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Tuttosport - Albertini: “Nel Milan attuale ci sono troppa confusione e poche certezze dentro e fuori dal campo. Mi aspettavo di più da Mihajlovic”

autore
Enrico Ferrazzi
per Milannews.it
giovedì 17 marzo 2016, 08:01Primo Piano
autore Enrico Ferrazzi
17.03.2016 08:01Primo Piano
Antonio Vitiello
Antonio Vitiello

Demetrio Albertini è stato uno dei grandi campioni che hanno vestito la maglia del Milan di Silvio Berlusconi e che hanno vinto tutto quello che c’era da vincere. Ai microfoni di Tuttosport, l’ex rossonero ha detto la sua sulla squadra di Sinisa Mihajlovic: “Questo è il Milan: quando si arriva a metà marzo in classifica hai quello che ti sei meritato. Potenzialmente questa squadra secondo me poteva fare qualcosa in più, essere più vicina alle prime, però le cinque davanti hanno giocato meglio o hanno ottimizzato i momenti positivi del loro campionato. Il Milan ha gettato punti al vento, ma dalla Juventus all’Inter, passando per Napoli, Roma e Fiorentina, tutte hanno avuto delle flessioni”.

DELUSIONE MIHA - Albertini ha poi parlato di Mihajlovic e del suo futuro che è sempre più incerto: “Partiamo dal presupposto che Berlusconi è il proprietario e deciderà lui: nessuno di noi sa cosa c’è nella sua testa - ha spiegato l’ex centrocampista rossonero -. A volte ha spronato Mihajlovic, a volte no. Lo ha confermato o messo in bilico. La stagione di Sinisa, che reputo un ottimo allenatore, è stato un sali e scendi continuo. Ha imposto con coraggio giovani come Donnarumma e Romagnoli, ma è anche vero che mi aspettavo qualcosa in più sotto il profilo del gioco, una squadra più propositiva, ed è indubbio che il Milan abbia sbagliato delle partite che non doveva sbagliare. Detto questo, non posso giudicare da esterno cosa passi per la testa del presidente e della società. Dal mio punto di vista, però, quando scegli qualcuno e inizi un progetto, bisogna crederci e lavorarci insistentemente”.

NON E’ IL VECCHIO MILAN - L’ex rossonero ha infine spiegato perché secondo lui il Milan non è più quello di una volta: “Dico una cosa che mi pare esemplificativa di questo momento storico del Milan: tutto è contagioso, la confusione genere confusione. Il presidente Berlusconi quando è entrato nel calcio aveva portato una filosofia nuova, energie e chiarezza su cosa doveva essere il Milan, ovvero diventare la squadra più importante del mondo. Oggi questa chiarezza non c’è. A inizio stagione vedevo il Milan come un cantiere aperto che stava gettando le basi per il futuro, mi piaceva la programmazione che si era intravista con gli investimenti estivi dopo anni un po’ così. Secondo me, arrivati a marzo, dovrebbero essere più certezze, più punti fermi da cui proseguire nella progettazione della prossima stagione. Valutazioni da fare con equilibrio per costruire il futuro. Un tempo Berlusconi voleva vincere, ma non solo la partita della domenica successiva. Si poteva perdere, ma il piano era diventare i più grandi al mondo nel tempo. Oggi non deve esserci forse quell’obiettivo, ma neanche esaltarsi dopo due vittorie o buttare tutto all’aria dopo due sconfitte. Secondo me qua non bisogna parlare di Mihajlovic sì o no, chi o meno al suo posto. Il discorsa va oltre all’allenatore, il discorso è: qual è il progetto? Non ci sono certezze né in campo, nè fuori. Bisogna ragionare bene, capire che il mercato non è l’unico mezzo per costruire una squadra, ma una componente per arrivare all’obiettivo. Neanche il Real vince solo con i grandi acquisti”.

per Milannews.it

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