Bentornato Pirlo. E Allegri non sbaglia un colpo
Giulia Polloli
Bentornato Andrea! Queste le uniche parole che mi sento di dire di fronte al rientro di Andrea Pirlo nel centrocampo rossonero.
C’era chi ipotizzava un suo scarso e difficile utilizzo dopo la prova tenace e prettamente fisica del trio Ambrosini-Gattuso-Flamini nelle ultime gare.
I risultati parlano da soli e quindi, i benpensanti, credevano di poter accantonare l’estro del centrocampista bresciano a favore della solidità offerta dai compagni.
Invece contro il Brescia Pirlo ha ripreso il suo posto, affiancato da Gattuso e con Ambrosini che sembrava galleggiare tra centrocampo e difesa, ottimo legante tra i reparti.
Allegri l’aveva detto, a chi cercava il pelo nell’uovo, che Pirlo non sarebbe stato un problema: Andrea è un valore aggiunto semmai.
E mister Max stupisce tutti, tirando fuori dal cilindro un’altra magia. Nessuno si sarebbe aspettato Boateng dietro le due punte, Ibra e Robinho. Qualcuno lo credeva inadatto a quel ruolo e invece bastano tre minuti a Prince per scrivere il suo nome sulla gara. Uno scambio tra Ambrosini e Ibra, che dal fondo crossa in modo decisamente divino, e Boateng non perdona andando a segno e festeggiando con molta frenetica e coreografica allegria.
E del tridente rossonero vanno a segno proprio tutti, Robinho sfruttando una leggerezza avversaria si trova a pochi passi da Sereni assolutamente libero di calibrare il tiro che gonfierà la rete.
E non poteva mancare la prodezza (l’ottava per le statistiche)di Ibrahimovic che di potenza e prepotenza calcistica insacca la sua rete, che ormai sembra essere un must in questo campionato.
Il Brescia non ha avuto né la lucidità né la determinazione per provare a ribaltare il risultato, anche se Caracciolo prova a inventarsi una rovesciata davanti ad Abbiati, che però non spiazza l’estremo difensore rossonero.
Un Milan che gioca compatto, corto, con accelerazioni sulle fasce che lasciano senza fiato gli avversari: nota di plauso ad Abate che sul rettilineo avrebbe bisogno di un autovelox per misurarne l’accelerazione.
In questo Milan c’è equilibrio ed armonia, gli uomini sembrano ormai trovarsi ad occhi chiusi e quando qualcosa va storto c’è sempre S.Gennaro Gattuso che rianima i compagni spronandoli alla riscossa o blocca in zona neutra le incursioni avversarie.
Eppure, come in ogni meccanismo perfetto, c’è qualcosa che lascia un retrogusto amarognolo.
La settima panchina di Ronaldinho, che entra a gara in corso e che sembra non riuscire ad esprimere il suo estro.
“Ronaldinho non è contento” sembra lasciarsi sfuggire il compagno Thiago Silva a fine gara. Con parole che riconducono più ad una tristezza atavica che non ad un malumore momentaneo.
Rassegnazione e dispiacere più che capricci da primadonna, per intenderci. Anche se Allegri ha lanciato un messaggio molto chiaro nel pre-gara: nessuno è obbligato a restare se lo fa controvoglia.
In questa macchina perfetta costruita dall’allenatore toscano, tutto nervi e voce grossa in panchina e docile davanti alle telecamere, ogni ingranaggio deve essere perfetto e funzionante. Il Milan dopo qualche tempo di oblio ha riconquistato il posto che gli spetta nel campionato italiano, in attesa di riprendersi anche quell’Europa che ormai manca troppo ai dirigenti in via Turati.
Mercoledì serata di Champions League, arriva l’Ajax.
E nel giorno in cui la statua sul duomo sembra poter brillare di luce propria, speriamo che un bagliore colpisca anche S.Siro, illuminando il Diavolo affinché ritrovi , anch’esso, la retta via.


