Quanta demagogia su Krasic, paragonato persino a Robinho
Luca Serafini
La settimana del “Monday-night” è stata contrassegnata da Napoli-Milan, appunto, e dal caso-Krasic che caso non è affatto o non dovrebbe essere. Se passi col rosso, il codice della strada prevede multa, perdita punti patente e qualche altra sanzione accessoria. Se poi investi un pedone, sono altri problemi, tutti contemplati dal codice civile e penale. E l’assicurazione ti molla. Se poi il pedone muore, ti mollano tutti, anche il tuo avvocato.
Quindi, di cosa si lamentano la Juve, gli juventini, Marchisio, Krasic, il procuratore di Krasic? E se è veramente così dispiaciuto come dice, il serbo,perché ha aspettato 3 giorni per dirlo pubblicamente? C’è un regolamento, c’è la prova tv, Krasic ha fatto il furbo. Punto. Finita lì. Il resto, tutto il resto, è aria, è fuffa, è zero. Come quel sagace commento di Zvonimir Boban che ha paragonato Robinho – colpito da Aronica – simulatore come Krasic. Zero. Con un pizzico di malafede. Come se il Milan avesse fatto ricorso, 3 anni fa, per la sceneggiata di Dida a Glasgow. La Juve, con la storia dell’assedio mediatico e il suo ricorso, sta simulando come e più di Krasic.
Napoli-Milan è stata una partita nervosa dal momento dell’espulsione sacrosanta di Pazienza. Non per colpa di Rizzoli che, anzi, ha avuto eccome un metro lineare per 90’ (è uno che ha espulso 3 milanisti nelle ultime 5 partite del Milan da lui dirette) così come lo ha sempre avuto nella sua carriera, a parte quel Totti che a Udine lo mandò affantastico a un centimetro dall’orecchio e lui non sentì.
Ci diceva in settimana uno dei conduttori emergenti di Mediaset, Massimo Callegari: “Ho capito che il Milan è da scudetto da come si è incazzata tutta la squadra sull’episodio Aronica-Robinho, non si vedevano i rossoneri così ‘cattivi’ in campionato da anni”. Può essere una chiave di lettura, ma noi ricordiamo anche il Milan vittima di una caccia all’uomo a Madrid nel 1989 quando, alla fine della partita, l’arbitro svedese Fredriksson disse dei merengue: “Avrei dovuto espellerne 6 o 7”. I rossoneri condussero in porto la gara senza mai reagire, senza mai perdere testa, nervi, auto-controllo. Questa è una chiave di lettura di grandezza che ci piace di più.
Il concetto di “cattiveria” è quello di rabbia agonistica che è fatta di corsa (Robinho, Gattuso, Oddo, Boateng, Pirlo, Ibrahimovic), sacrificio (Pirlo, Bonera 2 volte fuori ruolo), pressing (Gattuso, Boateng, Robinho), attenzione perenne (Nesta), reazione alle difficoltà (Abbiati), reazione alle difficoltà personali (Oddo su tutti, Sokratis, Bonera). Con i suoi 46 gol in poco più di 80 partite, l’immenso Pato che adoriamo anche fisicamente fino a sfiorare l’omosessualità sportiva, manca da tutti questi elenchi del San Paolo, magari aggrappato solo un pochino alla voce “corsa”, intesa come scatti più che altro. Chiediamo scusa, Papero, se ci aspettiamo sempre qualcosa di straordinario da te. E se qualche volte ci aspettiamo semplicemente qualcosa. Sei tu che ci hai abituato allo straordinario.
Ultima nota: lo sconcerto di molti milanisti per la prestazione a Napoli da quando si è giocato 10 contro 11. La partita è rimasta comunque difficile e in bilico, bisogna tenere presente che 3 su 4 b (il 75% della difesa), erano riserve e per di più per nulla impiegate (Oddo, Sokratis) nell’ultimo mese e mezzo o fuori ruolo (Bonera, da centrale a terzino destro e da terzino destro a sinistro). A noi alla fine è parsa una gran bella partita, con una squadra irriducibile e l’altra molto quadrata che ha sbagliato però troppe volte il colpo del definitivo k.o. Dopo Madrid, un’iniezione di fiducia. E comunque, la 4a vittoria consecutiva in campionato con un sorpasso sull’Inter da -5 a +2.


