Carta canta
Antonio Vitiello
I numeri nel calcio sono quasi tutto. Spiegano più delle volte l’andamento di una squadra e lasciano immaginare traguardi e obiettivi raggiungibili. I numeri spiegano, bocciano e promuovono un club. Il Milan non guardava l’Inter da tanto in alto da oltre 4 anni: alla fine della stagione 2005-2006, i nerazzurri stavano a meno 12. Dopo il calcio-scandalo del 2006 i rapporti di forza si sono invertiti e il Milan è sempre stato in affanno. Sporadiche le visite ai piani superiori: Leonardo aveva più punti di Mourinho prima del derby di andata della stagione scorsa, ma il campionato era appena iniziato, e la squadra poi ha incantato senza trovare continuità. Allegri è l’uomo che ha ridato orgoglio ai tifosi che pativano i successi dei supertitolati interisti.
Ma non è soltanto una questione psicologica: avere in pugno la leadership milanese significa quasi sempre essere leader in serie A. Fatti, non parole e neppure statistiche. Ogni volta che i distacchi dai vicini di casa si fanno abissali – ricorda puntualmente la Gazzetta dello Sport in edicola stamane - il Milan vince lo scudetto: è accaduto nel 2004 con Ancelotti in panchina (+27 per i rossoneri alla fine del campionato) ne1 1999 con Zaccheroni (+24) e nel 1996 con Capello (+19). Per anni a Milanello si è parlato di gap da ridurre e ora che pare rovesciato gli appassionati di Milan quasi non credono ai loro occhi. Anche perché l’annata era cominciata in tutt’altro modo, con una politica di austerity confermata e obiettivi ridimensionati. Poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho e il mondo è cambiato.


