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Il Milan non può fare a meno di Niang. Alla scoperta di Mirabelli, ecco perché Fassone punta su di lui per il ruolo di direttore sportivo

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
lunedì 12 settembre 2016, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
12.09.2016 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Un brusco passo indietro, un risveglio che fa male e che mette il Milan davanti ai suoi limiti strutturali. Prima di mettere in discussione Vincenzo Montella, che ieri ha comunque commesso degli errori nella lettura della partita, bisogna prima pensare a come i giocatori non abbiano avuto la forza mentale di prendere in mano una partita, quella con l’Udinese, che avrebbe dovuto portare in cascina punti e che, invece, si è trasformata in uno psicodramma che riapre dubbi e incertezze di una rosa che, per l’ennesimo anno, pecca di qualità e di uomini chiave nei ruoli fondamentali. La verità che ci ha consegnato Milan-Udinese è che questo Milan, ad oggi, non può fare a meno di Mbaye Niang. Il francese è l’unico giocatore in grado di spaccare le partite in qualsiasi momento, che ha i colpi – tecnici e fisici – per poter cambiare il volto alle partite. È stato così con il Torino e anche con il Napoli, mentre ieri nessuno dei suoi compagni è riuscito a scatenare un fulmine violento nel grigiore di una prestazione ampiamente insufficiente a livello globale. Venerdì sera contro la Sampdoria, nella partita del cuore di Montella, Niang tornerà a disposizione e, quasi sicuramente, sarà titolare e il Milan si dovrà affidare a lui per poter cercare di rialzare la testa dopo due sconfitte consecutive.

Intanto però, il Milan del futuro inizia a prendere forma. Marco Fassone ha fatto la sua scelta per il direttore sportivo, optando per Massimiliano Mirabelli, attuale capo scout dell’Inter e che la società nerazzurra è pronta a liberare. Ma chi è questo professionista del calcio, partito dai campi della Promozione ed arrivato al grande calcio? Mirabelli è un grande conoscitore della materia, è un uomo che vive in e per il campo. I giocatori li va a vedere lui, di persona. Per almeno due mesi all’anno, la sua vita si sviluppa in Sud America, tra gli stadi più conosciuti e quelli meno, laddove spesso si possono nascondere e scovare quei talenti in erba che potrebbero diventare degli affari o, meglio ancora, dei campioni. I video, da quello che apprendiamo, non è che gli piacciano molto. Lui si fida dei suoi occhi, delle sue sensazioni, dei suoi appunti e delle sue relazioni. Il campo è parte integrante della sua vita e del suo lavoro e non c’è procuratore che tenga: se un giocatore è forte e lo convince, allora lo segue, altrimenti si cambia profilo, si cambia obiettivo.

Mirabelli non è abituato a trattare a tavolino con i procuratori ed è anche la sua spiccata personalità a permettergli di imporre le sue scelte, anche all’interno dello spogliatoio. Ma non di solo Sud America è fatto il suo scout. Ci sono i mercati dell’est Europa, dove la fucina di talenti grezzi e puri è sempre florida. E non è un caso se, il giorno di Italia-Croazia a San Siro di due anni fa, Mancini e Ausilio si presentarono per visionare quel Brozovic che, ad oggi, vale 35 milioni oltre a prendere una sbandata decisiva per Perisic. E poi le sue relazioni annoverano anche i nomi di Gabriel Jesus e Gabigol, Brekalo e Grujic, gente visionata quando erano dei talenti in fasce e che, oggi, valgono decine di milioni di euro.

Max Mirabelli è uno che sa come si fa, è un professionista puro e prima di criticare il suo arrivo, beh, lasciamolo lavorare prima di emettere un giudizio su quello che sarà il suo operato. Fassone vuole un uomo così, uno che sappia trovare quei giocatori che possano diventare le stelle del Milan del futuro.

per Milannews.it

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