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La caduta degli Dei

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 6 marzo 2008, 22:34Vista dalla Curva
autore Davide Bin
06.03.2008 22:34Vista dalla Curva

Signori, tutti in piedi ad applaudire questo Milan! E' il momento del commiato dall'Europa, luogo amato e preferito da un gruppo straordinario, capace di costruire una leggenda in sette stagioni, quelle dell'era Ancelotti, con una continuità di rendimento e di successi che non ha uguali in Europa.
Le cifre sono facili da snocciolare: tre finali e quattro semifinali in cinque anni e mai fuori prima dei quarti; questa volta è capitato e già si parla, giustamente peraltro, di fine di un ciclo, perchè per la prima volta i rossoneri hanno trovato un ostacolo troppo grande da superare e la sconfitta è la logica conseguenza dell'inferiorità e non un semplice e immeritato episodio sfortunato.
Anche l'ultima recita, comunque, è stata degna di un gruppo meraviglioso, che va ricordato per tutto quello che ha fatto di straordinario e non per le ultime stentate esibizioni: con immenso orgoglio e determinazione, i rossoneri hanno tentato di fare un altro miracolo e di contrastare la straripante freschezza dei giovanotti dell'Arsenal con la loro grandissima esperienza internazionale; per venti minuti abbiamo ammirato un grande Milan e sognato l'ennesima impresa, come quella del maggio scorso contro il Manchester, poi la luce si è improvvisamente spenta, le forze sono venute meno, l'Arsenal ha preso il sopravvento, il possesso del pallone e il dominio del gioco e non c'è stato più nulla da fare.
La dolorosa sconfitta, che vuol dire fine del cammino europeo, è arrivata solo nel finale, proprio quando anche gli inglesi cominciavano ad accusare un po' di stanchezza e mancanza di lucidità e questo aumenta un po' i rimpianti, ma non la consapevolezza che per una volta dobbiamo essere onesti, ammettere che gli avversari hanno giocato meglio e meritato la qualificazione, chinare il capo e applaudire sportivamente chi ti ha battuto, accomunando nell'applauso anche gli sconfitti che ancora una volta hanno dato tutto in campo.
Si sapeva che questo era un gruppo logoro, provato da tante battaglie e con qualche problema, ma tutti confidavamo nelle straordinarie motivazioni che questa squadra sapeva trovare nelle notti europee, quelle, per intenderci, che la scorsa stagione ci avevano portato fino ad Atene, più o meno nelle stesse condizioni.
Ma quando sei in difficoltà, pure la sfortuna ci mette lo zampino e in questo caso la dea bendata si è accanita sul Milan al momento del sorteggio degli ottavi in dicembre: pescare nell'urna l'Arsenal non è stato certamente un episodio fortunato, soprattutto se si pensa che la volta precedente ci era toccato il Celtic, non proprio la stessa cosa e, nonostante ciò, la qualificazione era stata sofferta e risolta solo nei tempi supplementari dopo un doppio 0-0 nei regolamentari.
Lo 0-0 di Londra ci aveva illuso che la storia potesse ripetersi e, invece, questa volta niente supplementari, niente magia di Kakà, niente qualificazione e tutti a casa, perchè questo Arsenal è nettamente più forte e competitivo del Celtic e, ammettiamolo, pure del Milan, ennesima vittima della "maledizione degli ottavi di finale" che da quattro stagioni consecutive colpisce i campioni in carica (prima dei rossoneri è capitato a Porto, Liverpool e Barcellona).

Ancelotti si gioca tutto in una notte e si affida ai suoi fedelissimi; purtroppo il provino decisivo di Seedorf ha dato esito negativo e l'olandese, regolarmente convocato, non riesce ad andare nemmeno in panchina; per il resto, però, il tecnico recupera tutti i suoi migliori elementi e può schierare la formazione che predilige, quella che non ha mai tradito nelle esibizioni europee degli ultimi anni.
Davanti a Kalac, la linea difensiva è composta da Oddo, Nesta, Kaladze e Maldini; il trio di centrocampo è quello classico e affidabilissimo (Gattuso, Pirlo e Ambrosini), mentre in avanti la novità è lo schema a due punte, inedito per una sfida decisiva di Champions: l'unico trequartista è il recuperato Kakà e davanti a lui ci sono Pato e Inzaghi, un mix di gioventù, spregiudicatezza, esperienza e saggezza che ha il difficile compito di bucare la difesa dell'Arsenal e segnare il gol (o i gol) qualificazione.
Lo 0-0 dell'andata non lascia alternative alla vittoria: replicarlo vorrebbe dire andare ai supplementari e ai rigori, qualunque altro risultato diverso dalla vittoria significherebbe eliminazione.
Il Milan ha sempre superato il turno dopo uno 0-0 all'andata e nell'unico precedente con l'Arsenal ha vinto in casa la Supercoppa europea del 1995 dopo uno 0-0 a Londra; questi precedenti fanno ben sperare e mettono fiducia, ma il valore degli avversari fa temere che sarà durissima e ci vorrà il miglior Milan per tentare l'ennesima impresa; insomma il Milan dovrà fare il Milan, ovvero giocare con intensità, determinazione e voglia di vincere, qualità che ha sempre avuto in Europa e che sono, invece, mancate spesso in campionato e nelle partite che hanno preceduto questo incontro decisivo.

Notte di Coppa, serata gelida e tempestosa dopo l'anticipo di primavera dei giorni scorsi (e al ricordo del diluvio durante Milan-Manchester della scorsa stagione la cosa sembra di buon auspicio), ma San Siro si riempie in fretta e come un uovo; cancelli aperti teoricamente dalle 18 (in realtà un po' più tardi e la cosa ha creato tensione nei tanti che erano già in fila in attesa di entrare); stadio esaurito, entusiasmo alle stelle, gran tifo, perchè certe notti sono speciali e lo spettacolo non viene solo dal campo; purtroppo le ormai note norme antiviolenza hanno reso difficilissimo e impegnativo realizzare le mitiche coreografie che avevano reso famosa la Curva Sud; niente maestose scenografie all'entrata delle squadre, quindi, ma a livello vocale si cerca di dare il massimo appoggio e sostegno alla squadra, prima ancora che i giocatori mettano piede in campo, durante il riscaldamento, al momento dell'annuncio delle formazioni e, ovviamente, durante la partita.
Non potendo esporre (ormai da più di un anno) gli striscioni dei vari gruppi, la Sud si limita ad un solo lungo striscione di incitamento: ALTRA SERATA DA LEONI X RICORDARE AL MONDO CHE SIAMO CAMPIONI - AVANTI MILAN!
Nella scorsa stagione una magica simbiosi e unità d'intenti fra squadra e tifosi ha portato a realizzare cose meravigliose e vincere la coppa dalle grandi orecchie; ovviamente si cerca di ricreare quell'atmosfera particolare e quell'ambiente ideale per tentare di ripetere il miracolo, anche perchè l'ostacolo da superare è durissimo.
Anche il settore ospiti è pieno e in alcuni momenti i tifosi inglesi provano a farsi sentire, ma questa sera San Siro deve essere la casa del Diavolo, un vero inferno per giocatori e tifosi ospiti.
Tutti uniti, come sempre, per superare difficoltà e problemi e trascinare la squadra ad un'altra impresa; mai come questa volta deve essere così, perchè questo Milan schiera giocatori logori, acciaccati, reduci da infortuni e non in perfetta forma, ma vuole vendere cara la pelle e noi con loro.



Undici autentici "ruggiti" scandiscono i cognomi dei titolari rossoneri al momento dell'annuncio delle formazioni; poi le squadre entrano in campo, l'inno della Champions ci va venire i brividi e la pelle d'oca (e non solo per l'aria gelida!) e l'atmosfera è magica e coinvolgente, anche se San Siro non è più quella "bomboniera" completamente dipinta di rossonero come era in passato e continuo a chiedermi perchè, visto che bandiere, striscioni, coreografie, megafoni e tamburi non hanno mai fatto male a nessuno.
Si comincia e si capisce subito che sarà durissima, anche se il Milan sembra ben disposto, convinto e determinato come nelle serate migliori.
I primi venti minuti dei rossoneri sono ottimi e creano entusiasmo e speranze di realizzare l'ennesima impresa: Pato slalomeggia fra gli avversari, accelera, li lascia sul posto e solo una deviazione in angolo rende innocuo il suo tiro in porta; sul calcio d'angolo successivo, Maldini spizza il pallone di testa e Almunia viene aiutato da Fabregas per respingere sulla linea; ancora Maldini spinge sulla fascia e crossa al centro per il libero Inzaghi che tenta la girata al volo da favorevole posizione ma partorisce solo una conclusione debole e centrale che non impensierisce più di tanto Almunia; poi è la volta di Kakà che parte in accelerazione dalla propria metà campo, si avvicina all'area, vede e serve Pato, ma il papero spreca tutto con un debole pallonetto fra le braccia del portiere.
Insomma il Milan spinge con straordinaria intensità, l'Arsenal vacilla e sembra sul punto di crollare e San Siro, esaltato dalla splendida prestazione dei rossoneri, trascina la squadra con il suo impressionante urlo.
Sembra l'inizio di un'altra notte magica tutta da vivere, gustare e ricordare a lungo ma, invece, il Milan, dopo la fiammata iniziale, si spegne, evidentemente troppo a corto di energie per durare a lungo su questi ritmi e l'Arsenal comincia a giocare come sa, facendo girare il pallone e togliendo l'iniziativa all'avversario con personalità e qualità di gioco.
Adebayor, con un tiro velenoso, costringe Kalac alla difficile deviazione per togliere il pallone da sotto la traversa; poi lo stesso attaccante togolese scappa via con una magia a Oddo e Nesta e serve Fabregas, il cui siluro va a stamparsi sulla traversa; insomma il Milan è in evidente difficoltà e non riesce a reggere il ritmo imposto dagli avversari, anche se la difesa resiste abbastanza bene, guidata meravigliosamente da un Nesta sontuoso che sembra essere dappertutto e blocca ogni assalto.

Nella ripresa ci si attende un Milan rigenerato dal riposo e, in effetti, i rossoneri hanno un sussulto iniziale che fa ben sperare, anche se è di intensità minore rispetto a quello del primo tempo.
La prima occasione è per l'Arsenal e fortuna vuole che un pallone proveniente da calcio d'angolo e solo da spingere in rete dopo aver attraversato tutta l'area, capiti sui piedi di un difensore, Senderos, che grazia Kalac appoggiandogli il pallone fra le braccia.
Nesta continua a lottare come un leone, ma il Milan è in difficoltà e ha le idee confuse e lo dimostra Pirlo, sbagliando in modo allucinante un passaggio in zona pericolosissima, ovvero al limite dell'area e favorendo Adebayor, che smarca Ebouè che, fortunatamente, tira sul fondo da favorevole posizione.
Pirlo prova a farso perdonare con una magia su punizione, mira l'angolino basso ma Almunia ci arriva e devia.
L'Arsenal tiene in mano il pallino del gioco e domina con il possesso palla, come il Milan nei giorni migliori; i rossoneri devono adeguarsi, snaturarsi, compattarsi e reagire e in alcuni frangenti ci riescono; Kakà vive una serata complicata, perchè spesso tenta le sue magie, i suoi scatti e i suoi dribbling senza pensare che non è nelle migliori condizioni fisiche e ha davanti avversari veloci e tecnici, quindi spesso le sue iniziative vengono bloccate facilmente, ma qualche accelerazione delle sue gli riesce, come quando fugge via sulla sinistra a Fabregas e Sagna, entra in area e conclude sul fondo.
La partita non si sblocca e i supplementari sembrano imminenti, anche perchè l'Arsenal molla un po' la presa, sembra calare e il Milan può controllare più agevolmente la situazione; Ancelotti prova a cambiare qualcosa davanti sostituendo Inzaghi con Gilardino; Wenger dimostra che non ha paura a giocarsi la qualificazione in casa dei campioni d'Europa e manda in campo un'altra punta, Walcott, al posto di Ebouè.
Il finale è, però, amarissimo: Pirlo, stravolto dalla stanchezza, perde un altro banale pallone a metà campo, Fabregas parte in velocità nella metà campo rossonera, si accentra e da trenta metri mira l'angolino basso, laddove Kalac, vanamente proteso in tuffo, non può arrivare; gol bellissimo e fine dell'avventura europea del Milan, perchè sperare di segnare due gol in cinque minuti è troppo anche per il più inguaribile degli ottimisti.
In pieno recupero arriva anche il gol del raddoppio, con Walcott che va via a Kaladze sulla fascia e serve ad Adebayor un pallone basso solo da spingere in rete da pochi passi, ma la sostanza non cambia.
Gli ultimi tristi minuti servono solo a notare che il leggendario Paolo Maldini è giunto all'ultima esibizione europea e, ancora una volta, ha fatto di tutto per evitare che non fosse così con una prestazione generosa e volitiva; poi pensi che altri giocatori potrebbero aver vissuto l'ultimo capitolo di un'esaltante saga e che, più in generale, l'intero ciclo di Ancelotti potrebbe essersi chiuso con la squadra già consumata di per sè e definitivamente demolita dalle cannonate dei "gunners".

E così un lungo applauso saluta sportivamente e meritatamente il secondo gol degli inglesi e un'ideale passaggio di consegne fra campioni del passato e del futuro ma è anche un applauso per la "compagnia" Milan nel momento in cui il sipario cala definitivamente dopo l'ultima recita di una "tournèe" che resterà nella storia del calcio.
La curva canta SIAMO SEMPRE CON VOI, la gente applaude anche se molti hanno le lacrime agli occhi; scene già viste, ad ogni rovinosa fine dei vari cicli vincenti del Milan berlusconiano ma state sicuri che se anche è finito un ciclo, certamente questo Milan non finirà mai e presto torneremo a vivere serate come queste.
Ci sarà tempo per processi e analisi della serata che decreta la fine dell'epopea Ancelotti in Europa; personalmente resto convinto del fatto che questa squadra anche in quest'occasione abbia dato tutto quello che aveva e abbia messo in campo tutte le residue energie psico-fisiche di un periodo e, più in generale, di una stagione massacrante; il vero problema è che molti in effetti non avevano più molto da dare proprio nel momento decisivo, per essere stati costretti a giocare incessantemente ogni tre giorni per molte settimane: Pirlo poco lucido e reattivo, Kakà in condizioni precarie, Gattuso e Ambrosini generosissimi come al solito ma spremuti come limoni e in chiaro affanno, Nesta insuperabile baluardo ma spesso con espressioni sofferenti come se non fosse in perfette condizioni; il Milan è arrivato a questo appuntamento stanco, sfinito, consumato, privo di energie e vanno scoperte le cause per non ripetere l'errore in futuro.
Si può partire dalla miopia societaria, con dirigenti incapaci di guardare al futuro perchè troppo impegnati a bearsi del presente che in estate voleva dire apoteosi per la coppa conquistata ad Atene e convinzione che non ci fossero in giro giocatori più forti di quelli già in rosa; discorso forse vero se si considerano gli undici titolari, un po' meno se si guarda alle alternative, quelle che possono e devono permetterti di far riposare i titolari nel periodo delle sfide decisive senza costringerti a schierare, tanto per fare un esempio, l'acciaccato Seedorf contro la Lazio a tre giorni da Milan-Arsenal (e puntualmente l'olandese si è infortunato, perchè un fisico non perfettamente a posto è più soggetto ad infortuni); aggiungiamoci un pizzico di scarsa fiducia di Ancelotti nei confronti di molti giocatori in rosa, che spinge il tecnico a schierare sempre gli stessi tredici-quindici elementi e concludiamo il tutto con l'eccessiva riconoscenza di tutto l'ambiente verso questi giocatori, che hanno creato una leggenda con il loro gioco, la loro classe, il loro immenso orgoglio ma avevano già dato segnali di logorio e questo problema andava capito e risolto in sede di mercato senza che ciò sembrasse offensivo nei confronti dgli eroi di Atene; ecco la ricetta del crollo rossonero, che in fondo crollo non è, perchè la squadra ha lottato fino all'ultimo contro un Arsenal fortissimo e più brillante perchè più giovane e forte fisicamente; in fondo fino all'85° il risultato e la qualificazione erano in perfetto equilibrio e se il Milan avesse sfruttato meglio sotto porta quei magnifici e intensi primi venti minuti, forse ora saremmo qui a fare altri discorsi.
Meglio chiudere qui, perchè il dolore è ancora vivo e le analisi a caldo non sempre sono lucide e veritiere.
Il meritato applauso per gli eroi rossoneri è durato idealmente per tutto questo articolo, perchè la memoria è piena di immagini esaltanti, di sensazioni bellissime e di emozioni incredibili che questo gruppo ci ha fatto vivere; elencare vittorie, trionfi, coppe conquistate sarebbe arido e sterile; ognuno di noi, di voi, ha impresso in modo indelebile nel suo cuore e nella sua mente tutto ciò che questi immensi ragazzi ci hanno regalato e fatto vivere in questi anni e per questo, se fine del ciclo sarà, sicuramente deve essere vissuta in modo dolce e sereno, ricordando le tante imprese vissute e ammirate insieme, al fianco di questa squadra che rimane meravigliosa a prescindere.
Questo gruppo ha chiuso dignitosamente un'era leggendaria e merita il nostro infinito e più sentito ringraziamento: SIAMO SEMPRE CON VOI...NON VI LASCEREMO MAI, perchè in questa triste notte sono caduti gli dei, ma dobbiamo ricordarci per sempre proprio il fatto che sono stati dei del calcio e che insieme a loro siamo saliti in cima all'Olimpo meno di un anno fa; insieme a voi abbiamo vissuto momenti magici e bellissimi e anche questo commiato dall'Europa è stato a suo modo commovente ed emozionante per i nostri vecchi cuori rossoneri!

per Milannews.it

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