Progetto giovani: facciamo un pò di chiarezza
Pietro Mazzara
Nelle email che arrivano alla nostra redazione ma anche a quelle di altri organi di informazione, si legge molto l’espressione: “Il Milan deve puntare sui giovani e sul vivaio”. Un pensiero condivisibile ed assolutamente da perseguire visto che la società rossonera, purtroppo per i suoi tifosi, siano essi evoluti o meno, ha deciso di perseguire la strada che porta alla solidità economica a discapito della politica dei risultati sportivi, almeno nell’immediato. Nelle stanze di via Turati, e del centro sportivo Vismara, sede strategica delle menti e degli uomini mercato del settore giovanile milanista, l’obiettivo, almeno stando ai movimenti sul mercato effettuati nell’arco di un anno, è quello di portare alla corte del diavolo i migliori giovani del panorama nazionale ed internazionale ed è proprio questo quello che il Milan intende fare. Filippo Galli, nella lunga intervista rilasciataci qualche settimana fa, lo aveva fatto capire a chiare lettere come dal “progetto giovani” non si possano pretendere dei risultati immediati in quanto il settore giovanile è stato, colpevolmente, trascurato nelle stagioni e negli anni passati, e, salvo rari casi, non ha prodotto giocatori in grado di poter calcare i campi della serie A con la maglia rossonera sulla schiena.
Il Milan è vigile su tutti i principali giocatori nella fascia compresa tra i 15 ed i 18 anni ed è disposto ad offrire, come nel caso del bresciano Tassi, cifre importanti per assicurarsi i migliori prospetti in circolazione, come dimostrano anche le operazioni Santonocito e Fossati. Il tifoso milanista invoca i giovani in prima squadra, basandosi sull’esempio del Barcellona, scuola di vita e di calcio, ma il “Canterismo”, un po’ come il Guardiolismo, potrebbe portare più danni che vantaggi alle società ed al Milan che, per evitare ciò, ha deciso di intraprendere una politica molto simile a quella dei catalani, ossia formare fin dalle categorie base i tecnici ed i giovani tesserati. Sempre facendo il parallelo con la Spagna, le squadre inferiori alla prima disputano i campionati nelle categorie inferiori a quello dove si trova la prima squadra, consentendo così ai giocatori di respirare l’aria del calcio dei “grandi”, in pratica è come se la primavera disputasse il campionato di Lega Pro, il che risulterebbe diverso rispetto al giocare il campionato di categoria. Insomma, il progetto giovani va bene, ma per i risultati bisogna aspettare anche perché San Siro ha dimostrato di essere uno stadio che non perdona, con il rischio di bruciare dei prospetti importanti.


