Vendita del Milan: da Al Maktoom a Squinzi, un fondo di verità ci deve essere ed i conti...
Pietro Mazzara
E’ quasi un anno che, con regolarità, si torna a parlare della cessione di quote azionarie da parte del Milan, attraverso Fininvest, ad acquirenti esterni alla holding della famiglia Berlusconi che controlla il club rossonero. In principio. Si parla dell’aprile 2009, venne fatto il nome dello sceicco Al Maktoom e del figlio Bin Hal Zayed, il tutto fomentato dall’ingresso della Fly Emirates come main sponsor per la stagione che verrà. Successivamente, e dopo varie smentite da parte di Fininvest, venne il turno del petroliere albanese Rezard Taci che si disse pronto ad investire importanti somme sul mercato parlando di obiettivi da acquistare quasi come se fosse già stato a capo del club di via Turati. Ma anche quest’ultima opzione venne smentita e messa nel dimenticatoio. Gli ultimi nomi, in ordine di tempo, che sono stati indicati come dei possibili acquirenti del pacchetto di minoranza del Milan sono stati la società petrolifera russa Gazprom e l’imprenditore italiano Giorgio Squinzi.
Per ciò che riguarda l’azienda facente capo al primo ministro russo Vladimir Putin, grande amico e alleato politico del patron del Milan, Silvio Berlusconi, nonostante le indiscrezioni raccolte e confermate dai media italiani ed anche da quelli moscoviti, la notizia sembra essersi rivelata una bolla di sapone. Discorso a parte lo merita il patron della Mapei, che, oltre ad essere un grande imprenditore di successo, è un grandissimo tifoso del Milan e sembra essere l’unico in grado di poter sostenere l’acquisizione delle quote azionarie e pare essere l’unico a poter investire seriamente nel club per il quale fa il tifo. In tutto questo excursus di papabili acquirenti non può non balzare all’occhio il fatto che il Milan ha intrapreso una politica economica volta al ripianamento dei conti ed al pareggio del bilancio, una politica tipicamente adottata dai padroni delle aziende che, consci di poterci fare tanti soldi, decidono di mettere in vendita la loro creatura con i conti a posto per poter presentare agli acquirenti un prodotto sano che, di conseguenza, ha un valore di mercato più alto rispetto ad una società con i conti in rosso. Fininvest e lo stesso Berlusconi hanno più volte smentito la possibilità di una cessione del Milan o di quote azionarie dello stesso ma ,tra tutti i nomi che si sono fatti e visto l’andamento attuale del club, votato all’austerity ed al calcio sostenibile, un fondo di verità ci deve pur essere. Quello che è evidente è che adesso, il club più titolato al mondo, ha bisogno di cambiamenti perché, questa situazione, non è più sostenibile.


