Ogni anno il 2 novembre... L'A livella di Totò per il Milan di Amorim
Antonello Gioia
"Ogni anno, il 2 novembre, c'è l'usanza per i defunti andare al Cimitero". Chi ricorda questa intro sin dagli anni dell'infanzia, quando si recitava a memoria. E oggi - 2 novembre, per l'appunto - è tornata alla mente e, con il massimo rispetto per i nostri cari che non ci sono più, ne approfittiamo per applicarla al Milan. Sul senso, quantomeno.
'A LIVELLA DEL MILAN
L'"'A livella" di Totò racconta la conversazione tra due ombre a cui uno sfortunato visitatore del cimitero assiste in piena notte. Si tratta di un marchese e di un netturbino, casualmente sepolti l'uno accanto all'altro, quindi uniti dallo stesso destino, quello della morte e della sepoltura nello stesso luogo, dopo una vita vissuta in maniera diametralmente opposta. Ma cosa c'entra tutto questo con il Milan? Beh, niente che abbia a che fare con la morte, ovviamente; anzi, dopo la vittoria nel derby di sabato, così netta e meritata, va celebrata tutta la vitalità del momento. Il riferimento è, perciò, direttamente alla livella, strumento portatile usato per verificare la pendenza di piccole superfici o singoli elementi. In estrema sintesi, la livella di cui racconta Totò è la realtà dell'equilibrio a cui si giunge con la morte: non esistono più classi sociali una volta lasciata questa Terra, ma si è tutti sullo stesso piano.
Il Milan, quell'equilibrio - quella livella - deve ancora trovarlo. Su vari aspetti:
Equilibrio ambientale
Mettersi in bolla significa (anche) non farsi travolgere né dall'euforia esagerata dopo una notte magica a San Siro, né dalla depressione cupa dopo una frenata come quella di mercoledì scorso contro il Bologna. I tifosi giustamente sognano e si esaltano, ma chi è dentro la squadra, chi la guida e la gestisce deve mantenere la testa fredda e i piedi ben saldi a terra. Gasarsi serve, esaltarsi no, così come allo stesso tempo non serve rattristarsi, ma motivarsi sì.
Equilibrio nelle prestazioni e nei risultati.
Pretendere continuità assoluta da una rosa che oggi ha un divario evidente tra i suoi 7-8 titolari di primissimo piano, come Maignan, Modric, Gila, Rabiot, Pulisic e Moreira e le seconde linee è un'utopia. La coperta è corta, il doppio impegno con l'Europa League brucia tante energie, e tutto ciò toglie inevitabilmente brillantezza nel gioco e stabilità nei risultati positivi. Per raggiungere la livella, dunque, servirà, già a cominciare da gennaio, un calciomercato all'altezza, che rinforzi la panchina, magari facendo diventare alternative attuali titolari di secondo piano. Bisogna, dunque, cercare di rimettere in bolla anche il divario tra titolari e riserve: le seconde non saranno mai all'altezza delle prime, ma la distanza si deve ridurre per poter essere competitivi su più fronti ogni tre giorni.
Equilibrio nei giudizi
Amorim non era un genio a Udine, non era un brocco dopo il Bologna, non è stato Guardiola sabato, ma è un ottimo allenatore che ha bisogno di tempo e di giocatori per esprimere al meglio il suo credo. Non è stato esente da errori, non è stato esente da grandi trovate, ma è inutile metterlo sul patibolo dopo ogni (anche mezzo) passo falso. La realtà è che non è mai stato in discussione e non lo sarà: il progetto ha il suo nome impresso e così rimarrà.
LA CONFERMA DI AMORIM SULLA LIVELLA
Amorim, il 31 ottobre scorso, sembrava quasi recitare la poesia di Totò - parafrasata, ovviamente - nella conferenza stampa post derby: "Sono davvero felice. E quando sono davvero felice, sono anche molto tranquillo. Poi, beh, sono un ragazzo giovane ma ho già tanta esperienza. Due giorni fa, qui intorno, sembrava di essere in un cimitero, a un funerale: tutti pensavano che sarebbe finita male. Oggi, invece, la gente parla già di scudetto, come se fosse cambiato tutto. Per quanto mi riguarda, avendo esperienza, so che dobbiamo mantenere il livello costante, ma vi garantisco che sono davvero felice. Adesso vado a casa, riposo e poi penserò alla prossima, perché so benissimo che il calcio è fatto così. Quindi, sono il leader di questa squadra e ho il compito di mantenere alto il livello". O la livella.


