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Moratti, storia di un grande avversario. Benitez-Mazzarri e la dimensione europea. Milan, dal Ka-Pa-Ro al Ka-Ma-Ba? Juve, in Europa non è mai facile

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 21 settembre 2013, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
21.09.2013 00:00Editoriale

Fra milanisti e interisti è difficilissimo rendersi l’onore delle armi. Da sempre. Anche a mettersi di buona volontà, la lingua annaspa e i pensieri battono in testa. Un fatto però dobbiamo accettare tutti: senza avversario, non c’è emozione. Senza avversario, non batte il cuore. L’avversario è fondamentale. Non si può farne a meno. Senza avversario, c’è solo la noia, la solitudine, quelle cose lì. E Massimo Moratti è stato un avversario di quelli che contano, di quelli veri. Quando trascolora un avversario, manca qualcosa. E’ trascorso il suo tempo, ma intanto scorre anche quello dei suoi avversari. Veramente cattivo contro il Milan, Moratti non lo è mai stato. Duro sì, fermo anche, severo nel sostegno alla sua fede pure. Ma mai cattivo, ad esempio, come quando, a Novembre scorso, disse dopo Juventus-Inter 1-3: “I primi dieci minuti della partita hanno fotografato alla perfezione la storia dei due Club”. Capisco che gli juventini ci siano rimasti male, la stilettata è stata bruciante. Nonostante la vera rivalità, contrariamente a quel che dichiara, di Massimo Moratti sia sempre stata quella contro il Milan e non contro la Juventus, nelle sue parole i due pesi e le due misure ci sono sempre stati. In fondo lo sa anche Adriano Galliani che, nel Settembre 2006, gli mandò un bigliettino in Sede dopo una sua intervista a Sabelli Fioretti: “Caro Massimo no, il Milan non ha mai cercato di fregare nessuno”. Il contesto, il riferimento era Calciopoli. Non abbiamo amato il presidente Moratti delle parolacce a Ronaldo e a Pirlo nel Marzo 2007, né quello del disonore per le penalizzazioni del Marzo 2008,  e neanche quello un po’ forzato che si esaltava per gli eccessi di Mourinho, ma abbiamo apprezzato il Massimo Moratti dei primi anni del nuovo Millennio che si beccava anche le critiche della propria Curva ma che non rinunciava ad andare negli spogliatoi a fare i complimenti al Milan vittorioso nei derby e via dicendo. Diciotto anni e mezzo di presidenza di un grande Club sono tanti. Li ha vissuti spendendo tantissimo e lo ha fatto per passione, per amore. Nonostante qualche contraddizione nella gestione interna della Società e nonostante le zone d’ombra post-Calciopoli, l’onore delle armi il presidente-avversario lo merita tutto.

Walter Mazzarri quest’anno non gode della ribalta europea, contrariamente a quanto accade al suo successore sotto il Vesuvio, Rafa Benitez. E non gli giova. Proprio nel momento in cui il suo ex presidente cuce addosso a Rafa quella mentalità internazionale che, secondo De Laurentiis, l’allenatore di San Vincenzo, non avrebbe…ecco che si presenta all’orizzonte dell’Inter un nuovo proprietario che fonderà tutto sulla internazionalità della squadra, sulla globalità del modo di agire e di pensare. C’è nel Napoli di Rafa qualcosa di nuovo e di evoluto rispetto alla comunque importantissima squadra azzurra condotta da Mazzarri dall’Ottobre 2009 al Maggio di quest’anno. Il turn-over sa d’Europa, il passo profuma di Champions, la brillantezza offensiva pure. E Rafa non ha i Lavezzi e i Cavani di cui Mazzarri ha ampiamente goduto. Mazzarri sta facendo benissimo a Milano, ma la sfida che gli arriva dal suo recentissimo passato è molto intrigante.



Milan-Napoli: è molto difficile che giochi Robinho. Sembrano avvantaggiati Birsa e Niang. Ma la presenza contemporanea nel Milan di Kakà, Robinho, Matri e Balotelli, riporta l’aria di Gre-No-Li in casa Milan.Tre big e le loro iniziali, un gioco molto bello. Visto che siamo sotto Milan-Napoli, vale la pena ricordare che nel Gennaio 2008 il Milan battè 5-2 i partenopei con il Ka-Pa-Ro, ovvero con Kakà, Pato e Ronaldo. Segnarono, peraltro, tutti e tre. Se dovesse giocare Robinho domani, ci sarebbe il Ro-Ma-Ba, ossia Robinho, Matri e Balotelli. E al rientro di Kakà, il suo infortunio non deve essere drammatizzato da nessuno e in nessun modo, sta bene e lo vedremo, potrebbe essere sdoganato il Ka-Ma-Ba, con Kakà al posto di Robinho. Senza escludere, mancherebbe altro, l’El-Ka-Ba, quell’El Shaarawy-Kakà-Balotelli che renderebbe Stephan felice come un bambino: giocare nella sua squadra, il Milan, con il suo idolo e il suo grande amico. Succederà Stephan, eccome se succederà.

Rispetto al trend della Juventus di Antonio Conte, il calcio di questa settimana è andato al contrario. Qui Europa: la Juventus non vince, mentre vincono tutte le altre, dal Napoli al Milan, dalla Lazio alla Fiorentina. E’ accaduto per una serata di grazia del portiere avversario? Ci sta. Solo sfortuna? Forse. Però è una piccola ricaduta. Nonostante gli arrivi di Tevez e Ogbonna, la Juventus ha rifatto, a Copenaghen, lo stesso 1-1 di un anno fa sul campo del Nordsjelland che poi costrinse i bianconeri a giocarsi la qualificazione agli Ottavi sul filo di lana con il Chelsea. Due 1-1 in Danimarca nel giro di un anno, contro squadre che non fanno tutti gli anni la Champions League, come ad esempio il Celtic che non è squadra trascendentale ma che è già più abituata alla musichetta, non sono un episodio. Perché l’episodio è uno per definizione. Qui i risultati che non segnalano un salto di qualità europeo, sono due. Antonio Conte ne trarrà motivo per caricare ancora di più i suoi e terrà sempre più la posizione, a ragione, di quello che “lo aveva detto”. Però fra l’1-1 di San Siro e quello di Copenaghen c’è una differenza. L’1-1 di San Siro un anno fa sarebbe stato una vittoria, quello di Copenaghen è uguale in tutto e per tutto al Nordsjaelland. E’ più episodico il pareggio di San Siro contro una pur buona Inter, che quello in Danimarca. E cioè: in Europa tutti fanno fatica, sempre. Anche la Juventus.

per Milannews.it

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