Berlusconi a MC: "Vi spiego il progetto per il Milan del futuro. Servono 100-150 milioni all'anno per essere competitivi. Bonaventura? 10 predestinato"
Thomas Rolfi
Silvio Berlusconi, in visita a Milanello per celebrare il trentennale dall'acquisizione del Milan, ha parlato ai microfoni di Milan Channel. Ecco le parole del presidente rossonero al canale tematico.
Su come il Milan ha inciso sulla propria vita: "Il Milan faceva già parte della mia vita perchè era uno degli argomenti di contatto con mio papà. Io non vedevo l'ora che tornasse a casa alla sera per parlare di Milan. Andavamo alle partite e io mi sentivo rappresentato dai vari Carapellese e altri. Era un Milan che non vinceva molto, molto spesso c'erano lacrime, ma mio padre mi incoraggiava e mi diceva 'dai che ci rifaremo'. Oltre a essere stato naturalmente giocatore di calcio in gioventù, avevo anche costruito una società che si chiamava Torre Scalla prima ed Edilnord poi, per far giocare mio fratello e i suoi coetanei. Feci anche l'allenatore e inflissi ai ragazzi del Milan allenati da Zagatti delle sconfitte. Vinsi uno in fila all'altro tanti campionati arrivando a terminare un campionato addirittura senza sconfitte. Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita. Quando ebbi l'opportunità di interessarmi delle sorti del club e avendone le possibilità, mi sentii in dovere di fare qualcosa. Ero consapevole che avrebbe portato a una popolarità impegnativa, ma alla fine l'amore ebbe il sopravvento. Mi assunsi questa responsabilità nei confronti di mio padre, dei tifosi e di tutta la storia del Milan. Oggi entrando a Milanello mi son ricordato della prima volta che entrai, fu una gioia ma ricordo che sentivo proprio l'onere del compito che stavo assumendo. Annunciai che il Milan diventasse una delle prime squadre al mondo. Dopo il primo anno di assestamento con un allenatore non scelto da me, trovai Arrigo Sacchi sul mercato che interpretava molte delle mie pulsioni. Al primo di luglio portai tutto il Milan a Pomerio in un castello facendo questi giorni di ritiro spirituale dicendo che l'obiettivo sarebbe stato quello di vincere il campionato, la Coppa dei Campioni e quella intercontinentale l'anno successivo. Ci riuscimmo e da lì cominciò la serie di trofei vinti, con le 8 finali di Champions League di cui 5 vinte. Sono diventato il presidente che ha vinto più nel calcio. Una delle preoccupazioni che ancora oggi rispetto alle mie aziende e alla politica, resta il Milan"
Se ha mai pensato di fare seriamente l'allenatore : "Mi hanno fatto una volta questa domanda. La mia risposta è stata 'Non solo in panchina, ma anche in campo'".
Su cosa dirà in vista di Napoli-Milan a Mihajlovic: "Cercherò di convincerlo ad una motivazione speciale dei suoi ragazzi. L'ho incontrato oggi qui, ho pranzato lui e ho parlato con i ragazzi. La situazione si presenta molto complicata perchè è reduce da due sconfitte in trasferta, di cui una immeritata contro la Juventus. Ha quindi la necessità di risorgere. Seconda cosa, ha l'opportunità vincendo di tornare in testa alla classifica. Terzo, è in debito verso lo strardinario pubblico napoletano per aver perso la testa della classifica e sarà una motivazione straordinaria. Dovremo avere anche noi una grandissima motivazione. Io ho parlato oggi con loro e spero di essere riuscito a dargliela, ora starà nell'allenatore parlargli e completare l'impresa".
Sui giocatori per eccellenza che rappresentano il Milan: "Non voglio fare torto a nessuno. Il Milan ha avuto una serie infinita di campioni, ce li siamo goduti tutti e siamo molto grati a loro. Credo che nessuna squadra abbia visto passare nelle sue fila così tanti campioni e che hanno dato un gioco così bello che ha convinto tutti del primo livello del Milan che si è conquistato in Italia e nel mondo. Io sono stato per molti di loro un fratello maggiore, poi con il passare degli anni un padre e ora un nonno. Ho sempre cercato di essere vicino quotidianamente a loro e di risolvere i loro problemi, anche familiarli, di motivarli, e ho mantenuto i contatti anche con molti di loro successivamente. Mi sono sentito poco fa con Sheva, è collaboratore dell'allenatore dell'Ucraina ora e mi dà informazioni sulla grave situazione di quel Paese. Sheva mi racconta di quello che succede nelle scuole, ecc".
Sul futuro del Milan: "Io dico che il Milan ha un obbligo, di restare protagonista nel calcio mondiale. Per fare questo bisogna entrare in concorrenza con club che sono di soci che hanno infinite possibilità finanziarie derivanti dal petrolio. E per questo motivo abbiamo sentito l'esigenza di ampliare la nostra base economica e quindi abbiamo da un anno questa negoziazione con Mr. Bee che è in corso che prevede la commercializzazione del brand Milan nei paesi orientali e soprattutto in Cina dove il Milan conta 243 milioni di simpatizzanti. E' importante per noi arrivare a questo incremento del nostro capitale per poter disporre anche di investimenti per acquisire quei fuoriclasse per arrivare a essere competitivi con le grandi squadre. Abbiamo ritenuto che una strada potesse essere quella di un Milan tutto italiano, abbiamo 6 giocatori provenienti dal nostro vivaio. Purtroppo in attacco c'è carenza di attaccanti italiani bravi, quindi ci siamo affidati ad attaccanti stranieri. Il futuro direi che è: volontà assoluta di restare protagonisti in Italia, in Europa - possibilmente vincendo la Coppa dei Campioni e nel mondo. Due, costruire un nuovo ciclo con una squadra giovani che possano essere titolari nel Milan come Donnarumma e De Sciglio per fare dei nomi. Adesso si è aggiunto alla rosa Locatelli, che io ritengo essere l'erede di Pirlo ed è dotato di grandi doti tecniche e fantasia. In attacco abbiamo un fuoriclasse che si chiama Bonaventura, che è il numero 10 predestinato. Dobbiamo acquisire due attaccanti, uno potrebbe essere Mario Balotelli se diventasse saggio e un altro sarebbe da trovare. La volontà assoluta è quella di una squadra che vince e che grazie alle vittorie riesce a far quadrare i bilanci. Una squadra che diventa per la sua base societaria internazionale e che quindi può contare su delle risorse necessarie. Io non penso che una squadra possa diventare protagonista se non può spendere 100-150 milioni all'anno per la campagna acquisti. Questa è una cosa che una possibile, probabile chiusura dell'affare con Mr. Bee potrebbe portare. Concludo con una cosa: noi tutti abbiamo il Milan stampato sul nostro cuore. Il calcio è la metafora della nostra vita. Il Milan per noi è l'esempio di questi ragazzi che scendono in campo che devono essere padroni del campo e del giuoco e devono vincere convincendo con la passione l'entusiasmo, con il bel gioco, con la lealtà. Il Milan credo debba e possa essere una grandissima scuola da cui tutti abbiamo da imparare e con la quale tutti noi possiamo essere sereni e felici".


