Milan, la fuga dei cervelli?
Salvatore Trovato
Prima Ronaldinho, ora Alexandre Pato. La domanda sorge spontanea: il fuggi fuggi generale è già iniziato? Per ora è solo un quesito, piuttosto triste e spiacevole, ma pur sempre un abbozzo di pensiero, da prendere con le giuste distanze. Il Gaucho, dopo aver più volte "rigettato" il proprio destino nelle mani di Roberto de Assis (il fratello-agente), dribblando con classe ogni domanda insidiosa, ha spaventato - e non poco! - il popolo rossonero con una doppia uscita dal campo dal sapore di addio: contro la Juve, nell'ultima di campionato, e a Montreal, nell'amichevole conclusiva della tournée americana. Solo gesti e nessuna parola, questo bisogna dirlo. Segnali? Indizi? Soltanto apparenze? Tutto è possibile, ma il dubbio rimane e il silenzio calato attorno all'ex Barcellona (per il momento in vacanza) accentua il sospetto. Dopo gli strani sintomi del "dentone" verdeoro, stamane ci ha pensato un altro attaccante carioca a spaventare il diavolo, sganciando sulla terra una bomba inaspettata. "Restare al Milan? E' presto per dirlo.
Ne riparleremo dopo il 20 luglio, il giorno del raduno a Milanello". Testo e regia di Alexandre Pato, destinato ad un pubblico adulto, dal cuore forte. Il papero ha forse respirato l'aria di via Turati, ormai un'autentica "chronic austerity", che toglie il fiato un po' a tutti? Beh, a questo punto è lecito chiederselo. Pato scricchiola, dunque, e con lui il tifoso milanista, sempre sul "Chi va la?" ad ogni tenero squillo di tromba proveniente dall'estero, per esempio da Londra, sponda blues. Per un giocatore che va, uno che viene, è il diktat di Galliani: la speranza, però, è che siano altri a fare le valigie e lasciare il rossonero, non certo i due in questione... per la serie "Parto anch'io? No, tu no!".


