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Basta scuse. Ci vuole una presa di posizione netta da qui alla fine del campionato. Che Milan ci aspetta?

autore
Giulia Polloli
per Milannews.it
mercoledì 30 ottobre 2013, 13:06Milanello in rosa
autore Giulia Polloli
30.10.2013 13:06Milanello in rosa

La sconfitta contro il Parma ha lasciato molti strascichi, evidenti nelle dichiarazioni dei giorni scorsi. Le dichiarazioni di Galliani sull’arbitraggio appaiono insufficienti a poter giustificare il nulla che si è visto in campo, oltretutto all’indomani di una partita, quella contro il Barcellona, che aveva regalato ampie speranze per sogni idilliaci. Dopo la notte di Champions sembrava proprio che il Milan si fosse ristabilito, eccezion fatta per qualche rimprovero fatto a Balotelli per la scelta di sgusciare dallo stadio senza la normale “divisa d’ordinanza”. Il Milan ha arginato i danni giocando una partita tatticamente ben orchestrata, ha addomesticato l’avversario senza peraltro riuscire ad avere la meglio su Iniesta e compagni. Ma andava bene così, visto il periodo di pura decadenza del quale siamo stati tutti spettatori quasi increduli. Una boccata d’ossigeno che ci è stata subito rubata, strappata, dalla prestazione inaccettabile contro il Parma. Un Milan senza né capo né coda, che ha rimesso alla mercè della cronaca gli evidenti limiti. Aggrapparsi alla leggerezza delle scelte arbitrali è solo un modo aleatorio per affrontare la realtà. La verità è che il nostro Milan è solo lo spettro di quello che tutti si attendevano ad inizio stagione, la verità sta nel fatto che gli interpreti a diposizione di Mister Allegri non sono quelli che da sempre vengono etichettati con l’epiteto di “uomini da Milan”. Inutile nascondersi, o meglio, impossibile nascondersi: il Milan è questo, è sotto gli occhi di tutti. Un groviglio di uomini che a seconda dell’evento sono chiamati in causa per dare il meglio possibile, ma che raramente, salvo casi eccezionali, raggiungono la sufficienza. E anche Allegri, rimesso sulla graticola dopo la recente sconfitta, non può essere il caprio espiatorio che, eliminato da un momento all’altro, può risolvere i problemi dei rossoneri. Ho più volte sottolineato con convinzione il valore intrinseco di ognuno dei giocatori in rossonero, valore che però non viene quasi mai sviscerato completamente in campo. Allegri si trova a doversi assumere le colpe di risultati scadenti senza avere la possibilità di poter cambiare marcia. Addirittura viene in un certo senso sminuito dalle dichiarazioni fatte dopo la gara contro il Barcellona che vanno a sottolineare come, il cambio di modulo, sia stato dettato da Berlusconi in persona. Nulla di male, ci mancherebbe, ma come può Allegri imporsi se ogni volta i meriti dei successi devono venir condivisi con altri? Nel mondo dei dilettanti, ad esempio, un allenatore che si abbassa ai voleri presidenziali, viene completamente screditato agli occhi dei suoi giocatori e a maggior ragione diventa poi difficile imputare ad intuizioni genuine, nate durante il lavoro settimanale, il giusto merito. Ovviamente non è il caso di Allegri, allenatore affermato e di sicura preparazione. Poi può piacere o meno, può risultare simpatico o sfuggente, ma sul campo di Milanello è lui che detta le regole, così come deve essere. Ecco allora che, a fronte di questo ragionamento, ci si aspetterebbe un’equa suddivisione di oneri e onori, ma ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesimo dilemma: Allegri mangerà il famigerato panettone?

La sequenza di partite dei prossimi giorni potrebbe dare molte risposte, ma ancora una volta il Milan si trova in emergenza. L’infermeria è pronta a scendere in campo con una squadra competitiva, altrettanto forse non può dirsi per quella che scenderà in campo contro la Lazio nel turno infrasettimanale. Una difesa che già nell’estate appena passata era in forte emergenza, ma le cui urla di aiuto sono state completamente ignorate dai dirigenti addetti al mercato. Ed ora, paradossalmente, con la finestra invernale in lento avvicinamento il Milan sembra temere lo scippo delle pedine pregiate anche in attacco. Il Chelsea si muove su Balotelli, sempre protagonista delle cronache quotidiane di casa Milan. L’Arsenal ha buttato l’occhio su El Shaarawy. Parafrasando il titolo di un noto film, viene da dirsi: salvate il soldato Kakà che, pur in un mix di euforia e perplessità è riuscito a rimandare al mittente quelle critiche che già ne stavano minando il rientro tra le mura di Carnago. Se il progetto del Milan era la rinascita grazie alla green generation, forse questo è davvero il momento della virata decisa. La situazione di classifica non è compromessa, il cammino in campionato è lungo, ma i dubbi sono leciti: riuscirà il Milan a risollevare la testa e puntare dritto all’obiettivo? Se la risposta è sì, allora mi aspetto l’utilizzo incondizionato dei campioni rossoneri, sperando che il talento naturale di alcuni di essi possa sbloccare la situazione. Se invece le perplessità azzerano l’ottimismo, allora mi aspetto che i vari Gabriel, De Sciglio, Saponara, Poli, El Shaarawy e compagnia cantante possano trovare in questa stagione terreno fertile per potersi esprimere senza più troppe pressioni, così da ripartire, tra un anno, con maturità e sicurezza ormai consolidate. Si critica sempre troppo l’abitudine tutta italiana di non lasciar spazio ai giovani, a fronte di obiettivi che, lo sappiamo, garantiscono per il futuro economico del club. Ma quando invece si lascia spazio alla green generation e i risultati non arrivano, le critiche diventano spade acuminate che si inseriscono nelle maglie scoperte di fragili armature. Si deve fare una scelta precisa, la deve fare Allegri sul campo ma la società deve supportare il suo tecnico. Solo così si spiegheranno le ali dell’entusiasmo, per la nuova avventura targata Milan. Diversa da quelle cavalcate storiche vinte dai campioni, ma non per questo a priori meno esaltante. Anche perché, dopo Parma, pensare a qualche cosa di peggio, risulta abbastanza difficile.

per Milannews.it

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