Un Milan senza curva e senza totem sfida il Doria per virare verso la risalita. Balotelli chiede scusa e rilancia i grandi obiettivi stagionali
Giulia Polloli
E’ inutile girarci intorno: in questi giorni a tenere banco è l’affaire Balotelli, la sua reazione nel finale di partita contro il Napoli, la squalifica che lo terrà lontano dal campo in tre gare fondamentali per il momento del Milan e ora le sue scuse. Ha lasciato da soli i propri compagni, quelli con cui lotta ogni giorno a Milanello per ottenere quella dinamicità tattica che consente di poter orchestrare giocate efficaci in modo… efficiente, ha tradito i tifosi che oltre a non poter occupare la propria curva nella gara di questa sera contro la Samp non potranno nemmeno sperare in Balotelli per avere la meglio sul Doria. Ha aperto una ferita nella società, che ha puntato e creduto in lui convinta di poterlo redimere, di potergli bruciare i panni da bad boy per vestirlo da cerimonia e poterlo presentare virtualmente all’altare dei grandi.
Non torno su questioni che ormai sono vecchie e che ho già trattato, sottolineo però la schiettezza con cui Mario ha chiesto scusa, in un bagno di umiltà che, per molti, è stato solo un atto dovuto e suggerito da qualcuno, quel burattinaio che muoverebbe i fili della Marionetta. No. Non è così. Lo si evince dalla semplicità delle parole che usa Mario per abbassare lo sguardo e cospargersi il capo di cenere. Forse ha finalmente capito, Balotelli, quanto il Milan abbia bisogno di lui, quanto abbia investito. Forse la scelta societaria di non fare ricorso, la multa che gli verrà comminata, l’onta di dover subire un’etichettatura negativa sul piano umano e calcistico, l’ha scosso, l’ha fatto riflettere.
Mario è un ragazzo, un giovane uomo che forse ora inizia a percorrere con la consapevolezza di un adulto, un cammino che il destino gli ha segnato. L’insieme di sensazioni che avrà provato nel day after del misfatto, deve averlo colpito al pari di una doccia gelida nel freddo dell’inverno. “Forse stavolta ho proprio esagerato” potrebbe aver detto Mario di fronte ai mille problemi che già attanagliano il Milan in questo scorcio di stagione. Una squadra decimata dagli infortuni non aveva bisogno di altri colpi di testa, non poteva perdere un’altra fondamentale pedina. Il campionato emette per ora solo dure sentenze che il Milan sta scontando giorno dopo giorno. L’ennesimo pareggio in extremis, seppur dettato da una reazione corale, non è certo sufficiente per risalire la china. Allegri già da questa sera si aspetta una reazione forte, di quelle che devono essere sottolineate all’interno del capitolo della recente storia rossonera. Poi penserà all’impegno europeo dove, sia lodato il fato, rientreranno Balotelli, El Shaarawy, Montolivo e De Sciglio. Insomma la spina dorsale dei rossoneri è pronta a ricomporsi agli ordini del suo condottiero. Poi ci sarà la Juventus, in una lotta che ad oggi appare impari ma che accomuna le due squadre per i problemi ricontrati nella fase difensiva. Che il Milan dovesse far di necessità virtù, lo avevamo capito all’ultimo giorno del mercato estivo, quando il sogno di poter rinforzare il reparto con un giocatore di assoluto talento e tanta concretezza è sfumato. Le sirene però tornano a suonare in direzione Cagliari dove, Astori, rimane l’oggetto del desiderio. Nel frattempo Allegri non si nasconde e anzi suona la carica. Per dicembre è pronto a raccontare una nuova favola. Le partenze lente ormai fanno parte del Dna del Milan, così come le rincorse a perdifiato. L’anno scorso fu l’estro di El Shaarawy, vera sorpresa del campionato, a trascinare i rossoneri verso il terzo posto, salvo poi eclissarsi di fronte alla troppa pressione. Quest’anno il Faraone deve ancora innestare la marcia giusta e in coppia con Balotelli potrebbe regalare al Milan, ma anche all’intera Italia prandelliana, grandi soddisfazioni. Si deve partire da questa sera, dalla curva vuota, da uno stadio che apparirà freddo e deserto ai campioni che solcheranno il campo. Ma da quel silenzio si può tornare ad ascoltare la voce della propria anima, e l’anima rossonera ora sta urlando, implorando, chiedendo di essere riconosciuta ed ascoltata.


