Il Milan si inceppa, ma ci sono due certezze
Antonio Vitiello
Forse il miglior Milan della stagione. Partiamo dalla dichiarazione di Massimiliano Allegri per contestualizzare meglio l’1-1 del Ferraris. La squadra rossonera domina, calcia 11 volte verso la porta avversaria, concedendo appena due tiri ai blucerchiati, però finisce per sbattere contro una Samp operaia, sempre priva di Cassano, che vacilla ma che ha comunque il merito di rimanere in piedi fino all’ultimo e di sfruttare con Pazzini (quarto sigillo consecutivo per lui) l’unica occasione della partita. Per il resto, solo Milan. Robinho è scatenato, si muove, punta l’uomo e dimostra con continuità di essere entrato ormai a pieno nei meccanismi della squadra. Fa tutto quello che gli chiede il mister: attacca, difende, lotta, dà intensità. Questa volta poi non si limita solo al gioco, segna anche, dando una prima, convincente risposta a chi lo ha etichettato come funambolo di poca sostanza. E’ il minuto 43 del primo tempo, il quarto sigillo stagionale del brasiliano sembra incanalare la gara, anche perché è il solito Milan.
Quello di sostanza, quello dei tre mediani, che concede pochissimo, aggredisce ovunque e verticalizza bene. Altro che manovra noiosa. Ma si sa, nel calcio basta poco, una disattenzione (nel caso specifico di Thiago Silva, disperato a fine match) e la partita prende un’altra piega, che la formazione rossonera non riuscirà più a raddrizzare, pagando la scarsa concretezza, la stanchezza di Ibra (appannato ma comunque decisivo con il quinto assist stagionale) e forse i cambi tardivi. Già perché l’alibi della stanchezza si infrange subito dinanzi alle scelte del tecnico livornese che lascia in campo gli stessi undici per 90 minuti e poi rispolvera dalla panchina nel recupero Flamini e Ronaldinho, quest’ultimo intristito dalla sesta panchina consecutiva. Fosse entrato il tiro di Seedorf o l’ultimo tentativo di Robinho staremmo parlando di altro, ma tant’è. Dopo 4 vittorie di fila, il Milan si inceppa a Genova, uscendo però da Marassi con due certezze che addolciscono il pari: la squadra c’è e la leadership non è in discussione. Almeno per un’altra settimana Ambrosini e compagni restano in vetta.


