NellIbra day pensiamo anche al Lecce!
Davide Bin
Distratti dalla vicenda Ibra, felicemente conclusa, si rischia di dimenticarsi che siamo ormai a poche ore dalla prima partita del nuovo campionato; il Milan esordisce in casa contro il Lecce e deve assolutamente cercare la prima vittoria della nuova stagione, visto che nelle amichevoli estive sono arrivati solo pareggi e una sconfitta all'esordio a Varese. Allegri sarebbe ben felice di cogliere il primo successo da allenatore rossonero proprio nel debutto ufficiale davanti ai propri tifosi, perchè ha sempre dichiarato che le amichevoli contano solo per rifinire la preparazione e non per i risultati, mentre ora si comincia a fare sul serio e ci sono in palio punti pesanti. Quella che ha portato verso il debutto ufficiale del nuovo Milan targato Allegri è stata una settimana a dir poco frizzante: la trattativa per Ibrahimovic, complice il viaggio a Barcellona per disputare il Trofeo Gamper, è improvvisamente decollata fino a diventare una realtà invece che una bufala estiva come sembrava in passato; i sorteggi per i gironi di Champions ci hanno "regalato" un raggruppamento prestigioso e tutt'altro che semplice, in cui si dovrà sfidare nuovamente il Real Madrid di Mourinho, ma bisognerà stare attenti anche ad Ajax ed Auxerre, squadre ostiche e temibili; e ora arriva il primo impegno ufficiale, la prima partita casalinga, che è un po' come il primo giorno di scuola per squadra e tifosi: si ritrovano gli amici e compagni di tante giornate e serate sugli spalti di San Siro, si saluta la squadra e si comincia insieme un lungo cammino che durerà fino al prossimo maggio e che si spera sia ricco di soddisfazioni, anche se sicuramente ci sarà da soffrire, penare, restare in tensione e, chissà, magari divertirsi e raccogliere vittorie. E' facile intuire e prevedere che anche sugli spalti di San Siro prima, durante e dopo la partita con il neopromosso Lecce, il discorso più gettonato sarà quello su Ibrahimovic (che farà la sua prima apparizione “in borghese” proprio prima della sfida contro i salentini), il cui arrivo al Milan ha scatenato entusiasmo e ottimismo ma anche reazioni diametralmente diverse in chi vede in lui solo l'ex nemico interista o il prototipo del giocatore "mercenario", cioè del calciatore moderno in un calcio in cui le bandiere non esistono più. Il discorso mi sembra facile da riassumere: penso che nessuno sia così pazzo da discutere Ibra dal punto di vista tecnico, visto che stiamo parlando di un giocatore fortissimo, capace di vincere le partite da solo (come ha dimostrato tante volte all'Inter), quindi sono altri motivi, sicuramente extra-tecnici, quelli che fanno pensare a qualcuno che era meglio non prendere Ibra. Diciamo che il Milan inseguiva Ibrahimovic da quasi dieci anni, ma prima lo svedese ha preferito accettare il corteggiamento della Juve, poi nel 2006, in piena bufera Calciopoli, quando sembrava destinato a vestire la maglia rossonera, aveva preferito andare all’Inter (dichiarando che realizzava un sogno perché era sempre stato tifoso nerazzurro) solo perché l’Inter era sicura di giocare la Champions e il Milan in quel momento ancora no; come andò a finire lo sapete bene tutti: il Milan non solo partecipò alla Champions ma vinse la “coppa dalle grandi orecchie”, mentre Ibra e l’Inter rimasero a bocca asciutta in Europa. Forse qualcuno non ha dimenticato quelle parole e quelle scelte, ma stiamo parlando della frangia più “romantica” della tifoseria, che vorrebbe giocatori “bandiera”, che facessero dichiarazioni sincere di amore per una squadra, senza baciare a cuor leggero una maglia all’anno.
Aggiungiamoci che un’estate fa Ibrahimovic scelse di andare a Barcellona per vincere finalmente la Champions, perché riteneva che all’Inter ciò non gli sarebbe mai riuscito e anche in questo caso ricordate tutti cosa è successo poco più di cento giorni fa: Inter (purtroppo) Campione d’Europa e il Barcellona di Ibra eliminato proprio dai nerazzurri senza lampi dello svedese. La sua storia ricorda un po’ quella di un altro campione che faceva magie con i piedi, ovvero Roberto Baggio, che andò a giocare in tutte le tre grandi italiane per cercare di vincere la Champions e non ci riuscì mai; speriamo che Ibra non imiti in tutto e per tutto Baggio, perché è ovvio che la speranza di tutti è che Ibra contribuisca a far tornare competitiva ai massimi livelli la squadra rossonera e che il suo sogno di conquistare la Champions è anche il nostro. Ora toccherà ad Allegri inserire al meglio Ibra negli schemi rossoneri, ma è chiaro che prima bisogna pensare al Lecce e a cominciare nel modo migliore il campionato; Ibra non ci sarà, se non per una veloce passerella trionfale, perché non ci sono i tempi tecnici per metterlo in campo, ma è importantissimo evitare passi falsi e non lasciarsi distrarre dalla vicenda Ibra ma solo farsi contagiare dall’entusiasmo di una settimana che ha riscattato un’estate sotto tono. Penso che sia proprio questo il contributo più importante di Ibrahimovic in questa fase in cui non può ancora giocare: dare entusiasmo e ottimismo ad un ambiente depresso e deprimente in cui si cominciava ad accontentarsi di non perdere e ci si rassegnava a vedere dal basso verso l’alto le squadre più forti d’Europa. Ora la tanto vituperata dirigenza si è finalmente riscattata agli occhi dei tifosi con un’operazione da “vecchi tempi” portando al Milan un campione ad un prezzo incredibile (24 milioni da pagare in tre rate dal prossimo anno dopo il prestito gratuito di questa stagione, in pratica poco più di un terzo della cifra che il Barcellona ha speso un anno fa); i tifosi sono finalmente felici e soddisfatti ed è facile prevedere che in queste ultime settimane si impenneranno le vendite degli abbonamenti. Era importante ricominciare a remare tutti nella stessa direzione e tornare a lottare insieme; la squadra era sempre stata sostenuta e incitata, ma era chiaro che c’era un certo distacco fra tifoseria e dirigenza; ora il presidente “assente ingiustificato” è tornato “presente” e ha mantenuto la promessa di fine maggio (“se ci sarà l’occasione di acquisire un campione che possa fare la differenza non mi tirerò indietro”) e i tifosi lo ringrazieranno. La depressione si trasforma in esaltazione e il pessimismo cosmico diventa ottimismo, ma bisogna evitare l’eccesso opposto, un po’ come avvenuto due anni fa in occasione dell’arrivo di Ronaldinho: o il Milan non era così scarso fino ad oggi o non è perfetto ora solo perché è arrivato Ibrahimovic: si gioca in 11 e tutta la squadra deve essere all’altezza del nuovo campione; certo, ora c’è un fenomeno in più che contribuirà a colmare il divario con le altre grandi d’Europa e questo rende più rosee le prospettive per il futuro; questo è il primo motivo per cui dobbiamo già ringraziare Ibrahimovic, che ha riportato l’entusiasmo a Milanello e dintorni, ma mi raccomando, cerchiamo di pensare un po’ anche al Lecce, perché fra poche ore scatta il campionato rossonero e bisogna farsi trovare pronti!


