Il malato prende un brodino
Davide Bin
Se la partita di Bergamo doveva essere quella della svolta e del riscatto, ancora una volta il Milan ha fallito l'obiettivo e deluso le attese: acciuffare un pareggio nel finale contro l'ultima in classifica, per di più in inferiorità numerica per più di un tempo, non è impresa di cui andare fieri, soprattutto se ci si chiama Milan e si dovrebbe dimostrare di essere ancora una grande squadra e di poter uscire da un momento difficile. I rossoneri hanno confermato anche a Bergamo tutti i problemi palesati negli ultimi tempi, hanno faticato a costruire gioco efficace, hanno sofferto, hanno stentato e come al solito si sono salvati gettando il cuore oltre l'ostacolo, perchè ci hanno messo impegno, determinazione e generosità, finendo stremati e con la consapevolezza di aver dato tutto quello che avevano in corpo, anche se a volte in modo caotico, impreciso e poco produttivo. Ancora una volta si è vista una squadra lenta, che fa viaggiare il pallone quasi sempre in orizzontale, spesso in diagonale e quasi mai in verticale e in queste condizioni rendersi pericolosi e sperare di segnare con facilità è una missione impossibile. La difesa si è fatta sorprendere in occasione del gol di Tiribocchi, il centrocampo ha stentato anche nella nuova disposizione a quattro voluta da Leonardo, l'attacco non ha dato segni di vita, perchè Pato è irriconoscibile, Huntelaar è un corpo estraneo e il subentrato Inzaghi è addirittura indisponente quando si fa pescare costantemente in fuorigioco, vanificando quel poco che la squadra riesce a costruire. Come si può capire è un quadro sconsolante ed è per questo che il pareggio ha tanto il sapore del brodino insipido che non dà nutrimento alla classifica di una squadra malata che così fatica a guarire. Comunque teniamoci stretto il punticino e quel gol di Ronaldinho, nella speranza che il brasiliano voglia tornare a far parlare di sè per le sue prodezze in campo e non solo per quelle sulla pista da ballo.
Leonardo cambia ancora uomini e disposizione in campo: in difesa l'unica modifica è Favalli centrale al posto di Kaladze, mentre la vera rivoluzione è a centrocampo, in verità più nello schema che negli interpreti: linea a quattro con Seedorf a sinistra, Flamini a destra, Pirlo e Gattuso centrali, mentre in attacco viene riproposto Huntelaar al fianco di Pato. Chi ha letto l'articolo precedente a questo sa già come la penso sull'idea di Leonardo: il centrocampo a quattro può andare bene ma con gli interpreti giusti, ovvero esterni di ruolo, non defilando giocatori che solitamente giocano in altro modo solo per non aver il coraggio di "far fuori" qualche senatore. Comunque si tratta dell'ennesima riprova che Leonardo le sta tentando tutte per uscire dal momento delicato, anche se a volte fa confusione pure lui e così facendo non consente alla squadra di avere delle certezze e un'identità precisa.
I primi minuti dell'incontro sembrano promettere bene, perchè la squadra fa pressing alto, è compatta e prova a far girare la palla velocemente, ma di tiri in porta neanche l'ombra e, invece, ogni ripartenza dell'Atalanta fa male, visto che prima i bergamaschi sfiorano il gol, poi lo realizzano con Tiribocchi (servito involontariamente da un liscio di Doni), colpevolmente dimenticato dalla difesa rossonera e bravo a infilare l'incolpevole Storari.
Da quel momento in poi inizia un'altra partita, con il Milan costantemente e generosamente proiettato in avanti ma quasi sempre inoffensivo, come accaduto spesso negli ultimi tempi. Un bel movimento di Huntelaar in area fa sperare che l'olandese si stia finalmente sbloccando, ma quello resterà l'unico gesto tecnico apprezzabile dell'attaccante (oltre ad un gol di testa annullato in precedenza per fuorigioco); un guizzo di Pato costringe il giovane Radovanovic all'ingenuo fallo da seconda ammonizione e conseguente espulsione. Potrebbe e dovrebbe essere l'episodio che cambia il corso della partita, ma il Milan continua a faticare anche in superiorità numerica e la sensazione è che non sarà facile riuscire a ribaltare il risultato nemmeno in questa favorevole situazione.
Il copione della ripresa è ovvio e scontato: Milan all'assalto generoso ma disordinato, con Ronaldinho al posto di Flamini e Atalanta arroccata in difesa a protezione di una vittoria preziosa e fondamentale. I rossoneri fanno girare palla da destra a sinistra e viceversa, ma il tutto avviene con troppa lentezza e nessuno riesce ad inventare giocate apprezzabili, nè sulle fasce nè verticalizzando centralmente, anche se Pato ha subito una grossa occasione, ma sul suo tiro a botta sicura Consigli compie un miracolo. Intanto Nesta si fa apprezzare sia in fase difensiva, recuperando molti palloni e permettendo di ripartire in attacco senza consentire all'Atalanta di rifiatare, sia spingendosi generosamente in avanti e provando a fare il trequartista, visto che nè Pirlo nè Seedorf riescono ad inventare alcunchè di apprezzabile. Leonardo modifica la formazione inserendo Inzaghi al posto di Huntelaar e Ambrosini al posto di Gattuso, ma si tratta di sostituzioni fra giocatori simili, quindi non cambiano l'assetto della squadra che continua a stentare e produrre poco gioco. Favorito dall'atteggiamento rinunciatario dell'Atalanta in inferiorità numerica, il Milan continua a provarci e ci si mette anche la sfortuna a penalizzarlo, quando un tiro di Pato schiacciato a terra, al termine di un'azione arrembante in cui Ronaldinho aveva impegnato Consigli, rimbalza sul terreno di gioco e poi va a sbattere sulla traversa; sembra andare davvero tutto storto al Milan, che in precedenza ha rischiato anche di subire il raddoppio se Manfredini fosse stato più puntuale su un cross in area lisciato da Ambrosini, ma i rossoneri non mollano, ci provano ancora con un tiro di punta di Seedorf e vengono premiati nel finale, quando Nesta si sostituisce a Pirlo con un delizioso lancio a palombella; Ronaldinho stoppa di petto in area e fulmina Consigli, facendo tirare un enorme sospiro di sollievo a chi già intravedeva lo spettro dell'ennesima sconfitta. Rincuorato dal gol il Milan spinge fino alla fine, reclama un rigore per un fallo di mano in area ma deve accontentarsi di un punto, che serve a poco e dimostra che i problemi non sono stati risolti.
Un pareggio è meglio di una sconfitta, ma il Milan avrebbe potuto e dovuto uscire vittorioso dal campo di Bergamo, perchè il successo era assolutamente necessario e perchè l'occasione di giocare per più di un tempo contro una squadra ridotta in dieci andava sfruttata meglio. Ma questa è una squadra che fatica moltissimo a segnare, lo ha dimostrato anche in quest'occasione e la sosta giunge al momento opportuno per cercare di riordinare le idee e provare a sistemare un po' di cose: i rientri di Thiago Silva e Borriello potrebbero dare più solidità alla difesa e più sostanza all'attacco, ma è a centrocampo che il Milan deve migliorare molto se vuole tornare competitivo e vincente: Pirlo gioca molti palloni ma sembra essere quasi invisibile, nel senso che non inventa mai le giocate geniali cui ci aveva abituato in passato e si limita al "compitino" di smistare la palla a destra e sinistra, oltre a tirare male (nel senso di troppo bassi) tutti i calci d'angolo; Seedorf non incide e gli altri (Gattuso, Ambrosini e Flamini), ci mettono grinta e generosità ma da loro non si può pretendere che abbiano anche i piedi buoni. Non per niente è toccato a Nesta inventarsi assist-man e ciò la dice lunga sulla confusione che regna in casa Milan, anche perchè negli ultimi tempi la squadra è sempre in affanno e costretta ad inseguire disperatamente gol e conseguenti risultati positivi che faticano ad arrivare. Si sperava di tornare da Bergamo finalmente con un sorriso e con prospettive più rosee per il futuro, invece anche questa volta dobbiamo rassegnarci all'evidenza di una squadra che stenta, non vince e non diverte. La classifica parla chiaro: anonima posizione a metà della graduatoria, quasi equidistante dalla vetta e dalla coda, rispettivamente lontane sette e sei punti, a dimostrazione del fatto che questo Milan è ancora malato e non basta certo il brodino di Bergamo a farlo guarire.


