Disorganizzati sì, scarsi no: sotto accusa la fase difensiva, non i difensori
Salvatore Trovato
"Non siamo scarsi". Lo sfogo accorato di Ignazio Abate, che ieri, nel dopopartita, si è pubblicamente irritato all’ennesima domanda sugli errori e le responsabilità della retroguardia rossonera, ha motivazioni ben precise. La disamina del terzino, infatti, è più che mai corretta: le disattenzioni dei singoli, inutile negarlo, ci sono (del resto, tutti sbagliano, dal portiere all’attaccante), ma è la squadra, quindi il collettivo, a non funzionare, non soltanto il reparto in sé. Poco filtro in mezzo al campo, pressing (spesso) solo abbozzato, movimenti approssimativi e, infine, una marcatura sulle palle inattive tutta da rivedere. In soldoni, è l’intera fase difensiva a fare acqua da tutte le parti, anche se, come da copione, a finire sotto l’occhio del ciclone sono sempre e solo i quattro scelti di volta in volta da mister Massimiliano Allegri, con i due centrali, Mexes e Zapata, perennemente sotto accusa. Non deve essere certo semplice, di questi tempi, far parte del roster dei difensori di casa Milan, esposti sempre alla critiche, così come ai contropiede, figli di un’evidente disorganizzazione tattica.
Capita spesso, infatti, di vedere i rossoneri subire il contrattacco avversario a tutta bitta dopo aver battuto, o meglio, sprecato un calcio d’angolo, con la squadra sbilanciata e la retroguardia, manco a dirlo, non protetta. Difficile, per non dire impossibile, rendere al massimo in queste condizioni, con tutti gli occhi addosso e gli attaccanti opposti sempre alle calcagna. Il Milan, dunque, deve sì migliorare (e in fretta) ma nel collettivo, come dichiarato ieri dallo stesso Allegri, imparando ad attaccare e, soprattutto, a difendere in undici, portiere incluso.


