Una vittoria figlia degli attributi. Locatelli, la pepita che sta emergendo: ecco il retroscena sul suo arrivo al Milan. Montella, la strada è quella giusta e i punti lo dicono
Pietro Mazzara
Probabilmente non ci faranno un DVD per questo Milan-Sassuolo con le urla di gioia di Pellegatti e Suma che, probabilmente, diventeranno virali sul web, ma quella di ieri è stata una partita strana. Forse è stata la scintilla che serviva al Milan, dopo tanto tempo, per poter dire: “Occhio, ci siamo anche noi”. Eppure, quando Pellegrini ha segnato il gol del 3-1, sembrava essere davanti al solito canovaccio degli ultimi anni, con il Sassuolo che stava iniziando a toreare i rossoneri in bambola. Eppure, guardando il cronometro, la sensazione che si è avuta dallo stadio è che qualcosa poteva ancora accadere. Ha avuto ragione Vincenzo Montella con i suoi cambi, con Niang messo dentro a inizio ripresa e che ha spaccato il match e, soprattutto, con Manuel Locatelli al quale ha consegnato le chiavi del centrocampo milanista dimostrando di avere grande fiducia in lui e nelle sue doti.
Manuel è un ragazzo introverso, investito dalle aspettative pubbliche di Silvio Berlusconi e con la nomea di essere un predestinato. Lui è arrivato a questa soddisfazione personale dopo anni di sacrificio, passando dalla posizione di trequartista a quella di regista davanti alla difesa con una naturalezza disarmante. Ha saputo maturare in fretta, in primis grazie al lavoro di Cristian Brocchi in Primavera e alla possibilità di potersi allenare costantemente in prima squadra. Il gol di ieri, che Loca ha nelle corde, è solo l’atto conclusivo della sua storia milanista. Manuel inizia nei pulcini del Galbiate, società dilettantistica della provincia di Lecco dove Mauro Bianchessi, all’epoca dirigente dell’Atalanta e oggi responsabile dell’attività di base del Milan, lo scopre e lo tessera portandolo subito a Zingonia. Qui cresce in maniera molto importante, ma presto il suo cartellino entrerà al centro di una vera e proprio giallo di mercato giovanile, come spesso accade nei vivai. Nel 2008, infatti, il Milan tessera Emanuele Alborghetti il quale, dopo solo un anno in rossonero, si accorda con l’Atalanta. I rossoneri rimangono un po’ spiazzati dalla decisione del ragazzo e allora Bianchessi, che nel mentre è passato al Milan e che ha portato in rossonero di vari Donnarumma, Calabria e Cristante, decide di intavolare una trattativa che gli permette di tesserare Locatelli. Da quel momento in avanti, tra i rossoneri e l’Atalanta, è nato un patto di non belligeranza sui talenti del settore giovanile onde evitare spiacevoli equivoci. Prima che Locatelli firmasse con il Milan, l’Inter aveva provato ad inserirsi senza però riuscire a strappare il sì della famiglia del giocatore. Il contratto che lo lega al Milan scadrà nel 2020 e, c’è da crederci, se queste sono le premesse, i rossoneri si sono trovati in casa il regista del presente e del futuro.
Tornando al risultato, Vincenzo Montella ha ottenuto 13 punti in 7 giornate e, il suo score, risulta essere di livello. E’ dietro solamente ai 14 punti ottenuti da Allegri l’anno dello scudetto e da Inzaghi nella stagione 2014-15, ma è come sono arrivati questi punti che deve confortare i tifosi. Sono arrivati attraverso un’idea di gioco, soffrendo ma tirando anche fuori gli attributi. La sosta passerà più serena, con la voglia di crescere e migliorare ancora, perché questo Milan – forse – ha trovato la strada giusta.


