Una cerniera da cui ripartire e un modulo da costruire
Matteo Calcagni
Già a seguito della sfida casalinga contro il Barcellona, pur disputata con il "classico" 4-3-3, avevamo sottolineato i benefici ottenuti dall'affiancamento di de Jong e Montolivo: quest'ultimo, pur partendo mezz'ala, si abbassava con costanza formando con l'olandese una cerniera davanti alla difesa. Al Camp Nou l'esperimento è stato ripetuto, con un modulo che ha consegnato da subito il canovaccio tattico: de Jong e Montolivo molto vicini, Poli e Muntari dislocati lateralmente e più liberi di attaccare lo spazio. Quel 4-4-1-1 visto a Barcellona potrebbe adeguarsi e trasformarsi nel tanto "desiderato" 4-2-3-1: un modulo che esalterebbe e favorirebbe il duo bergamasco-orange in entrambe le fasi di gioco. Il nativo di Caravaggio, coadiuvato dall'ex Manchester City, è evidentemente più libero di impostare e viceversa: in Catalogna abbiamo visto più volte il numero 34 effettuare giocate non consuete, potendo permettersi qualche rischio in più.
Allo stesso tempo, tale collocazione garantisce uno sgravo nei confronti dei centrali difensivi: Zapata e Mexes hanno più riferimenti e, essendo meno attaccati, limitano enormemente gli errori di passaggio. Appurata l'efficacia del duo de Jong-Montolivo, bisogna studiare come impostare il resto della formazione: al momento mancano veri laterali, ma Poli, abbinando tenacia e corsa, può tranquillamente adattarsi e svolgere il ruolo di esterno o mezzo-esterno destro in un 4-2-3-1. Già contro il Chievo si dovrebbe puntare su questa disposizione, sebbene El Shaarawy non si ancora disponibile: al suo posto si potrebbe comunque utilizzare uno tra Robinho e Birsa, tenendo sempre conto della presenza di Saponara.


