Il passo indietro è servito: dopo le prime, buone indicazioni, il Milan incappa ancora nel vecchio déjà vu
Simone Nobilini
Che una rondine non faccia primavera, ormai, si sa fin troppo bene. Nessuna esaltazione post Torino, dopo una gara ben interpretata con risultato a rischio negli ultimi, folli minuti di gara, e nessuna depressione dopo Napoli, di fronte ad una sfida già impegnativa in partenza in cui, per più di uno spezzone di gara, il Milan è riuscito a tener bene testa ad una squadra attualmente da podio. Oggi, tuttavia, le buone impressioni destate a sprazzi dalla squadra di Montella nelle prime due giornate di campionato sembrano essere state spazzate via dalla solita e ormai ciclica prestazione buia che l'ambiente rossonero sperava di non rivivere: un déjà vu ripetutosi da ormai tante, troppe stagioni, capace di bruciare buone occasioni e cancellare le recenti, buone prestazioni fornite.
ALTRO CALO - Difficile trovare una spiegazione obiettiva, se non in una rosa che qualitativamente lascia più di un dubbio, sul perché di tali gare sottotono: pur di fronte ad una costruzione di gioco in corso, per cui è chiaramente e giustamente necessario dare tempo a Montella, il Milan ha mostrato troppi cali di concentrazione costati carissimo. Primo tempo discreto, con la squadra spesso alla ricerca del gol e con qualche sprazzo di buona trama, e ripresa nulla, di fronte ad un undici totalmente spentosi a livello di spinta, motivazioni e ricerca di un vantaggio che avrebbe potuto sbloccare una situazione scomoda. Atteggiamento difficile da spiegare punito, anche con un pizzico di sfortuna, dalla rete nel finale di Perica, capace di regalare un successo a sorpresa a San Siro che al club bianconero mancava dal 2007 (2-3) e che toglie al Milan un'occasione importante per trovare i tre punti, anche in vista dei prossimi, complicati impegni.
DIFESA COLABRODO - Il gol vittoria friulano, arrivato all'89', è il terzo subito in tre gare nei 15' finali del match dalla difesa rossonera: sintomo di una tendenza a staccare la spina prima del triplice fischio che desta un pizzico di preoccupazione, oltre ai ben 7 gol subiti volti a dimostrare la fragilità della retroguardia milanista. Un reparto sul quale, Gómez a parte, non si è deciso di intervenire, cercando magari un difensore più esperto da affiancare a Romagnoli, la cui miglior versione si è vista al fianco di Alex. Mancati acquisti la cui assenza ora, senza nulla togliere ad un buon Paletta, si fa inevitabilmente sentire, per una rosa che sarà quasi certamente costretta a restare invariata almeno per i prossimi 3 mesi.


