parole di Massimo Ambrosini fanno pensare, e parecchio, sulla gestione delle vicende rossonere negli ultimi anni, fanno male, tanto, molto più delle coltellate che qualche ex con il dente avvelenato ha rifilato al diavolo (ogni riferimento ad ex idoli passati alla concorrenza per sputare veleno nel piatto in cui hanno mangiato per 10 anni non è puramente casuale).
L’amarezza, la commozione del capitano feriscono tutto l’ambiente, chi del Milan è innamorato ed in Arsenio Lupin ha trovato il suo simbolo, scaricato in maniera un po’ troppo brutale, con poco tatto e troppa poca considerazione per il peso specifico del diretto interessato.

Massimo Ambrosini non è uomo da dichiarazioni al vetriolo sui giornali, non è personaggio che svende la propria identità rossonero per vendere qualche copia in più di un’autobiografia (siamo certi che il tempo non ci smentirà), è troppo uomo, troppo milanista, troppo capitano per lasciarsi andare a facili scatti d’ira. La speranza è che sappia rifiutare altre maglie che sul braccio portino il logo della Lega Calcio, perché farebbe troppo male, per carità nessuno lo condannerebbe, ma il dispiacere sarebbe forte.
Socchiude la porta mentre esce il capitano, non fa clamore il suo addio, ma ci lascia un messaggio sottile ed al contempo forte, fatto più di sguardi e mezze parole, ma che sanno essere chiarissime per chi le sa intendere, ci lascia un’amarezza che non sarà difficile smaltire, su cui riflettere a lungo, tutti.

per Milannews.it

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