Ultima chiamata
Matteo Calcagni
La favola di Ronaldinho al Milan pare affievolirsi sempre di più, come un carillon antiquato che fatica a suonare la sua giocosa melodia. Il verbo dell'allenatore è stato recepito: "Il Milan non tiene un giocatore controvoglia" e, dopo la contesa del sabato notte, è stato pienamente rafforzato. Allegri, dopo aver affidato a Seedorf le chiavi della trequarti, ha offerto una chance anche a Kevin-Prince Boateng: occasione sfruttata appieno dal ghanese che, nonostante le caratteristiche diametralmente dissimili dal trentaquattrenne olandese, ha incantato pubblico ed addetti ai lavori, interpetando il ruolo con intensità e sacrificio totale. Il buon Clarence, più volte inquadrato dalle telecamere, non ha preso benissimo l'esclusione, soprattutto dopo essersi scaldato inutilmente nel corso della ripresa ma, nonostante la normale delusione post-panchina, la sua situazione non è lontanamente paragonabile a quella del Gaucho.
Il ruolo antistante alle punte, in questo momento, sembra ormai un affare a tre: oltre a Seedorf e l'emergente Boateng, il terzo candidato è Andrea Pirlo, come dichiarato dallo stesso tecnico toscano in conferenza stampa. E Ronaldinho? Il brasiliano paga il suo essere "trecante", come lo definì Ancelotti due anni or sono, non essendo nè trequartista nè, soprattutto, seconda punta, ruolo in cui Robinho sta fornendo prestazioni assolutamente egregie. Dopo l'ingiudicabile passerella sul simil-allenamento nel finale di Milan-Brescia, Ronaldinho avrà una sorta di "ultima chiamata" contro l'Ajax: un ritorno dal primo minuto dopo più di un mese (l'ultima fu con il Real Madrid a San Siro). Ultima chiamata che, di fatto, difficilmente potrà scalfire le idee di Massimiliano Allegri: il Gaucho, in un match che non si discosterà molto da un'amichevole, dovrà veramente darsi da fare per stupire l'ex tecnico del Cagliari e, nonostante tutto, anche una buona prestazione probabilmente non basterà per riconquistare il posto da titolare.


