La rivoluzione deve partire da Allegri. Quel messaggio di Barbara passato sotto traccia. Mexes chieda scusa mentre Tosel mette in scacco il Milan: ecco cosa può succedere ai prossimi cori
Pietro Mazzara
“Meno male che arriva la pausa”. E’ questa la frase che ha accompagnato i tifosi del Milan dopo la sconfitta di domenica sera contro la Juventus. Una partita che ha chiuso un ciclo molto deludente da parte della formazione di Allegri. Un periodo di tempo nel quale sono stati giocati due scontri diretti, entrambi persi contro Napoli e Juve, e dove gli altri avversari si sono chiamati Hellas Verona, Cagliari, Torino, Sampdoria e Bologna. Dunque, a parte le due sfide con due concorrenti ai posti di vertice, le altre quattro dovevano e potevano essere avversari con i quali fare bottino pieno. Invece i 3 punti sono arrivati solo contro i sardi e contro la Sampdoria mentre con Torino e Bologna la sconfitta, che sarebbe stata meritata in entrambe le circostanze al netto del gioco espresso, è stata evitata solo grazie a reazioni di orgoglio da parte dei giocatori. La sensazione che si ha è che questa squadra, che sia al completo o meno, non fa paura agli avversari. Perché chi affronta il Milan sa quali sono le sue difficoltà, croniche, e sa bene dove colpirlo. In più, la preparazione mediatica del match, ha sempre i soliti contorni di stucchevole compostezza da parte di Allegri. Non ce ne voglia il Mister, ma sentirsi dire, ogni 3 giorni, che la partita che si andrà a giocare è sempre difficile, ci perdoni ulteriormente, ma non lo si era mai sentito con i suoi predecessori.
I tifosi, nel momento in cui il gioco latita, avrebbero voluto un Milan combattivo, gagliardo, pronto a sudare 7 camice e a sputare sangue in campo dal primo all’ultimo secondo di gioco. Troppo spesso, questo, non lo si è visto se non negli occhi e nelle giocate di pochi giocatori. Inutile dire il contrario, anche perché in altri organi di “informazione”, in una settimana che sarebbe dovuta essere calda come quella della contro il Napoli, si preparavano i cuscini per attutire una sconfitta che, puntualmente, è arrivata. No, ci rifiutiamo di pensare che questo Milan possa andare avanti così. La gente vuole rivedere quello spirito condottiero, in campo e mediatico, che si era visto nella lotta mediatica contro la Juventus prima dello scontro diretto del Febbraio 2012, quando tutto l’ambiente, fatte salve le solite eccezioni, era una cosa sola, un solo esercito, una sola forza.
Philippe Mexes chieda scusa. Il difensore francese, fermato dal Giudice Sportivo per 4 turni ha avuto un comportamento non consono con quelle che sono le regole del codice interno del Milan. Un gesto violento che ha causato un danno a lui stesso ma anche alla Società, ai compagni e ai tifosi. Ma quello che ha lasciato di stucco è stata la decisione di Tosel di chiudere San Siro per la partita con l’Udinese. Una scelta figlia di cori di discriminazione territoriale, come si legge nel dispositivo, che innesca una diffida pesante nei confronti del Milan. Infatti, se il ricorso presentato dalla società dovesse essere respinto, alla prossima segnalazione da parte degli ispettori della Procura Federale comporterebbe lo 0-3 a tavolino a sfavore dei rossoneri. Peccato però che dei cori contro i napoletani e contro Balotelli intonati in modalità virtual dolby surround dallo Juventus Stadium non vi sia traccia. Misteri che continuano…
In tutto questo, la presenza della Dottoressa Barbara Berlusconi al fianco della squadra testimonia come la proprietà sia ottimamente rappresentata nelle vicende della squadra e di come il Presidente sappia, in presa diretta o poco dopo, tutto quello che succede intorno al Milan. La stessa Barbara, nel post Ajax-Milan, aveva lanciato un avvertimento importante su come avrebbe voluto vedere giocare sempre la squadra. Un messaggio di poche parole che ricalca in pieno lo stile del papà in quanto invocava un Milan propositivo, offensivo, padrone del campo e della manovra. Peccato che quel passaggio, riportato dalla Gazzetta dello Sport, non sia stato colto. La sensazione che circola, che sibila sia dalla bocca dei tifosi che dagli addetti ai lavori imparziali, è che se Silvio Berlusconi avesse un minimo di tempo da dedicare al Milan, gran parte di quello che si è visto non sarebbe successo. E probabilmente sarebbe successo qualcos’altro.
Adesso bisogna ricucirsi le ferite, provare a rialzare la testa e a rimettersi in carreggiata per cercare una clamorosa rimonta che dovrà passare anche dal mercato di gennaio. Perché questa squadra necessità di gente che sappia dare del tu al pallone e non del lei. Galliani questo lo sa. Speriamo che a gennaio però la stagione non sia compromessa del tutto.


