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Il bel gioco non basta al “pazzo” Milan. E’ ora di cambiare equazione

autore
Giulia Polloli
per Milannews.it
domenica 28 novembre 2010, 13:20Milanello in rosa
autore Giulia Polloli
28.11.2010 13:20Milanello in rosa
Giulia Polloli
Giulia Polloli

Nel calcio non sempre chi gioca meglio porta a casa la vittoria.
Lo dimostra l’ultima gara del Milan contro la Sampdoria. I rossoneri di mister Allegri hanno dominato in possesso palla e occasioni create, in chilometri percorsi e triangolazioni riuscite. Merito di quella “metamorfosi” (per citare la blasonata collega che prima di me ha scritto in questa rubrica)avvenuta passo dopo passo in questi ultimi mesi. Mesi, settimane, giornate passate a Milanello per creare questa macchina da scudetto che però non vuole sentir pronunciare questa parola escludendo altri obiettivi.
Ottavi di Champion conquistati e una Coppa Italia ancora da iniziare sono gli altri due teatri su cui Allegri vuole confrontarsi, prove in cui ci vorranno Milan diversi ed eclettici.
Dovranno essere bravi e soprattutto lucidi gli uomini di Allegri.
Già, lucidi. Lucidi ovvero non affaticati, non ipersfruttati, dinamici e pronti a cambiare il modulo a seconda dell’avversario, a seconda della competizione.
Nulla di più semplice, soprattutto con una rosa folta come quella del Milan. Ma a questo punto allora dobbiamo riuscire a sfatare quell’equazione che da troppe giornate ormai sembra esser legge.
La matematica, si sa, non è un’opinione e all’equazione Ibra = gol sembra proprio ci siano poche eccezioni.
Scegliendo un dominio più ampio si potrebbe dire, in questo momento topico dei rossoneri, Ibra = Milan.
Lo svedese sembra essere il punto di riferimento in ogni fase del gioco, il Milan non vuole (o non può) fare a meno dei suoi tocchi, delle sue intuizioni, dei suoi colpi da manuale.
Vero è che contro la Samp ha segnato Robinho, altrettanto vero è che il cross per il gol è stato dipinto da Ibra dopo uno scambio, proprio con il brasiliano, a tutta velocità.
Quello che appare nelle ultime gare è lo score, mai troppo abbondante, su cui sembra ci sia la tendenza a sedersi. Non certo per mancanza di occasioni, ma forse per la poca lucidità soprattutto nei minuti finali.
E questo Ibrahimovic l’ha ammesso qualche settimana fa, quando dichiarò di essere stanco, ma assolutamente a disposizione dei compagni e, soprattutto, agli ordini di Allegri.
Ordini che sembrano stare un po’ stretti a Ronaldinho che per l’ennesima volta, nonostante abbia segnato il gol del 2-0 in coppa (e che gol!) si ritrova stretto nel suo giaccone e con la sciarpa fino sopra agli occhi, seduto sulle morbide poltroncine della panchina rossonera.
Ordini che sembrano far passare in secondo piano l’esigenza di un turnover studiato nei minimi dettagli.


Di certo il Milan gioca bene, ha ormai metabolizzato il nuovo modulo e Seedorf ringrazia, per l’ennesima opportunità di disvelare ai suoi tifosi il suo talento.
Il centrocampo molto fisico, l’estro del trequartista, la torre davanti e la velocità di Robinho sembrano aver ridato un’anima al vecchio diavolo, fino a qualche mese fa in preda all’estasi del gioco a ritmo di samba.
Un Milan che offende ma non deborda, un Milan che deve riuscire a trovare l’equilibrio in ogni fase senza doversi riconoscere in un solo uomo, questa la prossima mission di Allegri.
Perchè stasera Ibra ha crossato, Robinho è andato in rete, ma poi è stato Abbiati a dover volare tra i pali per evitare il colpaccio blucerchiato.
Perché sono Thiago Silva e Nesta a restare senza fiato ad ogni gara, consapevoli, loro si, di dover giocare ad ogni costo. Perché in quelle posizioni il Milan si fida della coppia che si conosce a memoria, perché l’equilibrio di gioco parte dal fatto che dietro c’è un muro difensivo su cui il pallone rimbalza, oltre il quale nessuno può andare. E quando nel muro si crea una breccia ecco il “Pazzo” gol preso dal corner.
E il Milan dopo diventa una macchina da guerra, pronta all’assalto. Curci deve aver fatto il segno della croce di fronte alle palle gol create dai rossoneri, ma nessun cambiamento in quel risultato: forse nei cannoni non erano stati inseriti abbastanza proiettili?
Un Milan corale, si, ma un po’ scarico. Un Milan che cerca di creare alternative a Ibra senza ancora riuscirci, un Milan che non può affidare all’estro di Ronaldinho soltanto gli ultimi minuti. Quello era il ruolo prediletto di Inzaghi, quello il compito di chi passa la vita sul filo del fuorigioco pronto ad attaccare come un rapace anche quell’unico pallone che ti scivola addosso. Il palleggio di Ronaldinho, il suo talento nel fare il giocoliere col pallone ha bisogno di altri tempi, di altri spazi e forse anche di più fiducia.
Il Milan di Allegri è concreto, ma non sempre cinico. Il Milan di Allegri sta lentamente trovando la sua forma definitiva, ma deve farlo a prescindere dalle pedine in campo. Il Milan di Allegri ha guadagnato un punto in classifica ma ne meritava tre. E guai a chi dovesse accontentarsi di un gioco ben espresso, sarebbe il primo segnale di declino. Si va alla ricerca di una nuova equazione in cui poter sostituire al termina “Ibrahimovic” undici o più nomi. Perché il Milan non è solo il gol di Robinho, il Milan non è il volo di Abbiati, il Milan non è il cross di Ibra o il gladiatore Gattuso. Il Milan è però la somma di tutti questi fattori, che per diventare parte di una scienza certa devono trovare il loro posto all’interno dell’unica equazione: Milan = squadra vincente.
 

per Milannews.it

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