Caro Montella, più closing di così...
Luca Serafini
Caro Vincenzo, ti confesso che viene più spontaneo parlare di calcio che di closing. Di pallone può parlare chiunque, perché come nessun altro sport si può giocare con le dita e una pallina di carta sui banchi di scuola, o su un tavolo con squadre e campi in miniatura come con il vecchio amatissimo "Subbuteo", in salotto con un cuscino tra i piedi, sul marciapiede, sulla terra battuta, in spiaggia, ai giardinetti, una volta lo abbiamo fatto persino due contro due salendo con la funicolare con gli scarponi ai piedi (la palla era il ridicolo colbacco di uno di noi). Tutti sanno di calcio. Nessuno sa niente di closing, questa è la verità, nemmeno i cinesi e tantomeno Berlusconi. Ho capito, sai?, che il teatrino del presidente in queste ultime ore ha sullo sfondo anche il referendum. Cosa c'entra?, ti chiederai. Me lo sono chiesto anche io ogniqualvolta chi lavora in politica ha provato a spiegarmi che un Berlusconi affezionato al "suo" Milan (!) può rendere qualche voto in più. Boh. Sarà.
Fatto sta che sentirlo parlare ancora come se il closing non fosse proprio del tutto scontato, come se ancora ci fosse una remota possibilità che restasse lui in sella a questa tigre spelacchiata, suscita tra i tifosi una reazione più rabbiosa rispetto all'occasione perduta nel derby. Perché in fondo il pareggio alla vigilia andava meglio a noi che a loro, perché in fondo per come hanno giocato loro (e come per lunghi tratti non abbiamo giocato noi, soprattutto in quell'avvilente, abbondante quarto d'ora finale) se lo sono anche meritato, perché infine i risultati che la squadra sta ottenendo sono già comunque ben oltre il limite di ogni più rosea immaginazione. A prescindere. Invece se si parla di closing si parla del futuro...
Tu caro Montella hai vinto quest'anno partite come a Verona dove nel primo tempo per 40' sembrava Brasile-Foggia, come a Genova con la Sampdoria in un momento di forma straripante dei blucerchiati, come a Milano con la Juve che a sentirli tutti pareva sarebbe finita 0-10 per loro. Come a Palermo dove qualsiasi squadra si sarebbe accorta che, pigiando sull'acceleratore, sarebbe finita 0-5, invece dopo il vantaggio ce ne siamo rimasti lì a guardarli fino al pareggio, per poi finalmente svegliarci di nuovo e vincerla appunto. Quindi di che parliamo? Parliamo di una squadra che deve starsene lì a subìre? Pigiata in area come sull'autobus alle 8 del mattino? No, non è questo quello che vorremmo e non è questo quello che vuoi, ne sono certo. E' quello che succede, però. E di conseguenza ti sei adattato tu e hai adattato la squadra. Che non ha né tecnica, né personalità, né esperienza, né i cambi possibili dalla panchina, per poter dettare il gioco o casomai limitare quello altrui senza farsi schiacciare. Non è un gran bello spettacolo, non è quello cui ci ha abituati il nostro passato, ma oggi la storia è questa.
Va vissuta e accettata come tale, perché in fondo è migliorata. Almeno fino al giorno in cui non avrai una punta capace di tenere palla alta e far salire la squadra, almeno fino al giorno in cui non avrai almeno un altro centrocampista capace di non passarla soltanto dietro o di lato, almeno fino al giorno in cui non sarà tornato in sede qualcuno che parli di calcio e non straparli soltanto di closing.
Fino ad allora vai pure avanti così con il tuo "closing" sul campo, tenendo Milanello incelophanata lontana dal resto del mondo. Quelli che hanno speso, dovevano dare spettacolo, contrastare la Juve e puntare allo scudetto, sono al terzo presidente in 4 anni, al terzo allenatore in 4 mesi e stanno 8 punti dietro. Soffriamo come dal 2012 in poi, ma quest'anno alla fine per il momento godiamo. Se poi magari contro l'Empoli riusciremo anche a giocare a pallone, tanto meglio. In fondo è questo che vuoi anche tu, ne sono sicuro.


