Lezioni di milanismo a San Siro: il senso di appartenenza dei tifosi deve contaminare anche i giocatori
Furio Fedele
Saranno, saremo almeno in 60.000 domani sera sugli spalti di San Siro. Rizollato a nuovo, sempre in sospeso fra la fretta interventista di Suning e le giuste riflessioni di Marco Fassone, nel teatro rossonero andrà in scena un’altra incredibile lezione di Milanismo. Una dottrina, una fede che non conosce età e che, finalmente, è tornata in voga dopo un quadriennio denso si delusioni. Il tifoso rossonero solitamente non si illude. Appunto per poi non deludersi. Ma la contaminazione innescata e poi alimentata dall’eccezionale mercato estivo ha fatto proseliti, riattivando anche i tifosi più rassegnati e sfiduciati. Il grande Lucio Battisti era convinto, a ragione, che l’eccitazione è un sintomo di amore. Un’ulteriore dimostrazione di quanto siano passionali e innamorati del loro Milan i tifosi rossoneri si avrà quindi domani sera. Non importa se l’avversario non fa parte dei «salotti buoni» europei e la qualificazione al play-off, facendo gli scongiuri, appare decisamente a portata di mano. Il popolo rossonero vuole esorcizzare quanto di negativo è accaduto nel recente passato. Comunque con una festa, che diventi un talismano più che mai beneaugurante in vista di un cammino vche si spera possa diventare trionfale.
PROVA GENERALE. Quella che si vedrà domani sera sarà una prova generale di quanto, quasi certamente, ci dovremo abituare ad ammirare durante il campionato.
San Siro finalmente deve tornare a offrire un colpo d’occhio imponente e potente, confermandosi un’arma in più in grado di mettere in dificoiltà qualsiasi avversario. Nel quadriennio ormai archiviato, erano state proprio le squadre sulla carta più deboli caratterialmente e anche meno attrezzate tecnicamente a poter approfittare, troppo spesso e volentieri, della mancanza dell’effetto San Siro. Gli spalti vuoti, le intere chiazze desertificate di quasi tutti i settori (ad eccezione della Curva Sud, da sempre l’alcova del tifo milanista) incoraggiavano anche i più timorosi e impreparati avversari. San Siro si era ingloriosamente trasformato in un serbatoio di punti per pericolanti e aspiranti retrocesse.
RISCATTO. Quindi quella che dovrebbe essere la stagione della rivalsa e dell’orgoglio milanista di nuovo su livelli esponenziali rivedrà San Siro protagonista assoluto di una storia che, finalmente, tornerà a ripetersi come è accaduto nella maggior parte del trentennio berlusconiano. Casa Milan ha varato, per il campionato, una campagna abbonamenti che punta sulla qualità e sulla quantità. Rivalutando il ruolo della famiglia, del nucleo e del ceppo rossonero dove la fede calcistica è parte integrante del dna dei suoi componenti. Su questa stessa falsariga bisognerebbe fare altrettanto quando bisognerà garantire un’affluenza importante e ugualmente densa nei gironi eliminatoro di Europa League. La formula «paghi 2, vedi 3» appare convincente ma occorre fare i conti con le notturne nei periodi invernali. In attesa di diventare una casa più accogliente per i milanisti, è sufficiente che San Siro si trasformi nuovamente in un incubo per chi è costretto a venirci a giocare da ospite desiderato ma, comunque, perdente. O no?


