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Milan, tra Juve e Real pronto al decollo

autore
Gianni Solaroli
per Milannews.it
sabato 30 ottobre 2010, 00:00Editoriale
autore Gianni Solaroli
30.10.2010 00:00Editoriale
Giornalista, direttore del rotocalco Novella 2000. Grande tifoso milanista, è ospite fisso ed opinionista delle trasmissioni sportive dell'emittente 7 Gold.

Eccoci nell’immediata vigilia del “vero” derby d’Italia. Arriva la Juventus e trova un Milan che ha un sogno tricolore dal realizzare, carico dai tre punti presi a fatica contro il Napoli. Milan che non recupera Ronaldinho, affaticato dagli allenamenti pesanti di questi giorni. Al suo posto un Robinho in crescita costante. Credo comunque che non vada dimenticata la lezione presa a Madrid dove un Milan che presenta il trio di stelle in attacco, ossia Ibrahimovic, Dinho e Pato, non si può permettere di schierare anche Seedorf a centrocampo. Ci vogliono almeno due incontristi da scegliere tra Gattuso (imprevisto e straordinario il suo recupero), Boateng, Ambrosini o Flamini. In mezzo, ad impostare e leggere il gioco, come sempre, Pirlo. Andrea, che per potersi esprimere al meglio deve essere liberato da compiti gravosi d’interdizione. Seedorf, giocatore straordinario, a volte beccato da una frangia del tifo rossonero, non può essere impiegato a centrocampo con compiti di copertura ma deve giocare nel suo ruolo più congeniale cioè dietro le punte, come valida alternativa a Ronaldinho. Questo gli consentirebbe di gestire palle e di illuminare il gioco degli attaccanti come pochi altri al mondo sono in grado di fare. Tenendo conto dell’età e della sua lunga carriera, non potrà giocare tutte le partite ma rappresenta, comunque, un grande esempio dentro lo spogliatoio ed è un vero allenatore in campo. Allegri, che si affida moltissimo al suo carisma ed alla sua esperienza, dovrà certamente chiedere qualche panchina al suo “Avatar”. La squadra deve essere necessariamente più coperta a centrocampo, zona nella quale transita (come dicono gli statistici), l’80% dei palloni giocati in una partita. Discorso a parte per la difesa che con la coppia Nesta – Thiago Silva ci rende tranquillo e si spera che Antonini si confermi sui livelli della scorsa stagione. Una nota di merito va fatta per Zambrotta: l’ex juventino ha ritrovato energie e sicurezze che pensavamo avesse perso.

Per ciò che riguarda l’attacco beh è inutile dire che è stato il reparto che, sul finire dell’estate, ci ha fatto più sognare con gli arrivi di Ibra e Robinho che sono andati ad affiancarsi al “Magico” Ronaldinho e a colui che viene indicato come il vero nuovo “Fenomeno” del calcio mondiale: Pato. Con il nostro carissimo papero, capace di entusiasmarci e di farci irritare allo stesso modo, ovvero quando si esibisce in giocate fini a se stesse, dribbling insistiti ed egoismi non sempre giustificati, mister Allegri dovrà riuscire a far cambiare pelle al ragazzo facendolo passare da giocatore che si esprime troppe volte con sufficienza e leggerezza ad attaccante con più determinazione, cattiveria agonistica, malizia ed altruismo per i suoi compagni. Basterebbe guardare in allenamento come si muove Pippo Inzaghi per capire cosa deve fare in campo un attaccante. Se Pato riuscirà a recepire i vari insegnamenti che gli verranno impartiti, ci troveremo in futuro un giocatore con caratteristiche mostruose: velocità unica, capacità di saltare l’uomo, tiro con ambedue i piedi. Insomma una specie di Ronaldo del terzo millennio. Vero è che la gioventù gli darà il tempo per crescere e formarsi con le caratteristiche sopra auspicate. Il futuro è tutto suo, se un giorno di dicembre vorrà andare a Parigi per ritirare quello che è il sogno di ogni calciatore: il pallone d’oro. Passando alla Champions, mercoledì arriva il Real e sarà tempo di rivincite. Quel due a zero mortificante come risultato e come gioco (non) espresso, vanno dimenticati. Bisogna ripartire con una squadra che sia in grado di imporra la grande tecnica di cui dispone, sfruttando i nostri grandi attaccanti che non sono inferiori a nessuno al mondo. Ci sarà, con ogni probabilità, anche Ronaldinho che viene descritto come un po’ giù di morale (come ogni volta che non gioca) ma che sarà, dal punto di vista fisico, recuperato. La Champions, comunque, resta la casa del Milan anche se negli ultimi tre anni abbiamo “perso le chiavi”. Riprendiamoci i nostri spazi, il nostro Habitat, senza dimenticarci che sulla panchina dei blancos siede quel “simpaticone” di Mourinho. In caso di successo, ci potrebbe essere, una doppia goduria.

per Milannews.it

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