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W PALOSCHI, il nuovo che avanza

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Milannews Redazione
per Milannews.it
giovedì 20 marzo 2008, 08:03Primo Piano
autore Milannews Redazione
20.03.2008 08:03Primo Piano

Episodio isolato e un po' casuale o primo segnale di una tendenza finalmente nuova? L'ennesimo gol in Serie A (seppur inutile contro la Sampdoria) del milanista Alberto Paloschi, a segno dopo una ventina di secondi dal suo ingresso in campo a,l'esordio con il Siena e ancora al centro del bersaglio contro la Sampd dopo essere entrato al posto di Kakà, ha riacceso il dibattito sul poco coraggio mostrato dai club italiani nel lanciare i giovani. Poco coraggio: perchè la priorità è data al risultato e perchè il giovane del vivaio è visto spesso non come una risorsa o un investimento, ma come una scommessa molto rischiosa o peggio ancora una semplice pedina in sede di mercato, magari scambiato con onesti e attempati mestieranti di categoria. Negli ultimi anni non sono mancati esempi di società che hanno adottato con successo la linea verde, per i più svariati motivi: l'Udinese ispirandosi al "modello Ajax" con una massiccia presenza straniera, l'Atalanta e l'Empoli sulla linea di una tradizione che garantisce loro da sempre l'autosufficienza, il Parma e la Roma a causa di un portafogli diventato improvvisamente più piccolo. Si tratta però di casi quasi isolati, soprattutto nel livello alto, casi che impallidiscono davanti agli esempi di Arsenal, Barcellona e Manchester United: tre dimostrazioni difficilmente contestabili di club in grado di unire la fiducia nel loro settore giovanile con un'enorme capacità di spesa e grandi risultati sportivi. In Italia la realtà è ben diversa. Guardando le rose delle partecipanti all'ultimo Torneo di Viareggio, notiamo come siano pochi, pochissimi i ragazzi già con qualche presenza in prima squadra, soprattutto in serie A. E stiamo parlando di ragazzi di 19, 20 anni, in gran parte destinati a due-tre anni di prestiti nelle serie minori, con il rischio sempre dietro l'angolo di finire nel dimenticatoio anche non per meriti propri.

In campionati come la Ligue 1 o la Eredivisie, non proprio tornei di ultima scelta, a parità di talento i loro coetanei sono già parte integrante della prima squadra, e arrivano a 22-23 anni con alle spalle più di 100 presenze in campionato e un'abitudine alle pressioni – dal campo, dalla panchina e dal pubblico – che i ragazzi italiani purtroppo possono solo sognarsi. Cito un esempio risalente ai Mondiali Under-20 che l'Italia giocò nell'estate del 2005, uscendo ai quarti contro il Marocco. Commentando la sconfitta ai rigori e i due tiri dal dischetto falliti in partita, il Ct Berrettini mi disse: "Questi ragazzi sono abituati a giocare nei campetti davanti a 50 persone, poi arrivano all'improvviso in uno stadio vero, pieno di gente. Per forza si spaventano! Non possiamo più permettercelo". Forse andrebbe rivista anche la stessa struttura del campionato Primavera, con la creazione di squadre miste riserve-giovani sui modelli tedesco e spagnolo, sicuramente serve un ritorno vero alla cultura del giocatore "fatto in casa", che in fondo ha fatto la fortuna del calcio italiano per tantissimi anni. Al resto penseranno Paloschi e i suoi coetanei: il fatto che non si facciano intimidire da San Siro è già un buon segno.

per Milannews.it

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