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Gruppo coeso, unità d’intenti, rabbia e determinazione: il risultato, è, forse, il sesto posto?

autore
Furio Fedele
per Milannews.it
martedì 15 marzo 2016, 00:00Editoriale
autore Furio Fedele
15.03.2016 00:00Editoriale

Da quando Silvio Berlusconi ha ribadito a Sinisa Mihajlovic l’obbligo di vincere tutte le partite (dopo Milan-Genoa 2-1 del 14 febbraio) i rossoneri hanno vinto solo una gara (1-0 al Torino), ne hanno pareggiate 2 (Napoli e Chievo) e persa una (Sassuolo). Evidentemente il messaggio, forte e chiaro, non è stato recepito, come dimostrano i recenti risultati. Quindi Abbiati e Abate hanno fatto bene a sottolineare il malcostume dilagante a Milanello. Puntando l’indice su chi dei loro compagni non ha gli stimoli giusti. In particolare l’accusa di Abbiati riguardo evidenti incomprensioni in campo a proposito di consigli e suggerimenti ha smentito quello che Mihajlovic ha sempre sostenuto per giustificare la sua caparbietà e le sue convinzioni. Ma come? Il gruppo non era coeso, tutti non remavano dalla stessa parte? E poi: ma Mihajlovic, sempre attento e spietato, non è riuscito a sradicare questo «virus» in tempo utile per evitare che i «panni sporchi» fossero messi in piazza davanti a tutti? Per costringere Abbiati e Abate, poco inclini alle luci di qualsiasi ribalta, a un simile sfogo vuol dire che la situazione è ormai, da tempo, fuori controllo. E dire che, ascoltando periodicamente i diktat di Mihajlovic, il terzo posto sembrava legittimato proprio dal «sacro fuoco» che animava un gruppo determinato a conquistare il risultato minimo imposto dalla società.

ILLUSIONE. C’è chi, fra l’altro, si è sentito addirittura gratificato dalla irresistibile galoppata che ha trascinato il Milan alla finale di Coppa Italia. Un’emozione indescrivibile, evidentemente, che ha appagato i sogni di giocatori fieri per aver eliminato Carpi e Alessandria nei quarti di finale e in semifinale... La verità è che adesso è a rischio anche il sesto posto. La verità è che, purtroppo, questo risultato accontenta più di uno strapagato milanista. La verità è che a qualcun altro, invece, interessa poco o nulla di quanto accade in campo. Ma come: il sergente di ferro Mihajlovic non avrebbe dovuto fare di questo Milan un gruppo forte e coeso, determinato come non mai? In realtà, ma non è un atteggiamento che si limita a quest’anno, nel Milan c’è chi ha sempre e comunque pochi stimoli. Nonostante una busta-paga da nababbo e benefit principeschi.

CHE FARE? La domanda è sempre la stessa. Nelle prossime 9 giornate il Milan dovrà difendere il...sesto posto. Che, per carità, sarebbe già un successo se raffrontato all’ottavo e al decimo che hanno caratterizzato le ultime due stagioni. La «caccia» al nuovo allenatore è già partita, da tempo, come se bastasse per risolvere problemi che hanno radici profonde. Ha ragione Mihajlovic quando dice che il vero esempio è la Juventus. Sì, ma non solo in campo. A Vinovo, nello spogliatoio dello Stadium, in ogni angolo della città non vola una mosca bianconera. E se vola viene abbattuta, schiacciata... Chi sbaglia paga di tasca sua. Il «fuori rosa» è la sanzione più immediata, non certo la meno dolorosa e umiliante. Il cosiddetto codice interno etico e di disciplina va rivisto e corretto. Niang si è addirittura infastidito dal clamore scatenato da suo incidente stradale che ha privato il Milan di uno dei due attaccanti abili e arruolabili fino a quel momento (Milan-Torino 1-0). Ma il vero problema era la sua «privacy», non le conseguenze per il Milan. 

per Milannews.it

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