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Boban: "Cosa avrei detto di così speciale sul Milan non l'ho capito. Amorim? Non mi piace la difesa a 3, ma gli si dia tempo"

autore
Antonello Gioia
per Milannews.it
Oggi alle 09:25Primo Piano
autore Antonello Gioia
05.10.2026 09:25Primo Piano
Zvonimir Boban, ex calciatore ed ex dirigente del Milan, è stato intervistato da Rai Radio 1: tanti temi toccati tra club rossonero e Nazionale.
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Zvonimir Boban, ex calciatore ed ex dirigente del Milan, è stato intervistato da Rai Radio 1 durante la trasmissione condotta da Filippo Corsini e da Guido Ardone.

Come mai questo buio per la Nazionale Italiana?

"La storia è molto lunga e credo che l'abbiamo un po' capita tutti. È una questione di come si lavora nei vivai, di come si sviluppano i talenti e di quale metodo si usi nei club per far sì che il talento italiano — che c'è, non è possibile che non ci sia — venga cresciuto. Viene cresciuto in maniera non corretta, perché in Italia, dopo la generazione di Totti e Pirlo, non c'è più un fuoriclasse straordinario. Andare troppo a fondo nel discorso richiederebbe ore, ma il succo è questo: iPad, allenatori che pensano sempre al collettivo e al risultato, mai allo sviluppo veramente individuale o delle posizioni dei singoli. Alla fine, avendo sempre paura del risultato e di essere cacciati da gente nei club che magari sa poco di calcio, optano per la sicurezza di un 3-5-2 che abbiamo visto imperversare in questi ultimi anni. È un sistema che, fatto bene magari da una o due squadre al mondo come l'Inter, per il resto non ha vinto nulla negli ultimi trent'anni. Il 92% dei campionati e tornei importanti - Mondiali, Europei, Coppa America e le cinque leghe principali - sono stati vinti con sistemi a quattro dietro e due sulla fascia. Non è una questione di opinioni personali o di come la penso io: questi sono fatti".

Ti ha sorpreso Kayode?

"Mi chiedo perché non sia stato chiamato prima, visto che ha già collezionato 50 presenze in Premier League. Non che avrebbe cambiato tutto, ma è un ottimo giocatore: molto attento, rapido e con le giuste distanze. Difensivamente è davvero tosto e legge bene le situazioni. L'ho visto contro la Francia: lo conoscevo già per qualche partita vista in Premier, ma gioca a questo livello con una facilità e una tranquillità straordinarie, che derivano da un'estrema confidenza nelle proprie qualità. Sì, a questi livelli mi ha sorpreso. Con la Francia ha fatto una partita eccezionale: nell'uno contro uno non gli è andato via nessuno, il che è quasi impossibile. Quindi bravissimo".

Qual è il rapporto tra UEFA e FIFA?

"Abbiamo visto cose un po' curiose durante il Mondiale, ma alla fine il calcio vince sempre. I voti sono abbastanza controllati e nessuno farà la guerra a nessuno. Nonostante certi errori - che ho già criticato e non voglio ripetere su Infantino -, non dobbiamo cancellare il bene che Gianni ha fatto alla FIFA. Credo che tutto si calmerà e si voterà per lui; non penso avrà un'opposizione forte, dato che ha già riconquistato l'Asia, il Sudamerica gli è sempre rimasto fedele e l'Europa non è così omogenea come si pensa. L'Africa è sempre con lui, quindi non credo avrà problemi a essere rieletto. Il conflitto UEFA-FIFA ci sarà sempre, con la UEFA che vuole dimostrare di essere più importante. Sono due grandissime organizzazioni, ma è la FIFA che governa. Il gioco del calcio, comunque, non si perde mai: abbiamo un Europeo a 24 squadre su 55 nazioni e un Mondiale ogni quattro anni a 48 squadre su 211 nazioni affiliate. Non lo vedo come un dramma. E anche se si passasse a 64 - cosa che non credo avverrà -, il numero delle partite non cambierebbe. Dei Mondiali ci ricordiamo le semifinali, le finali o alcune sfide straordinarie. Dare l'opportunità ai Paesi più piccoli di partecipare una volta ogni quattro anni a un torneo così grande rispetta lo sviluppo del calcio, inserito proprio nel secondo articolo dello statuto FIFA. Se prevale l'elitismo, allora giochiamo in quattro: Italia, Brasile, Argentina... L'Europeo si giocava a otto squadre fino all'82 o all'86: non vedo il problema nel far partecipare più Paesi. Anzi, mi diverte vedere nuove nazioni crescere e giocate in un torneo straordinario. A parte gli episodi spiacevoli, come i rossi tolti e certi messaggi anti-calcio, questo Mondiale non è stato un disastro dal punto di vista del gioco".

Il Milan la soddisfa o è destinato a fare un campionato che non lo riporti in Champions League?

"Non ho capito cosa avrei detto di così speciale sul Milan al Festival di Trento. Ho detto che il Milan dovrebbe ambire a vincere, eppure leggo di 'veleno di Boban'. Non capisco quanto sia cambiata l'idea di cosa dovrebbero essere il Milan e i suoi tifosi: non possiamo essere mediocri. Se si accetta che l'ambizione massima sia ogni anno la qualificazione in Champions, allora non ho capito nulla di quello che mi hanno insegnato in Italia e di ciò che mi ha trasmesso mio padre guardando Rivera e sperando che io un giorno potessi ripetere da calciatore ciò che faceva lui. Per adesso il Milan tiene duro, anche se il gioco non sembra promettere grandi cose. Questo sistema 3-5-2, che diventa un 5-2-3 o un 3-4-3, alla fine si trasforma in una difesa a cinque con i giocatori sulle fasce che si massacrano: è un po' illogico. Se Amorim riuscirà, con il buon spirito che ha portato, ad andare fino in fondo in Europa League pur con una rosa non profonda, saremo tutti felici. Io ne dubito, come ne dubita gran parte dell'Italia calcistica che analizza la situazione con più profondità e qualità".

Ci vorrebbe un grande calciatore alla guida della FIGC?

"Magari ci fosse un ex calciatore con le capacità manageriali, politiche e istituzionali per guidare un'istituzione del genere. Sarebbe l'ideale, perché chi capisce di calcio può dare una mano concreta all'allenatore e a tutto il movimento. Non sempre avviene, perché mentre noi giochiamo, gli altri fanno un altro percorso di vita e acquisiscono le competenze per ricoprire ruoli di guida. Ma su questo sono d'accordo: sarebbe la soluzione migliore".

Amorim sta convincendo Boban?

"È ancora presto. Come ho detto, non amo il gioco a tre dietro: le corse diventano lunghe e faticose, le distanze si spaccano e i collegamenti diventano difficili da mantenere nei 90 minuti. Serve grande capacità nei cambi per mantenere la qualità sui fluidificanti, sui terzini e a centrocampo. Col Lecce è andata meglio rispetto alle partite in cui il Milan ha subito tanto, ma siamo solo all'inizio del processo. Anche se ogni partita sembra portarsi dietro anni di discussioni - dato il mondo in cui viviamo, dove si parla e si legge tantissimo -, bisogna lasciargli tempo. Deve convincere con i risultati tutti noi, ed è normale che gli serva continuità e tempo per lavorare".

Come vede Sucic nell'Inter? Le sta piacendo?

"È un giocatore completo, straordinario, con molta classe, coraggio e il vizio del gol. È evidente, però, che non si senta a suo agio o che non venga impiegato come meriterebbe. Chiunque lo può vedere. Questo è il mio pensiero, poi ognuno fa ciò che ritiene meglio per l'Inter. Se continua così, non so quanto senso abbia che Sucic rimanga all'Inter, perché lo considero una delle migliori mezzali al mondo".

Chi vincerà lo Scudetto?

"Oltre all'Inter, vedo la Roma per quello che sta dimostrando ora, sperando che anche le altre tengano il passo per rendere avvincente la corsa".

per Milannews.it

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