Cinico o sprecone
Salvatore Trovato
Amarezza, un pizzico di rimpianti e tanti, tantissimi "se" e "ma". Sampdoria-Milan, storia di un pareggio difficile da mandar giù, racconto di quello che è stato e di quello che sarebbe potuto essere, se solo i rossoneri, in un modo o nell'altro, avessero concretizzato l'enorme mole di gioco prodotta. E' un po' questo il neo del nuovo Milan di Massimiliano Allegri, incapace di chiudere le partite, nonostante l'intensità e la continuità della manovra. E' successo spesso, tra 1-0 forzati e sofferti, maturati tra mille patimenti, dopo aver buttato all'aria montagne di palle-gol. Basta pensare, ad esempio, all'ultima trasferta di Bari: tre punti così sudati eppure così meritati e ben ottenuti, con quel 2-3 finale tanto bugiardo (nella forma) quanto sacrosanto (nella sostanza).
Azioni su azioni, occasioni su occasioni, errori su errori: alla fine è andata bene, proprio come a Napoli, dove i rossoneri, in superiorità numerica, riuscirono nell'impresa di sprecare valanghe di contropiede, prima di subire il gol di Lavezzi e concludere il match con il fiatone. Insomma, un Milan si cinico, ma troppo spesso maldestro e goffo sotto porta, che raccoglie sempre meno rispetto al seminato. A Marassi, purtroppo, l'ottima difesa ammirata contro Inter, Fiorentina e Auxerre, non è bastata, anche perché, vuoi per bravura o per quel pizzico di fortuna che non gusta mai, gli avversari, magari in mischia, proprio come a Genova, possono pescare dalla manica il jolly che non t'aspetti. In fondo, il calcio è bello anche per questo. Il pareggio di ieri, comunque, ci lascia in dote un Milan in palla, mai domo, sempre pronto a lottare: c'è solo quel piccolo difettuccio da limare, come detto, provando ad essere ancora più spietati, soprattutto in Campionato, dove anche il più piccolo dei dettagli, alla fine, fa la differenza.


