La ricetta di una sconfitta
Emiliano Cuppone
A guardare la sconfitta interna del diavolo in quel di San Siro, non ci si capacita di come sia possibile che il Napoli (squadra impressionante per qualità di collettivo ed individuali) possa giocare un solo quarto d’ora ed uscire dal campo con i tre punti e gli onori della cronaca.
Poi ci si sofferma sugli errori individuali. In primis quelli di Christian Abbiati che “festeggia” le sue 300 presenze in rossonero con una carrellata di errori imperdonabili. Sulla prima rete decide che è meglio non uscire, poi prende una decisione errata dopo l’altra sui tiri dal fondo, continuando a passare corto sulla pressione partenopea, chiudendo con la ciliegina della papera sul tiro (non irresistibile) di Higuain. Se poi si aggiunge la dormita di Mexes in occasione della seconda rete, quando il francese decide che non è giusto accorciare sull’attaccante azzurro che si libera al tiro, e l’imprevedibile primo errore in carriera dal dischetto di Balotelli il gioco sarebbe fatto. Ma v’è di più, perché a sbagliare, e tanto, è anche l’arbitro Banti. Il direttore di gara, per alcuni il peggiore in campo (addirittura peggio di Abbiati ed i suoi lì dietro), nega due evidenti rigori al Milan, nel primo tempo su Poli (ci si chiede anche perché pagare il gettone di presenza ad una sfilza di arbitri ogni partita, se poi l’uomo di linea non si accorge di un fallo netto che gli si palesa a 10 cm di distanza) e nel secondo su Balotelli. Per non farsi mancare niente, però, l’ottimo Banti visto a San Siro grazia per ben due volte Britos, in occasione dell’unico rigore concesso quando non gli sventola neanche il giallo, nonostante il fallo da dietro su Balotelli, ed in occasione dell’entrataccia su SuperMario (che poi scatenerà l’ira del 45 rossonero) che avrebbe dovuto portare al rosso diretto.
A spiegare infine come i ragazzi di Benitez possano vincere la gara col minimo sforzo, ci si mette anche la disattenzione che regna sovrana nella fase difensiva del Milan. Gli errori sono tanti e ripetuti, ma quello in occasione del primo gol è talmente evidente da far rabbrividire. Un’intera retroguardia che si fa ipnotizzare dal pallone, dimenticandosi non di uno, ma di ben due uomini liberi di colpire nell’area piccola sulla semplice assistenza di Albiol (per sicurezza anch’egli marcato in maniera blanda). Se a tutto ciò ci aggiungiamo la fretta che ha accompagnato il diavolo lungo tutti i 90 minuti, quella che si concretizza, per esempio, in un incomprensibile tiro di prima intenzione di Mexes dalla trequarti, con il francese girato di spalle alla porta, ecco che abbiamo la ricetta di una sconfitta perfetta.


