Milan allergico alle partite ininfluenti
Davide Bin
La sfida contro l'Ajax contava poco, anzi nulla, ma perdere non è mai bello e se Allegri cercava conferme da questa partita, forse ha capito che l'ambiente Milan è allergico a questo tipo di incontri e non riesce ad interpretarli in modo soddisfacente, perchè vengono totalmente a mancare le motivazioni e senza di quelle non si va da nessuna parte. Il mister rossonero aveva provato a caricare i suoi giocatori in tutti i modi alla vigilia, dicendo che perdere fa sempre girare le scatole anche quando si tratta di sconfitte indolori e che contro l'Ajax si giocava comunque una partita di Champions e non una sfida fra scapoli e ammogliati, ma nella storia recente del Milan sono frequenti le sconfitte in sfide ininfluenti per la classifica del girone e a qualificazione già raggiunta, tanto che c'è una sola eccezione (vittoria contro il Celtic nell'anno di grazia 2007). Allegri aveva anche provato a non stravolgere troppo la formazione, limitandosi ad escludere diffidati e giocatori in debito d'ossigeno dopo tante partite consecutive ogni tre giorni, ma nemmeno questo è servito e, anzi, è arrivata la beffa dell'infortunio di Flamini, sicuramente evitabile se fosse stata schierata una formazione piena solo di riserve e giovani. Al contrario l'Ajax ha onorato l'impegno perchè qualcosa in palio per gli olandesi c'era ancora, anche se le notizie provenienti da Madrid avrebbero potuto calmare i loro ardori, ma evidentemente all'estero c'è un'altra "cultura sportiva" e anche le sfide apparentemente senza senso vengono affrontate con maggiore impegno rispetto a quanto fanno le squadre italiane (non solo il Milan, intendiamoci). Detto questo, meglio perdere contro l'Ajax che domenica a Bologna, dove sono in palio tre punti pesanti e anche i tifosi devono farsene una ragione e capire che non si può giocare sempre al massimo delle proprie possibilità, soprattutto se si vuole evitare di scoppiare sul più bello nel proseguo della stagione. Inoltre Allegri ha provato, proprio quando poteva permetterselo senza rischi, l'azzardo di rinunciare ad Ibrahimovic e ha definitivamente capito che in questo momento, senza altre punte "di peso" non si può fare a meno dello svedese, perchè motivazioni sì, motivazioni no, quando Ibra è entrato in campo nel finale la pericolosità offensiva della squadra, fino a quel momento prossima allo zero è lievitata e finalmente i rossoneri hanno impensierito il portiere olandese. Un'altra conferma, questa volta in negativo è che, invece, si può tranquillamente fare a meno di Ronaldinho, soprattutto se la prestazione è quella vista questa sera; Dinho avrebbe dovuto spaccare il mondo e bruciare l'erba del campo dopo sette panchine consecutive e, invece, è stato uno dei peggiori in campo, con qualche guizzo solo in corrispondenza dei finali dei due tempi; troppo poco per far cambiare idea al mister sul suo destino che è sempre più quello di rincalzo di lusso in attacco.
Allegri ha provato a schierare una formazione di buon livello: Amelia fra i pali dopo la positiva (solo per lui, ovviamente) notte di Madrid, in cui si era comportato egregiamente nonostante la netta sconfitta della squadra; in difesa Yepes al posto di Nesta, ma Thiago Silva regolarmente al suo posto con Bonera e Antonini sulle fasce; a centrocampo Pirlo attorniato da Ambrosini e Flamini, con Seedorf trequartista alle spalle di un duo d'attacco anomalo e "leggero" costituito da Ronaldinho e Robinho. In passato in sfide come questa si erano viste in campo formazioni ben più rivoluzionate, veri e proprio Milan 2 con pochissimi titolari e questo vuol far capire che Allegri vuole il massimo impegno per rispetto della competizione e del pubblico. San Siro, infatti, è discretamente pieno, quindi vuol dire che molti dei 70000 abbonati al girone di Champions, hanno deciso di sfidare il freddo e l'umidità per seguire e incitare il Milan; paradossalmente c'è più gente in quest'occasione, che non conta nulla, piuttosto che sabato scorso contro il Brescia, quando la partita valeva tre punti importanti per la classifica del campionato, ma, ripeto, sulla scelta di molti tifosi ha inciso sicuramente il fatto che in pratica il biglietto era già pagato, quindi tanto vale passare la serata allo stadio. Da sottolineare l'accoglienza per Ronaldinho, acclamato dalla curva a dimostrazione che lui rimane un giocatore amato e apprezzato, anche se il finale di partita sarà più amaro per Dinho, fischiato da gran parte del pubblico dopo una prestazione scialba. Al momento dell'entrata in campo delle squadre, l'inno della Champions mette comunque i brividi, anche se la partita è poco più di un'amichevole e, magari, qualcuno ricorda quando Milan-Ajax era la finale del torneo (1969 e 1995) oppure l'indimenticabile sfida del 2003 risolta a pochi secondi dalla fine da un gol di Tomasson/Inzaghi che lanciò un Milan sull'orlo dell'eliminazione verso il doppio derby di semifinale e la finale di Manchester contro la Juve.
Altri tempi, altre emozioni, mentre questa serata ha poco da dire e poco dice, soprattutto da parte rossonera: l'Ajax parte fortissimo, il Milan gioca al piccolo trotto e la cronaca si riempie solo di azioni olandesi, con Amelia che viene tempestato di tiri in porta, più o meno pericolosi e se la cava sempre egregiamente. Solo nel finale di tempo i rossoneri riescono a rendersi pericolosi, con un colpo di testa di Ronaldinho, un tiro dello stesso brasiliano e una conclusione da lontano di Thiago Silva; troppo poco per un Milan svogliato e molle, mentre l'Ajax è molto più motivato e cerca la vittoria di prestigio da dedicare ai tanti tifosi giunti comunque dall'Olanda anche se la loro squadra è già eliminata dalla Champions e punta solo al ripescaggio in Europa League. Da sottolineare l'uscita per infortunio di Flamini, sostituito da Boateng, che viene accolto in campo da un boato che dimostra l'apprezzamento del popolo rossonero nei suoi confronti.
Non cambia molto il copione nella ripresa: l'Ajax continua a dominare, il Milan prova a limitare i danni senza troppa convinzione e a furia di subire arriva l'inevitabile gol del vantaggio olandese, su un tiro che nemmeno l'ottimo Amelia di questa sera può respingere. Quando Allegri capisce che il più pericoloso dei suoi in avanti è Thiago Silva (vicino al gol con un colpo di testa) decide di interrompere il beato riposo di Ibra in panchina e lo manda in campo al posto di Ambrosini; ovazione per lo svedese anche se, invece del pareggio, arriva il raddoppio dell'Ajax, con un'altro tiro dalla distanza imparabile per il povero Amelia. Come per magia, però, l'ingresso di Ibra rivitalizza il Milan, anche se ormai si prova a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati: lo svedese prova a sorprendere Stekelenburg, poi offre un assist d'oro a Robinho (che spreca malamente) e mette costantemente in apprensione la difesa avversaria, mandandola in confusione come non era praticamente mai successo prima del suo ingresso. La sua presenza rivitalizza un po' anche Ronaldinho, che lo cerca e lo trova con un paio di assist dei suoi; sul secondo Ibra fa una magia e cerca il gol in rovesciata, meritandosi l'applauso più convinto della serata da parte dei tifosi rossoneri. Nel frattempo Allegri ha lanciato in campo per l'ultimo quarto d'ora anche il giovane Merkel al posto di Robinho e il ragazzo dimostra di avere personalità e tecnica esibendosi in un tunnel ai danni di un avversario e in un paio di belle giocate che vengono apprezzate dall'esigente pubblico milanista. Solo fischi, invece, per Ronaldinho e la sensazione è che la sua avventura in rossonero sia ai titoli di coda, perchè Allegri lo sta già emarginando e anche parte del pubblico non lo vede più di buon occhio.
La serata finisce, così, amaramente, con una sconfitta netta e meritata, anche se indolore; in fondo si poteva mettere in preventivo un comportamento del genere, perchè nel calcio moderno sono le motivazioni a fare la differenza, anche se chi si era fatto illudere dalle parole di Allegri e sperava in un cambio di mentalità, magari sarà rimasto un po' deluso. Poco male, comunque, visto che questa squadra aveva anche il diritto di tirare un po' il fiato dopo un periodo intenso. Fra poche ora avremo già dimenticato questa sconfitta ininfluente e, in fondo, meglio essere allergici alle partite che non contano che a quelle dove ci sono in palio punti importanti, come quella che ci attende a Bologna e in cui certamente vedremo in campo un Milan ben diverso negli uomini e nell'atteggiamento in campo.


